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Sempre più baby mamme: cosa si chiede agli adulti?

Si sono triplicati anche nel nostro territorio i casi di adolescenti che vivono questa esperienza sconvolgente mentre frequentano ancora le scuole medie. “Il buonismo degli adulti abbandona i ragazzi a se stessi, mentre dovrebbero sempre sapere dove sono i figli minorenni, con chi sono e cosa stanno facendo”. I consigli della psicologa Lucia Boranga.

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Sempre più baby mamme: cosa si chiede agli adulti?

Col pancione sui banchi di scuola media. Un’immagine che pensavamo relegata ai telefilm americani, dove sono sempre “più avanti” di noi. E invece... E’ successo a Treviso e in provincia. Quattro casi in neppure un anno. Un quadro che ci interroga sulla incapacità di dare risposte, non tanto e non solo a livello sanitario, ma anche sul piano sociale, sulla prevenzione e sul sostegno, oltre che sulla promozione della salute per le mamme-bambine. Ne abbiamo parlato con la psicologa Lucia Boranga, di Montebelluna.
La notizia di mamme dodicenni, seppur ancora sconvolgente, si è verificata già più volte nel nostro territorio. Come cambia la vita di una dodicenne al solo pensiero di diventare mamma?
La vita di una minorenne, ancor più dodicenne, cambia immediatamente e per sempre dal test di gravidanza in poi. Ciò che le è “capitato” è un evento inaspettato e impreparato che la toglie dall’infanzia e la precipita in una sorta di adultità senza passare attraverso adolescenza e gioventù. Teme l’abbandono affettivo degli adulti e l’esclusione dei coetanei, del cui mondo si rende conto di non fare più parte per la sua nuova condizione. Non ancora abituata ai cambiamenti puberali in atto, deve adattarsi in soli nove mesi ad un cambiamento del corpo ben più radicale di quello dello sviluppo adolescenziale. Teme il parto, dal momento che non ha età e maturità per conoscerlo, e sente come sospesi in un limbo i suoi progetti per il futuro.
Avere rapporti sessuali in così giovane età può essere legato anche al fatto che gli adolescenti vivono solo il presente, non pensano a conseguenze, o al loro futuro?
Avere rapporti sessuali per i minorenni non è un evento ormonale ineluttabile. Gli studi, le statistiche, la pratica clinica, il buon senso concordano che il sesso precoce risponde ad almeno tre situazioni. La mancanza d’affetto percepita da figli di genitori disattenti, per cui fare sesso appare l’unico modo per essere significativi per qualcuno. L’assenza di sogni e progetti per i quali impegnarsi, anche per il vuoto di motivazione ed orientamento da parte degli educatori, per cui sesso e patente di guida restano le uniche conquiste possibili per sentirsi adulti. L’assenza del controllo che tutela i figli dai traumi subìti e agìti per cui i genitori, il buonismo di fatto abbandona i ragazzi a se stessi, dovrebbero sempre sapere dei figli minorenni dove sono, con chi sono e cosa stanno facendo.
La decisione di tenere il bambino è già il primo passo verso una maturazione della futura mamma? Che sarà mamma o sorella maggiore?
La decisione di tenere il bambino è certamente il primo passo verso la maturità e la responsabilità, ma è ancor prima un atto di tutela della vita del bimbo, ovviamente, e della vita della futura mamma che percepirà di aver dato, in prima persona, una svolta costruttiva ad una situazione potenzialmente devastante. I suoi vissuti emotivi ed affettivi saranno quelli di una mamma, pur avendo l’età di una sorella maggiore.
Come evitare che il loro futuro sia segnato da questo evento, ma non rovinato?
Ogni evento, una volta accaduto, non può più essere cancellato, quantomeno dalla coscienza e dalla memoria di chi l’ha vissuto. Il futuro degli adolescenti-genitori non sarà rovinato se avranno di fianco qualcuno pronto a scoprire con loro quali opportunità, per il momento sconosciute, li aspettano.
Come stare accanto, con le parole e i gesti giusti, da parte di genitori, insegnanti ed educatori in genere?
E’ necessario tirar fuori tutto l’affetto e il sostegno di cui si è capaci. Mai porsi con l’atteggiamento del “te la sei cercata”. Aiutare e insegnare certo, ma non sostituirsi né nella cura concreta del piccolo né nel ruolo genitoriale facendo diventare la mamma adolescente una sorella, appunto. Sostenere studi e progetti futuri, dare la possibilità di avere vita di relazione con i coetanei, puntare a che si crei il legame d’attaccamento tra neo genitori e neonato senza forzare il legame di coppia che resta adolescenziale e tutto in divenire.
Si dice sempre che nelle scuole manca più che un’educazione sessuale, un’educazione all’affettività. E’ vero anche per l’educazione in famiglia?
Spesso a scuola e a casa l’educazione sessuale è una schematica lezione di anatomia o una sbrigativa avvisaglia, necessaria ma non sufficiente, su malattie sessualmente trasmesse e gravidanze indesiderate. Ma l’adolescente non ascolta o fa l’esatto contrario, se l’adulto che gli parla prima non ascolta, se non stacca gli occhi dai social per farlo sentire “prezioso”, se non mantiene le promesse che ha fatto, se non vive esperienze positive con lui (non al centro commerciale!), se l’adulto per primo non sa che non si tratta di privare i ragazzi del piacere, ma di tutelarli da esperienze abusanti, anche se agìte tra coetanei. Il bullismo a sfondo sessuale è infatti tra i più diffusi, pur confuso con altro. Le frasi che maggiormente ascolto dai giovani che hanno superato l’adolescenza apparentemente indenni sono “Perché mia mamma non me l’ha detto prima? Perché mio papà quella volta non si è arrabbiato?”, a significare che il vuoto degli adulti pesa.
Che ruolo possono avere i gruppi giovanili, quelli parrocchiali ad esempio?
I gruppi parrocchiali sono un’opportunità enorme per i giovani, se aiutati a coglierla. Possono senz’altro avere il ruolo di togliere gli adolescenti dall’isolamento delle relazioni virtuali per incontrare ragazze e ragazzi veri, senza l’ansia della verifica a scuola o della prestazione sportiva. Qui possono trovare amicizia, sperimentare i primi batticuore, scoprire la loro strada, fare semplici esperienze di condivisione e volontariato, avere valori e modelli trasmessi da giovani non molto più grandi di loro. E’ un modo protetto per iniziare ad uscire di casa e una situazione in cui il divertimento non è legato allo sballo.

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