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"Lia-piange". I cittadini bocciano la fusione tra Ormelle e San Polo

La delusione dei sindaci che due comuni, che avevano sostenuto a spada tratta la nascita del nuovo comune

Parole chiave: lia piave (2), ormelle (7), san polo (7), fusioni (9), enti locali (74)
Il municipio di Ormelle

Addio Lia Pave: il 74,1 per cento dei cittadini ha detto no alla fusione tra i Comuni. Una sconfitta clamorosa per i due sindaci che hanno promosso l'unificazione di San Polo e Ormelle. Un responso per certi versi inatteso, dopo che nei mesi scorsi un sondaggio tra la popolazione aveva dato ben altri esiti. A San Polo su 1.834 votanti, 528 si sono espressi per il sì, 1.306 per il no. I contrari hanno dunque superato di pochissimo il 70 per cento dei voti. Ad Ormelle i votanti sono stati 1.908: i sì sono stati 440 (23%), i no 1.468 (77 per cento). La percentuale di votanti è stata del 50,25% ad Ormelle e del 46,5% a San Polo. I due sindaci Vittorio Andretta (San Polo) e Andrea Manente (Ormelle) sono molti delusi. Al loro fianco era sceso in campo il presidente della Regione Luca Zaia. E nei mesi scorsi a più riprese Unindustria aveva auspicato che tra i comuni trevigiani iniziasse a diffondersi la pratica delle fusioni e delle unioni. A pesare, senza dubbio, le differenze nelle scelte economiche e nelle risorse dei due comuni.

Manente esprime rispetto per il voto dei cittadini, ma non nasconde delusione e preoccupazione: "Sono preoccupato per i prossimi bilanci comunali". Nei giorni scorsi, prima del voto, aveva dichiarato al nostro settimanale: "fin da subito al mio primo mandato mi sono reso conto delle difficoltà di chiudere i bilanci. Per continuare a erogare gli stessi servizi dovremmo nei prossimi anni alzare le tasse". Gli oppositori gli hanno rimproverato di aver puntato sulla fusione per ottenere così il terzo mandato da sindaco. “Non è vero  - dice Manente - perché ho detto fin dall’inizio che mi sento moralmente impegnato a voltare pagina".

Andretta non rilascia dichiarazioni, ma alla vigilia, sempre al nostro settimanale aveva fatto una dichiarazione che ora suona premonitrice: ““Appena eletto -  ho avvertito una forte spinta da parte della popolazione a questo cambiamento. Una specie di vento sospingeva il progetto di fusione. Del resto i vantaggi, anche economici, erano evidenti. Poi - continua il sindaco - c’è stato il ritiro di Cimadolmo, la maggioranza comunale che si è spaccata al momento del voto sulla fusione e il costituirsi dei Comitati del No e del Si. A quel punto il dibattito si è un po’ complicato, qualche veleno è stato messo in circolo e i dati sono stati un po’ confusi. Qualcuno, invece che ragionare nell’interesse del paese ha puntato sullo scontro politico e su simpatie e antipatie".

Tra San Polo e Ormelle si pensava a risparmi per 150mila euro all’anno, più 350mila euro di fondo statale in più per dieci anni, oltre alla possibilità per tre anni di sforare il patto di stabilità. Un tesoretto che se ben amministrato può far cambiare il volto dei due paesi. Ma ormai quel tesoretto non c'è più.

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