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Editoriale: Scuola, una generazione "defraudata"

Ormai psicologi ed educatori ci segnalano l’emergere di una serie di patologie che stanno condizionando l’equilibrio di non pochi bambini e adolescenti. Ma anche di tantissimi altri che soffrono, perché costretti a vivere questa stagione della loro vita in “tono minore” e in stato di “privazione”, mortificati in tante attese e potenzialità

Parole chiave: editoriale (57), giovani (364), scuola (560)
Editoriale: Scuola, una generazione "defraudata"

La scuola è iniziata con tante speranze e con il solenne impegno del ministro Patrizio Bianchi che non ci saranno più, salvo casi eccezionali, lezioni “a distanza” o chiusure di interi istituti. Purtroppo, non è così: in provincia di Treviso, nei primi giorni di scuola e nonostante il personale sia vaccinato, ci sono già 35 classi in quarantena. Il Covid non dà tregua e continua a circolare, soprattutto a causa dei molti adulti e giovani che non si vaccinano. A farne le spese non sono solamente la salute di molte persone e la struttura economica e sociale del Paese, ma anche i ragazzi che si vedono, ancora una volta, privati di una scuola “normale” e vengono defraudati di un pezzo importante e determinante della loro vita. Per loro ci sono stati (come sarebbe invece loro diritto) già due anni “non vissuti” in pienezza e con serenità. Ormai psicologi ed educatori ci segnalano l’emergere di una serie di patologie (disturbi da ansia generalizzata, da stress e del sonno; effetto “grotta” o “caverna”, ossia difficoltà a ritornare nelle relazioni in presenza; irritabilità e varie forme di autolesionismo, ecc.) che stanno condizionando l’equilibrio di non pochi bambini e adolescenti.

Ma anche di tantissimi altri che soffrono, perché costretti a vivere questa stagione della loro vita in “tono minore” e in stato di “privazione”, mortificati in tante attese e potenzialità.

Chi di noi vive nel mondo della scuola sa bene che molti ragazzi stanno pagando un duro tributo alla pandemia. Penso, in particolare, a quelli di 15-16 anni che, iniziate le superiori nel 2019, si sono ritrovati a Carnevale 2020 senza scuola e poi per tutto il 2020-2021, con un alternarsi continuo di lezioni in presenza, a distanza e con intere classi messe in quarantena. Emblematici sono stati, a giugno, gli scrutini delle classi di seconda superiore: una parte significativa degli studenti non è stata ammessa al triennio successivo, a causa delle troppe carenze accumulate; molti altri hanno avuto la “fortuna” di essere stati comunque promossi, ma si trascineranno dietro per i prossini anni grossi problemi di apprendimento e di conoscenze e competenze mai acquisite.

Avere a cuore il bene dei giovani

Tutti teniamo ai giovani, almeno a parole. Poi alla prova dei fatti, la società spesso li trascura e li sacrifica. Prova ne sia che, allo scoppiare della pandemia e per evitare il diffondersi del contagio, sono stati i primi a essere stati privati della scuola, loro principale ambiente di vita e di maturazione.

Sappiamo che il loro bene dipende, in buona parte, da noi adulti, anche quello di poter avere una scuola normale e di frequentare “in sicurezza” gli altri ambienti di vita: sport, tempo libero, amicizie, feste. Per questo, non possiamo evitare di affrontare lo spinoso problema dei tanti adulti e giovani che rifiutano di farsi vaccinare. I motivi sono diversi e, a volte, possono assumere connotazioni ideologiche: timori per eventuali conseguenze negative per la salute (soprattutto nel futuro); sfiducia e sospetto verso la scienza e le istituzioni politiche e sanitarie; paura di essere privati della libertà di scegliere per la propria vita; motivazioni di tipo etico e religioso, ecc.

A ognuna di esse si potrebbe riconoscere una certa pertinenza, ma anche obiettare che c’è un bene comune da salvaguardare. Sappiamo, però, quanto sia difficile e ostico il dialogo e il confronto su queste cose, al punto che spesso, per evitare scontri e tensioni, si è indotti a rinunciare.

Penso che, come adulti e famiglie, dovremmo avere maggiormente a cuore la vita e il futuro dei nostri giovani. Sacrifici per il loro bene i genitori sono disposti a farne tantissimi: perché allora non farne qualcuno anche per dare loro la piena possibilità di vivere una scuola e delle relazioni normali e a loro misura? Non è forse un loro diritto abitare questo mondo in pienezza? La giovinezza è una stagione della vita che passa molto presto e ciò che si è perduto o di cui si è stati privati, non si recupera più perché indietro nel tempo non si può tornare.

I cristiani e il bene comune 

Il mese scorso papa Francesco ha detto che “vaccinarsi, con vaccini autorizzati dalle autorità competenti, è un atto di amore”, aggiungendo che questo è un modo semplice ma profondo di promuovere il bene comune e di prenderci cura gli uni degli altri, specialmente dei più vulnerabili.

Anche la Cei, di recente, ha sollecitato i vescovi a invitare i fedeli e gli operatori pastorali alla vaccinazione, chiedendo di promuovere iniziative atte a sensibilizzare le parrocchie. Diversamente la vita delle comunità cristiane rimarrà come “in sospensione” e, in ogni caso, molto ridimensionata. Sono parole autorevoli che un credente dovrebbe accogliere molto più seriamente di tante altre che vanno in senso contrario o delle, seppur rispettabili, sensibilità e visioni personali.

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