Editoriali
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Editoriale. Il difficile esercizio dell'ascolto

Nel cammino sinodale della Chiesa, papa Francesco ha dato alcune indicazioni di marcia: comunione, partecipazione, missione. Ha pure disposto che la prima fase dei lavori fosse di ascolto. 

Parole chiave: Chiesa in ascolto (1), editoriale (58), Sinodo (141), narrazione (4)
Editoriale. Il difficile esercizio dell'ascolto

Papa Francesco ha voluto che tutta la Chiesa, ad ogni livello, si ponesse in un impegnativo cammino sinodale al quale ha dato anche una indicazione di marcia «Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione». Ha pure disposto che la prima fase di circa due anni, detta anche “narrativa”, fosse dedicata all’ascolto e al racconto della vita delle persone, delle comunità e dei territori. Seguirà poi una fase “sapienziale”, nella quale si farà discernimento spirituale su quanto emerso, per giungere a quella “profetica” che culminerà in un “con-venire” o Convegno ecclesiale. Qui saranno assunte alcune scelte evangeliche che le nostre Chiese dovranno riconsegnare al popolo di Dio perché, nella seconda parte di questo decennio sinodale, siano incarnate nella vita delle comunità cristiane.

Cercare di promuovere una Chiesa tutta “sinodale”, segnata dalla corresponsabilità e dalla effettiva partecipazione di ogni componente del popolo di Dio, è una cosa che, credenti e comunità cristiane, desideriamo e auspichiamo. 

Una riflessione ecclesiologica

Forse, il cammino che abbiamo intrapreso porterà, prima o poi, anche a collocare il processo sinodale dentro un quadro ecclesiologico nel quale vengano maggiormente illuminati e, al tempo stesso, ricompresi, il ruolo del magistero e dell’autorità nella Chiesa (l’aspetto gerarchico) con i quali, sia per motivi sacramentali (ministero dell’ordine sacro), sia per motivi canonici, è sempre necessario commisurarsi. L’affermazione di papa Francesco, presa dal teologo Yves Congar, che «Non bisogna fare un’altra Chiesa, ma una Chiesa diversa» ha bisogno, forse, di essere ulteriormente declinata o esplicitata nelle sue coordinate e conseguenze spirituali, pastorali e teologiche (in particolare, circa il rapporto tra sacerdozio comune-battesimale e ministeriale). Questa, secondo Francesco, è la grande sfida che abbiamo di fronte. Lo Spirito però non ci farà mancare intelligenza e sapienza, per un autentico discernimento e per fare scelte coraggiose.

Il cammino diocesano

La nostra diocesi ha accolto tale progetto mettendosi subito in cammino di “conversione spirituale”, riuscendo a coinvolgere ben 8.000 persone (senza contare i 700 “facilitatori”) e raccogliendo circa 850 sintesi o “ascolti”. Lunedì prossimo riprenderà il cammino, con la presentazione ai referenti delle varie zone della Diocesi, da parte dell’équipe sinodale, della nuova fase di ascolto attorno ai dieci “tavoli tematici” individuati dall’assemblea del 23 ottobre. Un percorso che sarà accompagnato anche dalla nuova Lettera pastorale del Vescovo.

A questa fase, con molta probabilità, si accompagnerà anche una certa preoccupazione per tenere alta la tensione affinché, con il passare del tempo, non venga meno l’entusiasmo iniziale (tipico di ogni novità). I lunghi processi comportano sempre un tale pericolo e, per questo, rappresentano una sfida che bisogna accogliere con animo aperto e disponibile. Sfida che deve essere sempre rimotivata e sostenuta con dei segni concreti o, per quanto possibile, con delle prospettive realizzabili, per altro già indicate da papa Francesco in una “conversione pastorale in chiave missionaria e anche ecumenica” e nel fare della Chiesa “un luogo aperto, dove tutti si sentano a casa e possano partecipare”.

“Fate attenzione a come ascoltate”

L’anno scorso, nel leggere i report di alcune diocesi sulla fase dell’“ascolto”, mi tornava a volte alla mente il monito che Gesù rivolse ai suoi discepoli dopo aver spiegato loro la parabola del seme (la Parola) che cade in luoghi e terreni diversi (Lc 8, 1-18): “Badate bene a come ascoltate, perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche quel che pensa di avere”. La fecondità dell’ascolto della parola di Dio o delle parole dell’altro, sta dunque in quel “come” si ascolta.

L’ascolto e la comprensione non sono cosa semplice. Anche se, per i discepoli del Signore, rimangono sempre vere e attuali le parole di Gesù: “A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri se ne parla in parabole, affinché vedendo non vedano, e udendo non intendano” (Lc 8,10). Dunque, sia come uomini e donne che come credenti abitati dalla grazia, siamo abilitati a essere uditori-ascoltatori della parola. Permane, tuttavia, anche per noi la possibilità di ascoltare ma “non udire”, perché una certa routine nel vivere la fede e certe relazioni fredde o solo funzionali, possono concorrere progressivamente a “disinstallare” in noi l’attitudine all’ascolto.  

E’ sempre possibile ascoltare la parola di Dio e le parole delle persone che incontriamo senza comprendere veramente. I motivi possono essere tanti: diversità culturali, pregiudizi, poca fiducia nell’altro (forse anche in Dio), affievolimento della virtù dell’ascolto, ecc. Su tutti, però, si erge sempre quel monito di Gesù: “Badate bene a come ascoltate”. C’è sempre il rischio, infatti, di un ascolto superficiale, o preoccupato di dare risposte, o supponente o, semplicemente, poco disponibile a mettersi in gioco. Per esperienza sappiamo che, quando nell’altro – persona o istituzione civile o ecclesiastica che sia –, per svariati motivi (anche dovuti alla nostra postura), l’ascolto e il dialogo sono solo formali o puro atto di volontà, allora è possibile che subentri in noi una certa delusione o anche la convinzione che niente potrà cambiare perché, alla fine, il nostro interlocutore resterà fermo nelle sue idee e procederà comunque a suo modo.

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