Editoriali
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Inquinamento e stili di vita

E’ evidente che accanto all’impegno delle nazioni di ridurre l’avvelenamento del pianeta mettendo dei limiti alle proprie politiche economiche ed industriali, rimane sempre vero che niente è possibile senza una modifica radicale dei nostri stili di vita consumistici e altamente inquinanti. Chi inquina siamo noi e non tanto il Comune.

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Inquinamento e stili di vita

Domenica 3 gennaio a Treviso si circolava solo a piedi o quasi, viste le tante deroghe e i soliti disinformati o abituati a farla franca. Adesso, a partire dal 6 febbraio, per tre weekend consecutivi si circola solo a targhe alterne. Il primo di essi però, domenica scorsa, è paradossalmente avvenuto sotto la pioggia. Ma tant’è, bisogna comunque fermare il traffico perché si sono sforati per più giorni i limiti massimi consentiti per le polveri sottili (le ormai famose Pm10). Sappiamo bene che questo non servirà a niente e a poco serviranno anche i summit mondiali sul clima. Il progresso, il benessere e il conseguente consumismo, hanno un prezzo altissimo, anche per l’ambiente e il clima. Vende chi produce a costi minori e questi si ottengono abbattendo i salari e sfruttando in modo irresponsabile le risorse naturali. Stiamo voracemente depauperando il pianeta dalle foreste, dai ghiacciai, dai fiumi e dall’aria. Abbiamo a disposizione più comodità e meno miseria rispetto al passato, ma dobbiamo pagarne il prezzo non solo aumentando l’ingiustizia sociale e lo sfruttamento dei Paesi poveri, ma anche in degrado ambientale e, quindi, in salute. Siamo come il solito cane che si morde la coda.

E’ evidente che accanto all’impegno delle nazioni di ridurre l’avvelenamento del pianeta mettendo dei limiti alle proprie politiche economiche ed industriali, rimane sempre vero che niente è possibile senza una modifica radicale dei nostri stili di vita consumistici e altamente inquinanti. Chi inquina siamo noi e non tanto il Comune.
Alcuni giorni di traffico a targhe alterne non sono che bazzecole; meno di una puntura di spillo su un elefante. A fatica accettiamo l’onere della raccolta differenziata e, forse, ad essere un po’ meno spendaccioni e spreconi, ma all’auto proprio non riusciamo a rinunciare o a farne un uso moderato. Con essa vorremmo arrivare dappertutto e, io per primo, il più possibile davanti al negozio.
Ci siamo abituati, purtroppo, ad eccedere nelle comodità e nei confort. Nonostante gli appelli e le ingiunzioni a ridurre il riscaldamento nelle abitazioni, cercando di non superare i 18-19 gradi spesso, per stare più caldi, il termostato lo posizioniamo sui 22-23. D’altra parte finché ci ostiniamo a metterci addosso un semplice pullover piuttosto che un maglione di lana e dei calzini di cotone al posto di calzettoni, non c’è alternativa.
L’Italia e la bacchetta magica di Renzi
“Vi porto la voce di un Paese che ha le carte in regola: siamo avanti in molti settori; siamo primi al mondo per l’apporto del fotovoltaico al mix energetico; con la nuova legge di bilancio abbiamo messo miliardi di euro da qui al 2020 sul climate changing”. Così, con la solita ridondante retorica, ha esordito il nostro Premier alla conferenza sul clima tenuta a Parigi nel dicembre scorso. Un po’ diversa da quella più sincera e realistica di Obama: “Sono venuto di persona come rappresentante della prima economia mondiale e del secondo inquinatore”.
Peccato però che lo stesso giorno alle dichiarazioni di Renzi facesse il verso contro l’Agenzia europea dell’ambiente, affermando che l’Italia è il Paese dell’Unione europea che segna il record del numero di morti prematuri rispetto alla normale aspettativa di vita, a causa dell’inquinamento dell’aria dovuto a tre elementi killer: le micro polveri sottili, il biossido di azoto e l’ozono. In totale, nel 2012, solo in Italia 84.400 decessi sui 491.000 dell’intera area Ue. Uno schiaffo alla retorica e al Bel Paese ricco di fiumi, spiagge, monti e tanto sole.
La politica dello struzzo
I problemi del clima non si risolvono con gli spot e con effluvi di parole, e neanche con Mago Zurlì e la sua bacchetta magica. Tanto meno, come ha fatto nei giorni scorsi l’Unione europea, accettando l’innalzando del 110% (ossia di quasi il doppio) del limite massimo finora consentito per le emissioni degli ossidi di azoto (NOx), in modo da agevolare le case automobilistiche (non solo la Wolksvagen) per almeno altri cinque anni, a tutto danno dei cittadini.
E’ la solita politica dello struzzo, della quale è maestra la Cina: per risolvere i problemi dell’avvelenamento dell’aria, si alzano i livelli minimi precedenti. E’ proprio il caso di dire che, anche stavolta, si è cercato di nascondere la polvere (e pure la testa) sotto il tappeto.

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