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In Brasile tra i migranti: la memoria viva di zio e nipote, missionari scalabriniani

Storia di Leone e Tarcisio Criveller, zio e nipote, missionari scalabriniani nelle terre di emigrazione italiana. Sepolti insieme a São Bernardo do Campo, sono ricordati con riconoscenza dalle popolazioni e dalle autorità locali

In Brasile tra i migranti: la memoria viva di zio e nipote, missionari scalabriniani

Due missionari nati a Conscio di Casale sul Sile (Treviso), zio e nipote, riposano oggi nella stessa tomba a São Bernardo do Campo (San Paolo, Brasile). Sono vissuti sulle tracce l’uno dell’altro, a Conscio, poi a Bassano del Grappa per la formazione, e poi ancora nelle sterminate campagne e città brasiliane, abitate da emigranti italiani (soprattutto veneti). Entrambi educatori di ragazzi e giovani, provengono dalla stessa famiglia d’origine, Criveller, e dalla stessa famiglia missionaria, gli Scalabriniani, che nel mondo si spendono al servizio dei migranti.
Tarcisio, il formatore
Tarcisio, 64 anni, è mancato improvvisamente lo scorso 11 novembre a San Paolo, presso il seminario internazionale Giovanni XXIII. A Conscio l’anziana mamma Imelda, con cui era sempre in contatto, la famiglia e tutta la comunità ne sentono dolorosamente la mancanza. Tarcisio è stato soprattutto un educatore. I superiori gli avevano affidato la formazione di nuovi missionari scalabriniani, un servizio lungo circa 30 anni, quasi tutta la sua vita sacerdotale. Molti missionari scalabriniani brasiliani sono stati formati da lui nei seminari di Rio Grande do Sul, di Roma e di San Paolo.
Padre Tarcisio, hanno scritto gli Scalabriniani brasiliani, è stato un ottimo formatore. Rispettava i suoi alunni; li comprendeva con grande misericordia, educandoli ad una disciplina spirituale che permettesse loro di vivere per amore e con libertà interiore, facendo così della propria vita un dono a Gesù, in fedeltà alla Chiesa e al carisma del fondatore, il beato Giovanni Battista Scalabrini. Anche nelle situazioni difficili, Tarcisio manteneva speranza e serenità: agiva in silenzio e con amore, capace di stabilire relazioni umane profonde ed equilibrate. Evitava le conversazioni negative e sapeva creare un clima di fiducia tra formatori e seminaristi, agendo sempre con trasparenza e obiettività verso tutti. Era pronto a interrompere con gioia quello che stava facendo per aiutare chi era nel bisogno. I suoi alunni ricordano in particolare il suo profondo amore per l’Eucaristia e la Parola di Dio. Le sue celebrazioni erano ben preparate, e trasmettevano la gioia di essere alla presenza del Signore. La sua vita sacerdotale era centrata sul mistero di Cristo celebrato e pregato nella liturgia e nella devozione eucaristica e mariana.
Il seminario teologico Giovanni XXIII a San Paolo, dove Tarcisio ha speso gli ultimi 15 mesi della sua vita come direttore spirituale, si trova nel quartier generale degli Scalabriniani in Brasile, proprio nel luogo dove nel 1895 i primi, ed eroici, missionari scalabriniani iniziarono la loro presenza, guidati dal giovane Giuseppe Marchetti, un campione della carità morto a soli 26 anni. In quell’anno Marchetti fondò l’orfanotrofio Cristoforo Colombo, per accogliere i figli dei numerosi migranti italiani che perivano nel viaggio o per le tragiche condizioni di vita. Proprio in quell’orfanotrofio spese la sua vita e morì lo zio di Tarcisio, Leone Criveller.
Leone, 46 anni a servizio degli orfani
Nato a Conscio nel 1910, Leone fu tra i fondatori e animatori dell’Azione cattolica del paese. Dopo la formazione a Bassano e Piacenza, Leone partì per il Brasile nel 1936. Dopo due anni di servizio nella parrocchia e nelle cappelle di Guaporé, nel Rio Grande do Sul, nel 1939 fu destinato “provvisoriamente” all’Istituto Cristoforo Colombo di San Paolo: vi lavorò invece indefessamente per ben 46 anni. Si dedicò giorno e notte, con l’affetto severo e comprensivo di padre, a migliaia di piccoli orfani.
Come il nipote, e a poche decine di metri di distanza, morì improvvisamente nell’orfanotrofio nel 1984, all’età di 73 anni. Ancora oggi è ricordato come un uomo buono e generoso; con quel poco di severità gentile imposta dalla necessità di mantenere la disciplina tra centinaia di ragazzini. Il valore straordinario del suo servizio, la bellissima memoria che ha lasciato nei suoi tantissimi piccoli alunni, è testimoniata dalle autorità civili, le quali hanno intitolato a Fratel Leone una via di San Paolo: Rua Irmão Leão Criveller. I padri Scalabriniani ci hanno detto che la dedica di una strada non è frutto di una loro iniziativa, ma l’omaggio, verso il loro antico maestro, di ex alunni che avevano assunto responsabilità amministrative.
Leone e Tarcisio avevano entrambi iniziato la loro missione brasiliana a Guaporé, nello stato di Rio Grande do Sul, dove sorse il primo seminario scalabriniano. Nel 1936, quando vi giunse Leone, Guaporé era una cittadina di circa 40mila abitanti, in gran parte italiani e veneti, che parlavano un dialetto, ancora esistente, chiamato Talian (una parlata basata sul veneto, con forti influenze portoghesi e di altri lingue). Guaporé era una delle zone a maggiore presenza di emigrati veneti, dediti all’agricoltura. In quelle vaste campagne l’assistenza religiosa era offerta attraverso una chiesa nel centro abitato, e tramite decine di cappelle disseminate nelle campagne, da visitare quando era possibile. La fede cristiana ha sempre avuto un fortissimo ruolo di coesione sociale e ha offerto alla gente la forza per resistere agli spaventosi sacrifici e drammi che l’emigrazione imponeva a centinaia di migliaia di famiglie.
Quarant’anni dopo il nipote Tarcisio iniziò proprio in quella zona, nella città di Passo Fundo, la propria attività missionaria. Tarcisio servì nelle comunità parrocchiali di Encantado, Sarandi e Vila Nova (Porto Alegre) e poi fu formatore a Guaporé, a Caxias do Sul e ancora a Passo Fundo, sempre nel Rio Grande do Sul. Tarcisio ha anche svolto il suo servizio, per alcuni anni, a Corumbá (Mato Grosso do Sul) e a Curitiba (Paraná). Sono una serie di nomi probabilmente per noi sconosciuti, ma non sono senza valore: sono la geografia della immensa emigrazione veneta (e trevigiana) in Brasile. Più di un milione e mezzo di italiani, quasi il 30% dal Veneto, di gran lunga la regione più rappresentata. Sono circa 30 milioni oggi i brasiliani discendenti dagli emigrati italiani. Leone e Tarcisio hanno condiviso l’epopea di un popolo, la cui proporzione in termini di immane sacrificio e di successo nonostante le tremende avversità, non è stata ancora riconosciuta.
Il cimitero di São Bernardo do Campo, un’altra capitale dell’emigrazione italiana e prima parrocchia scalabriniana in Brasile, li accoglie insieme. Un singolare destino ha legato Leone e Tarcisio nella vita e nella morte; uniti nella vocazione missionaria, riposano insieme, nella loro patria d’adozione, dopo una vita spesa con generosità senza fine per il prossimo migrante e per Gesù.

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