Editoriali
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Due punti fermi, il Regno e i poveri

Don Franco Marton è sempre stato un amico del nostro giornale. Tante volte ci ha manifestato la sua stima, ci incoraggiava e ci faceva, se necessario, le sue osservazioni. Lo ringraziamo con affetto e riconoscenza.

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Due punti fermi, il Regno e i poveri

Da domenica scorsa, giorno della morte di don Franco, il nostro giornale ha ricevuto molti messaggi, parte dei quali pubblichiamo in questo numero, segni della popolarità e dell’autorevolezza che godeva nella nostra chiesa e nella società civile.

Come “Vita del popolo” ci sentiamo in dovere di rendergli testimonianza, anche a motivo della fedele collaborazione che per tanti anni ci ha offerto. Ogni volta che gli chiedevamo un articolo, soprattutto nel campo missionario, era sempre disponibile. Spesso, però, ci inviava di sua iniziativa delle lettere con puntuali e argute riflessioni e proposte su alcuni problemi o fatti della nostra vita diocesana. Più di qualche volta ci ha scritto sulle “Collaborazioni pastorali”, evidenziando sempre come questo nuovo progetto diocesano non doveva mai sottovalutare o precludere la necessità, per un futuro fecondo delle nostre parrocchie, delle piccole comunità cristiane (le chiamava comunità di base) e dei gruppi.

Don Franco è sempre stato un amico del nostro giornale. Tante volte ci ha manifestato la sua stima, ci incoraggiava e ci faceva, se necessario, le sue osservazioni. Lo ringraziamo con affetto e riconoscenza. Tracciare di lui un profilo è difficile e c’è il rischio di lasciar fuori tante cose importantissime. Per quello che ho potuto conoscerlo in tanti anni di frequentazione del Centro diocesano, mi permetto di segnalare due aspetti che mi hanno sempre colpito.

In primo luogo, nella sua visione teologica e nelle relative declinazioni pastorali, don Franco aveva, a mio avviso, due punti fermi che possiamo definire come due categorie interpretative.

Il Regno e i poveri
Anzitutto quella di “Regno di Dio”. Una volta, di fronte ad un manifesto esposto in Casa Toniolo che invitava ad un incontro dal titolo “Chiesa e mondo”, mi disse che l’espressione non era conforme alla visione conciliare, né alla teologia del Regno di Dio, perché dava l’idea di due realtà quasi alternative e in competizione e, quindi, poteva sviare da una corretta riflessione teologica e pastorale. Sarebbe stato invece più appropriato scrivere “Chiesa-mondo” a servizio del Regno.
La seconda categoria era quella della “scelta/opzione preferenziale per i poveri”, particolarmente enucleata dal Celam a Puebla nel 1979 e successivamente integrata nella dottrina sociale della Chiesa. Su questo don Franco non arretrava di un passo e in ogni occasione difendeva e giustificava l’essenzialità per la fede del discepolo di Gesù di questo valore evangelico.

Una vita sobria ed essenziale
Tutto questo si traduceva nella sua vita pratica. Don Franco è stato un uomo di chiesa, un prete, tutto d’un pezzo e, al tempo stesso, aperto al mondo degli uomini e alle realtà temporali, attento a scrutare e discernere in essi, pur nelle loro contraddizioni, i segni promettenti del Regno; anche nelle situazioni critiche o problematiche che investivano la chiesa.
Era un uomo di speranza.
Ma è stato anche una persona che ha vissuto, per scelta, in modo sobrio e povero, cercando le cose essenziali, certamente provocato anche dalla dura prova alla quale era stata sottoposta la sua salute.
Giusto vent’anni orsono, quando ero ancora convalescente da un delicato intervento, mi raccomandò di far tesoro, come egli stesso cercava di fare, di una tale esperienza di fragilità e precarietà, impegnandomi a vivere d’ora in avanti delle cose essenziali, prima fra tutte la parola di Dio.
Grazie don Franco.

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