Editoriali
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Il 2014 si conclude con una bella sorpresa

Nessun si aspettava la caduta delle anacronistiche barriere tra Stati Uniti e Cuba. In tutta questa vicenda Castro e Obama hanno pubblicamente riconosciuto che Papa Francesco ha avuto un ruolo determinante. E stavolta nessuno ha osato accusare la chiesa di ingerenza negli affari interni di altri paesi o di aver svolto un ruolo politico che esulava dalla sua missione spirituale.

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Il 2014 si conclude con una bella sorpresa

Di solito, alla fine di un anno i media evidenziano gli eventi principali che hanno caratterizzato la vita degli uomini e del mondo. Ce ne sono sempre molti da ricordare e spesso sono fatti drammatici che hanno scosso l’opinione pubblica e lasciato un segno nella società. Nessuno però si aspettava che la vera sorpresa fosse riservata agli ultimi giorni del 2014. Sorpresa piacevole, come un vero regalo di Natale, tutta incentrata sulla pace e sulla riconciliazione tra i popoli, in controtendenza rispetto quanto avevamo scritto nel numero precedente di “Vita” circa gli scenari di guerre disseminati in tutto il mondo e che avevamo titolato: “Natale di guerra”. Mi riferisco alla caduta delle anacronistiche barriere tra Stati Uniti e Cuba e al riconoscimento reciproco di Obama e Castro che “todos somos americanos”.

Ora si è avviato un processo che dovrà fare i conti con problemi politici interni ai due paesi. Da una parte l’Amministrazione Obama che si trova con un partito repubblicano che ha la maggioranza al Congresso, contrario a questo “cedimento” che peraltro l’attuale Presidente aveva inserito già nella sua prima campagna elettorale e che di fatto costituisce l’unico vero evento per cui egli sarà ricordato dalla storia; dall’altro Cuba che al momento, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, non intende modificare il proprio assetto politico, chiuso com’è ad ogni pluralismo. Cuba, ha sentenziato Castro, rimarrà comunista. Sarà però da vedere quanto, con il tempo, l’invasione di quel Paese da parte delle multinazionali americane riuscirà a portare anche sostanziali mutamenti culturali e politici.

In tutta questa vicenda Castro e Obama hanno pubblicamente riconosciuto che Papa Francesco ha avuto un ruolo determinante. Senza voler risuscitare vecchi trionfalismi, come chiesa cattolica non possiamo che esserne fieri. Nel giro di vent’anni e grazie a due Papi voluti dalla divina Provvidenza, uno venuto dall’Est e l’altro dall’America latina, sono caduti due muri che sembravano incrollabili, quello di Berlino e quello, per così dire, del mar dei Caraibi, con la conseguenza che è stato sconvolto lo scenario geopolitico del mondo.

In questa circostanza nessuno ha osato accusare la chiesa di ingerenza negli affari interni di altri paesi o di aver svolto un ruolo politico che esulava dalla sua missione spirituale. Il che ci fa dire che, quando le cose vengono lette con il buon senso e non con il preconcetto ideologico, anche uno sprovveduto riesce a capire che la missione della chiesa riguarda tutto l’uomo, sia la sua vita interiore protesa alla ricerca di Dio e di un senso profondo dell’esistenza, sia in quella pubblica e sociale, con le sue ineludibili e incalzanti esigenze di giustizia e di pace tra gli uomini e tra i popoli. Come singoli cristiani e come corpo ecclesiale ci interessa tutto ciò che su questa terra riguarda la persona umana e il suo futuro. Non solo, quindi, i temi della pace e della solidarietà, per le quali la chiesa riceve di solito grande attenzione e consenso, ma anche quelli etici e della giustizia, per i quali, invece, il più delle volte riceve critiche e accuse di intromissioni indebite.

Per ora non ci resta che gioire per un Natale così speciale, tutto all’insegna della “pace in terra tra gli uomini che egli ama”. E rivolgere una preghiera di lode e di ringraziamento al Signore per averci resi ancora una volta umili strumenti della sua Provvidenza e della riconciliazione tra i popoli.

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