Editoriali
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Il presepe delle polemiche

Con la decisione della Regione Veneto di erogare 250 euro alle scuole che allestiscono il presepe, si è accesa anche qualche polemica. Iniziativa sarebbe in sé buona, se alla base non ci stesse l’intenzione, tutta politica, di rivendicare e difendere aspetti religiosi e culturali, minacciati da un contesto multietnico e religioso dovuto all’immigrazione e da una certa visione laica della società.

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Il presepe delle polemiche

Con la decisione della Regione Veneto di erogare 250 euro alle scuole che allestiscono il presepe, si è accesa anche qualche polemica. Iniziativa sarebbe in sé buona, se alla base non ci stesse l’intenzione, tutta politica, di rivendicare e difendere aspetti religiosi e culturali, minacciati da un contesto multietnico e religioso dovuto all’immigrazione e da una certa visione laica della società. Tanto che spesso i promotori più convinti sono gli amministratori della Lega e tra questi il ministro Bussetti che di recente, rispondendo a una interrogazione parlamentare, ha ribadito l’importanza di certi simboli della tradizione cristiana che favoriscono e rafforzano la nostra identità culturale e la crescita globale degli studenti, ma anche un’autentica inclusione degli stranieri.

Di contro, ci sono alcuni dirigenti scolastici che vietano di allestire il presepe nelle classi per rispetto - così dicono - della presenza di ragazzi di diversa religione. Una motivazione che non regge, di fronte a tante famiglie che, pur appartenendo ad altre culture e religioni, non provano alcun turbamento nel vedere, nelle classi frequentate dai loro figli, la presenza di un presepe o di qualche simbolo cristiano.

Sarebbe anche questa una buona occasione per accostarsi alla cultura e alle tradizioni del Paese ospitante. E’ sempre difficile capire quando siamo di fronte a un eccesso di zelo “ecumenico”, oppure a rigidità di matrice ideologica. Il dubbio ci sta tutto. Anche perché, al fondo della questione, c’è quasi sempre una particolare filosofia o visione politica, quella che porta a difendere a oltranza una non meglio precisata laicità della scuola e delle istituzioni civili, laicità che spesso è condizionata da più o meno espliciti rigurgiti di anticlericalismo di stampo ottocentesco, anacronisticamente sopravvissuti in Italia a due guerre mondiali, alla rivoluzione culturale del Sessantotto e al postmoderno.
Uno scontro inutile
E’ evidente che le due sopraccitate visioni culturali e ideologiche prima o poi arrivano a scontrarsi e ad accendere gli animi della gente. E così a fronte di qualche preside che vieta il presepe, ci sono politici e amministratori che intimano di tenere “giù le mani dal presepe”, dai canti natalizi e dal crocifisso.
Una volta era il gatto che, di notte, mandava all’aria le statuine del presepe. Oggi sono i presidi e la politica. Alla fine, chi ne fa le spese è proprio il presepe che, da simbolo di pace e di concordia tra gli uomini, diventa strumento per accendere stucchevoli conflitti e battaglie ideologiche di retroguardia.
In questa polemica vengono trascinati anche vescovi e preti, i quali si vedono a volte criticati perché appaiono tiepidi nell’affrontare il problema o perché, per non dividere ulteriormente gli animi, evitano di fare di certi problemi o simboli cristiani una crociata.
Mi sembra di aver colto che in questo contesto, fatto di accuse e prese di posizione, molte scuole cattoliche paritarie abbiano preferito rinunciare al contributo pubblico preferendo, come hanno fatto finora, restaurare le loro vecchie statuine o, con qualche euro, acquistarne qualcuna di nuova.
Il contesto che non aiuta
Se la campagna per promuovere il presepe fosse avvenuta qualche tempo fa sarebbe passata senza innescare grosse polemiche e forse, se non proprio da tutti, anche apprezzata.
Purtroppo è caduta, se casualmente o scientemente non si sa, a ridosso dell’approvazione della “legge sicurezza”, grazie alla quale a tanti poveri cristi di immigrati viene tolto la status di “protezione umanitaria”. Così, molti sono costretti a lasciare i centri “sprar” e finiscono sulle strade.
Comprensibile disagio
E’ comprensibile allora come in larghi strati del mondo cattolico, specialmente quello socialmente impegnato nel servizio ai poveri e agli immigrati, questa abbinata tra presepe e “legge sicurezza” abbia creato non pochi disagi. Certamente in questo momento difficile per tanti immigrati, se molte persone sbandierano con orgoglio lo slogan “la pacchia è finita”, tante altre vivono un profondo smarrimento.

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