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STORIE DI NATALE: legami liberanti

Le testimonianze di due donne molto diverse, due esperienze in apparenza distanti, eppure accomunate dalla consapevolezza che l’amore in famiglia può trasformare la vita. Una è la pronipote di Charles de Foucauld, l'altra la moglie di un detenuto cui è rimasta fedele. E lui ha trovato nuovi spazi grazie al teatro.

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STORIE DI NATALE: legami liberanti

Due donne molto diverse, due esperienze in apparenza distanti, eppure accomunate dalla consapevolezza che i legami familiari possono essere profondamente “liberanti”. Una contraddizione in termini, e tuttavia autentica, reale. Loro sono Anne De Blic, psicoterapeuta parigina, madre di quattro figli, pronipote di Charles de Foucauld; l’altra è Gelsomina Fattorusso, moglie di Cosimo Rega, ergastolano a Rebibbia e attore del pluripremiato film “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani. Entrambe sono state ospiti delle Discepole del Vangelo a fine novembre, nell’ambito della convivialità da loro organizzata per il 101° della morte del beato Charles de Foucauld. Hanno raccontato di come, nelle situazioni di gioia come in quelle attraversate dal dolore, i legami possono essere generativi di bene, capaci di convertire il dramma in speranza, di spezzare la solitudine, di coltivare la fiducia anche contro ogni evidenza.
Oltre il limite del tempo...
“La mia bisnonna era sua sorella Marie, lui ha accompagnato la nostra vita in tanti modi. Da piccola ne ho conosciuto l’esperienza di militare, avventuriero, convertito, fratello in mezzo ai Tuareg d’Algeria – ha spiegato Anne -. Lontano nella distanza, si è sempre fatto vicino ai suoi familiari nel cuore e nella preghiera dimostrando profonda umanità e tenerezza. Da adulta, ho potuto vedere prima in mio padre, poi in mio figlio, come i segni della Grazia per sua intercessione si siano manifestati specie in situazioni di prova, di fatica”. La pronipote racconta della malattia del genitore e della sua fatica ad accettare il suo handicap; le preghiere degli amici hanno senza dubbio aiutato l’uomo a ritrovare pace. Ma è la vicenda del figlio ad averle consegnato la certezza che Charles de Foucauld ha accompagnato le loro vite. “Dopo le scuole superiori, passate mediocremente, all’università è diventato un campione di poker, ha perso la fede, si è ammalato in modo serio – ha raccontato la signora De Blic -. Ho pregato tanto, le mie parole sono state simili a quelle usate molte volte dal mio prozio”. Il Signore ha operato nel cuore di suo figlio e lui ha cominciato prima a porsi delle domande di senso, poi a cercare delle risposte, una guida, un percorso di verità. “La Provvidenza ha visitato la vita di mio figlio, anche quando di nuovo è stato ricoverato e pensavamo che ogni speranza fosse impossibile. Invece no”. Oggi il giovane sta meglio, ha intrapreso un cammino di discernimento verso la consacrazione religiosa, è più sereno. “Potremmo dire ancora molte cose – ha concluso Anne -, ad esempio l’importanza di custodire nella nostra casa suoi oggetti e sue lettere. Ed uno dei regali più belli che Charles de Foucauld ci ha fatto è che non smette di crescere nel tempo il legame tra la sua famiglia spirituale e quella naturale. E’ stato emozionante ripensare a questa storia, realizzando in profondità che la morte non impedisce ai legami del cuore di continuare nel corso delle generazioni”.
...Ed oltre il confine dello spazio
“Serve dedizione, speranza. E la fede per poter perdonare”. Parole dell’altra donna intervenuta all’incontro organizzato dalle Discepole, che ha saputo con semplicità attraversare l’esperienza dell’ergastolo del marito, crescendo i due figli con verità. “Ho attraversato momenti di disperazione, nelle ristrettezze economiche, nei problemi educativi con i miei bambini, davanti alla freddezza del pregiudizio della gente. Ma la fatica non ha sovvertito la scala di valori per me fondamentali che sono l’onestà e i legami familiari, perché ho un giudice che non ammette compromessi, la mia coscienza che si ispira alla Parola di Dio donandomi la fiducia anche a scapito della logica umana”.
Gelsomina conosce il marito giovanissima, lo sposa. Quando lui viene arrestato per camorra è incinta del secondo figlio: “Penso di avere un grande amore per Cosimo, ma è la fede che mi sostiene e mi sostanzia, altrimenti non ce la potrei fare”. Negli anni viene aiutata da una amica, anche se tante sono le porte sbattute in faccia. Oggi il marito è diventato famoso grazie all’arte teatrale, vive in art. 21, durante la giornata lavora fuori dal carcere, alla sera rientra. “Ho sempre detto ai miei figli che bisogna accettare pure le persone che sbagliano e dire sempre la verità. E che tutto si può, con la fede in Lui”.
Anche Cosimo Rega, invitato all’incontro, ha potuto partecipare seppure qualche giorno dopo, ad una serata in cui ha raccontato di sé: “Il male in me ha prevalso perché è più facile da far esplodere rispetto al bene – ha detto spiegando la sua storia e la sua esperienza con il carcere –; mia moglie ha toccato la mia anima quando, durante il primo colloquio dopo essere stato condannato all’ergastolo e mentre io la «liberavo» dal nostro legame mi ha risposto: «Pensi davvero che un muro di cinta possano dividere la nostra famiglia?». Il teatro, la cultura, hanno fatto il resto del mio percorso. Con il tempo, e tanto impegno, ho capito che il senso della libertà sta nella sua ricerca”.

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