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Un'estate diversa/2: da Olmi in Kosovo, un'amicizia ridonata

Circa 25 adolescenti, con il parroco Edy Savietto e gli animatori si recheranno nei Balcani per ringraziare gli immigrati kosovari – e le loro famiglie - che da tanti anni lavorano nel nostro Paese e contribuiscono a rendere migliore la nostra comunità.

Parole chiave: kosovo olmi (1), estate (72), camposcuola (4)
Incontro di preparazione al camposcuola

Il tradizionale campo estivo dei giovanissimi della parrocchia di Olmi si terrà quest’estate in Kosovo, dal 9 al 16 agosto. Circa 25 adolescenti, con il parroco Edy Savietto e gli animatori si recheranno nei Balcani per ringraziare gli immigrati kosovari – e le loro famiglie - che da tanti anni lavorano nel nostro Paese e contribuiscono a rendere migliore la nostra regione e la nostra comunità.

Spiega il parroco: “Alle prese con tanti ragazzi kosovari che – a titolo diverso – sono nella comunità di Olmi (rinforzo scolastico, attività ludico-ricreative, percorsi educativi…) siamo entrati in contatto con diverse di queste famiglie. Si tratta di donne e soprattutto di uomini che da anni sono impiegati nei settori dell’industria, dell’artigianato o dell’edilizia”.

Puntualmente queste famiglie rientrano – nel mese di agosto – nella loro terra per visitare i loro cari, per riposare. Né più né meno come facevano – qualche decennio fa – i nostri italiani emigrati.

«Verremo con il gruppo giovanissimi a trovarvi». Detto, fatto. Cartina alla mano - continua don Edy - abbiamo cominciato a studiare il percorso, le tappe e soprattutto la mèta. Abbiamo provato a buttare giù un piano di autofinanziamento e di recupero fondi per permettere a chiunque di partecipare. Abbiamo condiviso l’iniziativa con le famiglie dei ragazzi (nessuna di queste si è opposta); abbiamo incontrato le famiglie dei kosovari (spiazzate e commosse); abbiamo segnalato al Sindaco l’iniziativa (il quale ci ha resi ambasciatori di tutto il Comune di San Biagio di Callalta); abbiamo condiviso questo progetto con la Diocesi e in particolare con la Caritas. Il senso del viaggio è solo ed esclusivamente per dire grazie a chi, da tanti anni, lavora con noi e per noi. E lo vogliamo dire a chi vive da noi (e nel mese di agosto rientra) e a chi resta in Kosovo. Per i giovanissimi la sola preparazione del viaggio è stata vera e propria formazione. Per gli animatori e accompagnatori del viaggio – la vera struttura portante dell’iniziativa – è stato un crescere prima, durante e dopo. La preparazione del viaggio si è rivelata formazione anche perché ha obbligato a confrontare l’oggi (degli immigrati) con il passato dei nostri connazionali che sono partiti dall’Italia con le identiche speranze. E non a caso i giovanissimi si sono preparati a questo viaggio studiando anche l’emigrazione italiana. Interessante anche capire gli effetti di una guerra che si è consumata alle porte di casa nostra e che in fretta abbiamo dimenticato.

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