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Consolazioni e affanni dell'Italia

La Mogherini, diversamente da quanto sostengono i suoi detrattori, non ultimo il prestigioso quotidiano “Le Monde”, ha una buona esperienza internazionale. Il problema è che, purtroppo, l’Europa non ha mai prodotto una sua politica estera chiara e incisiva.

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Consolazioni e affanni dell'Italia

Dopo lunghe trattative, Matteo Renzi è riuscito a far assegnare a Federica Mogherini il prestigioso incarico di “Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza” (Pesc). La caparbietà e un certo decisionismo del nostro premier hanno avuto la meglio su resistenze, dubbi e altri concorrenti. Con Mario Draghi alla Bce e con il semestre di presidenza di Renzi della Ue, si può dire che l’Italia si è ben piazzata. Il ruolo politico che le è stato riconosciuto dai partner europei non la salva tuttavia da un giudizio pressoché unanime riguardo alla debolezza della sua economia, che alla fine è quella che veramente conta. Tutti abbiamo accolto con preoccupazione la doccia fredda che venerdì 29 agosto l’Istat ha gettato sulle nostre già timide speranze di ripresa e sulla sicurezza ostentata da Renzi con il suo progetto “sblocca-Italia” e con il programma dei mille giorni: per la prima volta da 55 anni il nostro Paese è tornato nuovamente in deflazione (il calo prolungato dei prezzi innesca un circolo vizioso che porta meno ricchezza, più disoccupazione e minori consumi). Con la differenza che nel 1959 l’Italia era alle soglie del boom economico, mentre oggi siamo in piena recessione e il Pil non vuole saperne di crescere.

Dentro una situazione complessa e assai precaria, Renzi sembra muoversi con una certa disinvoltura e sicurezza. Forse, al momento, agli italiani non resta che confidare in lui e concedere credito al suo senso di responsabilità. Non passa giorno, però, che egli non riceva critiche durissime a destra e, soprattutto, dai “suoi” a sinistra (autoritario, decisionista, pifferaio, illusionista…). Criticare è lecito e anche doveroso. Rappresentarlo però, come ha fatto il tabloid inglese “The Economist”, come un leader irresponsabile che mentre la barca dell’euro sta affondando si consola mangiando tranquillamente un gelato, non è giusto. Su quella barca dovrebbero starci tutti gli altri premier europei.
Per quale politica estera?
La Mogherini, diversamente da quanto sostengono i suoi detrattori, non ultimo il prestigioso quotidiano “Le Monde”, ha una buona esperienza internazionale. Pur ricoprendo da poco incarichi governativi ed essendo, quindi, sconosciuta alla maggior parte del pubblico italiano, tuttavia, quale incaricata della politica estera dei Ds e ora del Pd, da circa 20 anni frequenta con assiduità gli ambienti europei e americani, soprattutto quelli legati al presidente Obama.
Non è certo una principiante sprovveduta e, quindi può svolgere bene il nuovo incarico affidatole. Il problema è che, purtroppo, l’Europa non ha mai prodotto una sua politica estera chiara e incisiva. Nelle questioni cruciali, anche in quelle emerse vicino ai propri confini, non è mai riuscita ad esprimere una presenza autorevole né a proporsi e ad essere riconosciuta come mediatore nei conflitti e nelle controversie internazionali. Basti pensare al ruolo marginale, se non insignificante, che ha nell’attuale crisi ucraina o in quella israeliano-palestinese o, più ancora, in quella che investe la Libia, nostra coinquilina nel Mediterraneo e crocevia di interrotti flussi migratori verso l’Italia. Nemmeno sui profughi che a migliaia sbarcano sulle nostre coste è stata finora in grado di esprimere una politica europea di solidarietà ed equità.
Il vero problema è l’economia
L’Europa, purtroppo, sembra abbia una sola e unica preoccupazione: l’economia e l’euro. Tanto che, nonostante le reazioni tedesche di fronte a qualunque ipotesi di flessibilità delle politiche fiscali e monetarie, l’unica istituzione a godere di una certa autonomia è la Banca centrale guidata da Draghi.
Per il resto, trovare un accordo che soddisfi i 28 Paesi membri della Ue è impresa quasi impossibile. Sappiamo bene dove sta il punto debole: l’Europa è nata come unione economica, nella speranza che questa portasse anche a quella politica. Tutto è rimasto però al palo perché nessun Paese vuole conferire parte della propria sovranità agli organismi comunitari. Fatta eccezione, a malincuore, per l’euro e alcune regole economiche e fiscali, diventati l’angoscia, ma anche l’ancora di salvezza per la quasi totalità dei Paesi membri. La Mogherini avrà il suo bel daffare e il suo entusiasmo dovrà fare i conti con le latitanti e sbiadite politiche estere dei paesi della Ue e con la loro unica vera preoccupazione: salvarsi dal naufragio economico.

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