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Emigriamo di nuovo

La Marca torna ad essere una provincia di partenza per i paesi stranieri. Ad andarsene, cercando lavoro ma anche nuove esperienze, sono le nuove generazioni. In tutto 94 mila persone in Italia nel 2013. Il Veneto è la seconda regione, Treviso la sesta provincia. Pochi invece i laureati europei che vengono da noi

Parole chiave: emigrazione (25), giovani (284), italiani all'estero (7), giovani all'estero (3)
Emigriamo di nuovo

Treviso si conferma provincia di emigranti, lo era in passato, lo è anche oggi. Il rapporto annuale della Fondazione Migrantes la colloca al decimo posto assoluto fra le province d’Italia per numero di iscritti all’Anagrafe italiana residenti all’estero. Di gran lunga, con i suoi quasi 100 mila iscritti, la prima nel Veneto. Così nel 2013 gli iscritti all’Aire per sola emigrazione sono più di duemila, con una variazione in aumento del 18 per cento, un dato che colloca Treviso al sesto posto tra le province in Italia per partenze nel 2013.
Negli ultimi due anni il fenomeno dell’emigrazione ha ripreso vigorosamente, nel 2013 si sono trasferiti all’estero 94mila italiani, circa il 16 per cento in più rispetto al 2012. Tra questi il 36 per cento ha tra i 18 e i 34 anni, tra i 35 e i 49 quasi il 27 per cento: di questi più del 31 per cento ha un titolo di studio quinquennale, tanti, anzi tantissimi, sono laureati. Il Veneto in questo fenomeno è secondo solo alla Lombardia e la sua posizione scende al quarto posto invece per il numero dei rientri: in Veneto si emigra di più e si rientra meno. Questi dati sui giovani vengono confermati dal successo dei progetti Erasmus, che pongono il Veneto al quarto posto assoluto in Italia nel 2012 per numero di studenti partecipanti. Un successo nel Veneto anche i tirocini di lavoro all’estero, in Italia sono cresciuti del 31,7 per cento in un solo anno.

“Negli ultimi due anni il flusso  sicuramente è aumentato in maniera significativa - lo afferma il dottor Franco Berti, coordinatore di Informagiovani del Comune di Padova -, aumentano le richieste per i progetti Eurodesk, che in tutta Europa offrono progetti di studio, di lavoro, di volontariato. Il fenomeno che più colpisce è quello dei neodiplomati, che in maniera, a dire il vero un po’ spontaneistica, si rivolgono a noi per trovare lavoro all’estero”.
C’è un generico desiderio di partire, "ma manca la necessaria programmazione. Pertanto noi provvediamo a un lavoro di autoanalisi, di preparazione, progettazione e studio della nazione in cui si intende andare e della lingua che lì si parla".
Perché questa massa di giovani in movimento? Cosa ha fatto riprendere la mobilità internazionale? La difficile congiuntura economica è alla base di questa situazione, trovare lavoro è difficile e per di più si cerca di non tornare indietro rispetto alla preparazione scolastica, di non fare lavoro dequalificato solo perché le alte qualifiche mancano in Italia. Così si parte, informati e carichi di speranze, e molto spesso non si torna più.
Questo movimento non è accompagnato da un’altrettanto robusta entrata in Italia di giovani stranieri. Questo fenomeno è assai limitato e per il momento limita questa mescolanza tra giovani europei al nord Europa: Berlino, Londra, Oslo, Copenaghen e l’Aia sono europee, Treviso, Padova, Venezia restano ancora lontane province, senza attrattiva per i giovani d’Europa.

Conferma il professore Franco Rebellato, ex presidente del Coordinamento veneto delle associazioni emigranti legge la partenza di tanti giovani dall’Italia: "Questo movimento non è accompagnato da un’analogo spostamento verso l’Italia di giovani europei, così in realtà perdiamo noi cervelli e li acquistano gli altri. Un laureato alla famiglia e allo stato italiano costa circa 120mila euro complessivamente. Se moltiplichiamo questa cifra per i più di sessantamila giovani partiti negli ultimi anni si arriva a una cifra che è quasi un quarto della manovra economica prevista per quest’anno dal Governo Renzi. Sarebbe bello che facessero questa esperienza e poi tornassero mettendola a frutto in Italia, ma non è così purtroppo".

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