Editoriali
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Francesco Fedato e la vocazione dei laici

Un laico consacrato di forte spessore spirituale che ha rappresentato per molti giovani della nostra chiesa diocesana un importante punto di riferimento. Faceva parte dell’istituto secolare “Cristo Re”, fondato dal servo di Dio Giuseppe Lazzati.

Francesco Fedato e la vocazione dei laici

È morto il 22 dicembre scorso Francesco Fedato, un laico consacrato di forte spessore spirituale che ha rappresentato per molti giovani della nostra chiesa diocesana un importante punto di riferimento. Faceva parte dell’istituto secolare “Cristo Re”, fondato dal servo di Dio Giuseppe Lazzati che ne è stato anche per tutta la vita anima e promotore. Un istituto, secondo Lazzati, che si doveva caratterizzare per essere composto da laici, che facevano i voti di voti di castità, povertà e obbedienza e che si impegnavano a vivere la loro consacrazione nel mondo, senza alcun segno visibile, con l’unico obiettivo di lavorare per il Regno di Dio.

Francesco visse questa particolare forma di consacrazione anzitutto nella sua professione di bidello all’Istituto per geometri Palladio, cercando di promuovere il Regno di Dio dentro la scuola e prestando particolare cura alle relazioni con gli studenti, con le famiglie e con tutto il personale perché, secondo lui, un laico doveva essere testimone di Cristo anzitutto nella sua professione e non altrove. A partire da questa convinzione di base egli cercò poi di promuovere nella Chiesa la presenza, la missione e la formazione dei laici, soprattutto dei giovani. Per questo trovò nell’Azione cattolica uno degli ambienti più appropriati, vera scuola e fucina per la formazione di un laicato adulto ed autentico. In qualche modo, e a suo modo, è stato per molti di noi un maestro di laicità, secondo lo spirito del Concilio e di Giuseppe Lazzati: “È proprio dei laici, per la loro vocazione, cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio” (LG 31). Anche se successivamente la riflessione teologica sul laicato ha avuto una evoluzione, rimane pur sempre vero che l’indole secolare è l’elemento proprio e peculiare (anche se non esclusivo) dei laici. Francesco mal sopportava ogni forma esplicita o implicita di clericalizzazione dei laici ritenendo che il giusto rapporto con cui un credente, soprattutto se impegnato in politica, doveva intrattenere con i pastori della Chiesa, era quello indicato da Vittorio Bachelet: essere sempre “obbedienti in piedi”. Per questo motivo il suo porsi poteva anche essere un po’ scomodo.
Il “gruppo vocazionale”
Oltre alla cura prestata al suo Istituto, Francesco si dedicò quasi completamente al servizio della Chiesa diocesana, non solo facendo parte di vari organismi e uffici (ad esempio nella Pastorale giovanile), ma anche come consigliere spirituale di tanti giovani, animatore di incontri, promotore delle vocazioni e, più in generale, della dimensione vocazionale della vita. Da lui e da alcuni sposi e consacrati è nata l’esigenza di dar seguito ad una iniziativa vocazionale promossa nel 1968 dal dott. Antonio Sartorello (il gruppo del Falzarego), costituendo il “Gruppo vocazionale” diocesano che mirava a promuovere tutte le vocazioni, da quelle alla vita consacrata, a quella matrimoniale, a quella laicale impegnata nel mondo e al servizio della società. Su questa linea si può anche collocare il prezioso servizio che svolse nella Caritas diocesana, ivi chiamato da mons. Fernando Pavanello, come formatore degli obiettori di coscienza e per sovrintendere alla loro vita comunitaria e al servizio che svolgevano (in quegli anni c’erano anche 80-90 obiettori). Tantissimi di quei giovani gli saranno grati e riconoscenti per sempre.
Una memoria da conservare
Quando ho appreso della sua morte ho pensato che se n’era andato un altro pezzo di storia della mia vita perché, in quella parte della mia giovinezza che ho vissuto come laico in parrocchia e in Ac, ma anche da prete, ho sempre trovato in Francesco un valido riferimento e una persona autorevole che non si poteva non stimare e ascoltare. Sono figure delle quali non si dovrebbe perdere la memoria. Per questo c’è da augurarsi che qualcuno possa ricostruire una sua biografia, recuperando magari, qualora ci fosse, qualche suo scritto o pensiero.

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