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Tra gli adolescenti alcol senza limiti

Preoccupano i casi segnalati di consumo d’alcol anche tra i minori di sedici anni e le continue sfide a voler dimostrarsi più grandi e in grado di affrontare i pericoli. Gli esempi, anche nel nostro territorio, non mancano.

Parole chiave: alcol (14), giovani (267), adolescenti (11), alcolismo (3), dipendenze (14), educazione (38)
Tra gli adolescenti alcol senza limiti

Un locale sanzionato amministrativamente a Treviso, una discoteca chiusa a Noale per trenta giorni dopo che una minore è finita in coma etilico, controlli della polizia urbana in borghese, anche di notte, contro la “furbata” del maggiorenne che ordina alcolici per tutto il gruppo di minorenni che sta fuori del bar. Eppure non basta. Ci sono giunte in redazione segnalazioni da parte di genitori preoccupati: nelle tasche del figlio tredicenne lo scontrino di due spritz consumati nel centro storico di Treviso da due coetanei; una mamma chiamata un sabato sera perché il figlio stava male... aveva bevuto con gli amici. Forse non solo bevuto. Miscugli tossici. A quattordici anni.
Vigili in borghese controllano e intervengono
Casi. Pochi, tanti? Sempre troppi. Troppi per la giovane età dei protagonisti, per le conseguenze fisiche e mentali. Perché contro le mode e l’idea di onnipotenza degli adolescenti è difficile combattere. E contro la sfida giovanile a vedere “quanto reggo io e quanto reggono i miei amici”.
E’ evidente che il problema va affrontato da tutte le angolature: genitori, esercenti, forze dell’ordine. E a questi ci siamo rivolti. Il vicesindaco di Treviso Roberto Grigoletto, responsabile delle politiche per la sicurezza urbana e la polizia locale, conferma che in città ci sono stati interventi, in tema di alcol e minori, dopo precise segnalazioni dei genitori: “Siamo intervenuti con una sanzione amministrativa in un bar nei pressi della stazione perché abbiamo riscontrato che vendeva alcolici a minorenni come ci era stato segnalato. Inoltre, vigili in borghese hanno verificato che maggiorenni entravano nei bar per ordinare da bere anche per i minori che rimanevano fuori. Queste sono le segnalazioni che abbiamo ricevuto e su queste siamo prontamente intervenuti. Quello che chiediamo alle famiglie è di segnalarci i casi: dov’è avvenuto e quando. Poi sarà cura dei nostri vigili operare i dovuti controlli. Fare un accordo con gli esercenti? Non c’è alcun accordo da fare: le leggi sono chiare. Non si possono vendere alcolici ai minorenni. Ripeto. L’invito che facciamo ai genitori è di non aver paura a fare le segnalazioni”.
Pubblici esercenti: “Segnalate i casi anche a noi”
Su questo concorda anche Daria Sartorato, presidente Fipe, Pubblici esercenti di Treviso: “Anche noi chiediamo che ci vengano segnalati i casi di trasgressione anche se, di fronte a una normativa in continua evoluzione, noi esercenti veniamo presi come controllori del territorio. Cosa che non ci spetta. Noi stiamo facendo il nostro lavoro, che è quello di somministrare cibo e bevande”. Ma all’estero, pur non essendo il paradiso e avendo anche loro problemi di abuso di alcolici tra i giovani, è più difficile ottenere da bere se minorenni e spesso viene chiesta la carta di identità. In Italia, generalmente, non si fa.
“Noi ricordiamo ogni anno ai nostri soci tutte le normative, a febbraio 2017 è entrata in vigore la nuova normativa sulle bevande. Facciamo continui corsi di formazione per i titolari e anche per i dipendenti. Ricordiamo loro che dare da bere alcolici a minori di 16 anni è reato penale, poi c’è il limbo di due anni, fino ai 18. La legge mi dice che nel dubbio devo chiedere la carta d’identità... Nel dubbio”. Possono dei tredicenni sembrare maggiorenni? Mah.
Cartelli Fipe-Confcommercio e campagne di sensibilizzazione non mancano tra gli esercenti, per questo Daria Sartorato troverebbe utile che a intervenire fossero in primis i genitori dicendo ai figli che non possono e non devono ordinare alcolici. Fosse così semplice farsi ascoltare dai figli adolescenti...tutti i problemi sarebbero risolti. “Sinceramente, a fronte di normative sempre più stringenti, di cartellonistica ben visibile, di formazione continua del personale, compresi i nuovi assunti con contratto di apprendistato, non so come potremmo intervenire ulteriormente. Per questo dico ai genitori: segnalate anche a noi i casi. Alla luce di una segnalazione, possiamo intervenire con appelli scritti facendo un richiamo a tutta la categoria al rispetto della legge. Poi, ripeto, è importante un corretto stile di vita che parte dalla famiglia di questi ragazzi”.
E’ molto probabile che i genitori, bombardati da rischi per i loro figli che provengono da ogni parte, siano meno propensi a vedere il pericolo in un alcolico che in uno spinello. E’ una dura lotta tra ciò che fa male e ciò che ne fa altrettanto.

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