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Editoriale: L'avvocato ha perso la causa

Si è aperta una crisi “al buio”, senza certezze circa la soluzione. E questo per due motivi: anzitutto per la stessa persona di Conte, perché non tutti sono disposti, anche dentro il Partito democratico a sostenere “a oltranza” un suo terzo incarico (il “Conte ter”); sia per la difficoltà a costituire una maggioranza che includa, oltre Pd, 5S, Leu e un certo numero di parlamentari “responsabili”, necessariamente anche Matteo Renzi

Editoriale: L'avvocato ha perso la causa

Mercoledì pomeriggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha iniziato le consultazioni per cercare una soluzione a una crisi di Governo assurda, dai risvolti kafkiani.

Come era prevedibile, il capo del Governo Giuseppe Conte non è riuscito a trovare in Senato quei “responsabili” che potessero garantirgli una maggioranza stabile. Ottenuta la fiducia grazie a un pugno di voti, si era illuso che nei giorni successivi altri si sarebbero aggiunti. Niente di tutto questo. Persino il “pontiere” del Centro democratico Bruno Tabacci, che si sta dando un gran da fare, ha concluso che non c’erano i numeri e che, pertanto, non era opportuno che mercoledì il premier andasse a farsi impallinare al Senato sul controverso progetto di riforma della giustizia.

E così Conte, che, come un’ostrica avvinghiata allo scoglio, non voleva staccarsi dalla poltrona di palazzo Chigi, ha dovuto, obtorto collo, recarsi al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Questa volta l’avvocato, oltre ad aver perso una causa che, almeno inizialmente, era quasi convinto di poter vincere, mettendo così definitivamente all’angolo Renzi, ci ha pure fatto perdere tempo prezioso.

Ora, si è aperta una crisi “al buio”, senza certezze circa la soluzione. E questo per due motivi: anzitutto per la stessa persona di Conte, perché non tutti sono disposti, anche dentro il Partito democratico a sostenere “a oltranza” un suo terzo incarico (il “Conte ter”); sia per la difficoltà a costituire una maggioranza che includa, oltre Pd, 5S, Leu e un certo numero di parlamentari “responsabili”, necessariamente anche Matteo Renzi.

E’ chiaro a tutti che Conte non tiene affatto a uscire dalla scena politica, nella quale nel 2018 si era presentato tra la sorpresa di tutti, un po’ come il coniglio che esce dal cilindro. A perderlo, però, non tengono nemmeno i 5S che lo hanno imposto a palazzo Chigi, perché il movimento potrebbe deflagrare.

Meno chiara è la posizione del Pd, o di una parte di esso, perché, da un lato sembra intenzionato a rimanere appeso al cappio di Conte mantenendo, almeno nelle dichiarazioni pubbliche, la pregiudiziale contro l’“inaffidabile Renzi”; dall’altro, non disdegnerebbe di andare subito alle elezioni per fare chiarezza al suo interno (diversi parlamentari sono ancora filo renziani) e sottrarsi, quanto prima, ai tatticismi di Renzi.

Le tentazioni di Berlusconi

Quelli che stiamo vivendo sono giorni concitati, nei quali tutti paventano scenari e soluzioni, dandosi un gran da fare. Come Matteo Salvini il quale, pur di convincere Silvio Berlusconi a non rompere il fronte del centrodestra per entrare a far parte di una (appetibile) nuova maggioranza di Governo (la cosidetta “Ursula”, quella che in Europa ha eletto Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea), ha persino ventilato al Cavaliere l’eccentrica possibilità, in caso di una vittoria elettorale del centrodestra, di diventare Presidente della repubblica. Berlusconi, almeno per ora, ha fatto sapere che sarebbe disponibile per un Governo di larghe intese o di unità nazionale, che riteniamo impossibile, sia per la ribadita indisponibilità di Salvini e Giorgia Meloni, sia per la loro abissale distanza dall’Europa.

La strategia di Renzi e del Pd

Conte, qualora riceva l’incarico di formare un nuovo Governo, dovrà, da vero politico, lasciare da parte rigidità e personalismi e far posto a una gestione più collegiale e condivisa dell’Esecutivo. Ma, anche, soprassedere ai risentimenti nei confronti di Renzi, sanare le fratture nella maggioranza e coinvolgere, per correttezza, quei “volenterosi” che gli hanno votato la fiducia la settimana scorsa. Se vuole restare in sella dovrà, volente o no, andare a Canossa a chiedere aiuto al “rottamatore”, il quale, da navigato stratega, l’ha avuta vinta anche questa volta. Conoscendo, però, il modus operandi e le ambizioni di Renzi, nonostante gli accordi di Legislatura che potrà sottoscrivere, non è detto che con l’arrivo del Semestre bianco, durante il quale il Presidente della Repubblica non può più sciogliere le Camere, non combini qualcos’altro pur di togliersi definitivamente di mezzo Conte e di mettere in difficoltà il suo ex partito, il Pd. Sappiamo che il suo vero obiettivo, dichiarato fin dal 2019 quando se ne uscì per dar vita a Iv, è quello di sottrargli voti e consenso. Proprio come fece nel 2016 in Francia Macron, uscendo dal Partito socialista e dando vita a un suo partito centrista. Per questo pensiamo che, al di là della endemica crisi strutturale di 5S, chi continua a essere più in difficoltà nel proseguire l’esperienza governativa con Conte, Renzi e Di Maio, sia proprio il Pd. Alle elezioni del 2023 potrebbe arrivarci indebolito e in più trovarsi stritolato tra Italia viva e un nuovo partito messo in piedi da Conte, o un 5S da lui guidato.

La patata bollente a Mattarella

E’ evidente che abbiamo quanto prima bisogno di un Governo europeista stabile che gestisca la pandemia e, soprattutto, si affretti a presentare alla Ue un progetto chiaro e credibile (soprattutto agli occhi dei Paesi “frugali” nostri principali critici) sul come destinare e investire i 209 miliardi del Recovery fund, perché corriamo davvero il rischio di perdere un’occasione storica per risollevarci.

Ora la patata bollente passa al Presidente Mattarella. Il quale, di fronte allo scalpitare dei partiti e ai veti reciproci, ha sempre in mano due possibilità: o mandare alle elezioni anticipate, oppure non dare l’incarico a Conte e convocare di nuovo al Quirinale il prof. Carlo Cottarelli o una figura istituzionale per un ultimo disperato tentativo. Temiamo, però, che la situazione sia troppo ingarbugliata e la soluzione non immediata. Purtroppo, quando si è rotto improvvidamente il vaso, che sebbene un po’ malconcio era ancora utile, è difficile ricomporre i cocci.

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