Editoriali
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I molteplici volti della violenza

Tutti possono trovarsi con talebani e jihadisti in casa propria. Per questo le religioni non devono mai usare i registri dell’intolleranza, della purezza identitaria, della difesa ad ogni costo e in qualunque modo dei valori in cui credono, dell’impedire fisicamente l’esercizio della libertà altrui. Al tempo stesso, la libertà di stampa non può mai essere ritenuta un diritto assoluto, perché deve sempre misurarsi con il rispetto per i valori e i sentimenti degli altri, soprattutto verso i simboli religiosi.

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I molteplici volti della violenza

Il sanguinoso attentato compiuto nella redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo da parte di scalmanati jihadisti e le vicende succedutesi nei due giorni successivi, con l’uccisione di poliziotti, ostaggi in un supermercato ebraico e tre attentatori, hanno suscitato sgomento e dolore in Francia e nel mondo intero. Soprattutto in Europa, che in questo frangente si è sentita particolarmente fragile e vulnerabile.

Il mondo arabo-musulmano, nel suo insieme – anche se a volte con qualche ambiguità -, ha reagito duramente, persino attraverso “controvignette” satiriche, sconfessando gli assassini di Parigi e ribadendo, in un affanno mediatico senza precedenti, che l’Islam e Maometto non hanno nulla a che fare con il movimento integralista jihadista, il Califfato e il macabro repertorio di persone sgozzate, violenze di ogni genere, brutalizzazioni e assassinii di inaudita ferocia.

Ogni terrorismo, di matrice religiosa o politica che sia, ogni follia collettiva, non vengono mai dal nulla, né sono frutto del caso. Nemmeno quello che è successo nel mercoledì nero di Parigi.

Ogni violenza è figlia degenere di qualcuno

Come scrive sul “Corriere” di domenica 11 Ernesto Galli della Loggia, “deve esserci qualche legame - distorto, frainteso grossolanamente, erroneamente interpretato quanto si vuole - ma un legame effettivo con qualcosa che riguarda l’Islam reale”. Anche gli eccidi di massa, con duemila persone massacrate in Nigeria da parte della milizia integralista islamica Boko Haram – notizia che purtroppo non ha avuto adeguato risalto mei media -, sono figli di qualcuno, almeno di una cultura che, in certi paesi, ha tollerato e persino coperto e finanziato, derive terroristiche e guerre sante contro l’Occidente.
Le religioni, tutte, compreso il cristianesimo, possono degenerare in forme integraliste che in nome di Dio arrivano ad aggredire gli altri, a fare crociate e a spingersi fino a seminare morte.
Tutti possono trovarsi con talebani e jihadisti in casa propria. Per questo le religioni non devono mai usare i registri dell’intolleranza, della purezza identitaria, della difesa ad ogni costo e in qualunque modo dei valori in cui credono, dell’impedire fisicamente l’esercizio della libertà altrui. Da queste derive pseudo religiose e ideologiche possono, ad un certo punto, maturare e partire schegge impazzite che nessuno potrà poi rinnegare adducendo che “non erano dei nostri”.
Un analogo discorso andrebbe fatto anche per i partiti e le ideologie degli Stati moderni che si vantano della loro laicità e democraticità e professano un radicale sospetto nei confronti della religione al punto da emarginarla e volerla privare di ogni rilevanza sociale, culturale e politica. C’è ancora oggi una violenza di Stato che può mietere vittime e, al di là di proclami e intenzioni, privare dei cittadini di alcuni loro fondamentali diritti.

Libertà di espressione e rispetto

Sui siti, nei media e nei cortei di questi giorni, viene scritto e ripetuto come un mantra lo slogan “je suis Charlie” (io sono Charlie), volendo con ciò esprimere la solidarietà verso le vittime del brutale assassinio e per contestare ogni forma di terrorismo e di violenza. Ma anche per difendere il diritto alla libertà di espressione e di stampa e far argine ad ogni possibile attentato contro di essa. In effetti, la reazione pronta e corale di molti cittadini europei che sono scesi in piazza in questi giorni è stata un fatto significativo e positivo. Pur spinta dall’emotività del momento, tale reazione ha messo in evidenza che le nostre popolazioni sono in grado di mobilitarsi per valori che fondano la nostra civiltà europea, quali la libertà, la pace, la fratellanza.
Ma proprio su questo aspetto noi, ribadendo che nessuna violenza può essere giustificata, sentiamo il dovere di fare qualche considerazione, sia come giornalisti che come cittadini.
La libertà di stampa non può mai essere ritenuta un diritto assoluto, perché deve sempre misurarsi con il rispetto per i valori e i sentimenti degli altri, soprattutto verso i simboli religiosi che, per coloro che credono, sono qualcosa di “sacro” e perciò intoccabile, perché coinvolgono il senso profondo della loro vita. Certo, la satira ha un suo peculiare registro e non può che essere graffiante, polemica e scomoda. Ma anche in questo caso ci sono dei limiti. Vignette blasfeme e offensive quel giornale ne ha pubblicate, anche contro i simboli e i pilastri del cristianesimo, spesso con espliciti riferimenti erotici. Soprattutto quella, particolarmente indecente e nauseante, sul matrimonio tra uomini e le tre Persone divine. Se questa è la visione della libertà di espressione che l’Occidente laico e democratico vuole difendere, allora dobbiamo dire che “noi non siamo Charlie”. E questo perché crediamo che prima di tutto e al di sopra di tutto ci debba essere il rispetto per l’altro. Anche la satira, a volte, deve sapersi fermare.

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