Editoriali
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Italia contro tutti

Non sentivamo certo il bisogno dell'ultimo scontro, anche perché tra Francia e Italia non sono mai venuti meno i buoni rapporti, politici e commerciali. Anche se tra Italia e Francia non sono mai mancate battute e stoccate reciproche, tutto finiva come avviene ancora oggi tra cugini e amici: sebbene qualcuno faccia di tutto per “tirarsela”, si continua però a stare bene insieme e ad aiutarsi.

Italia contro tutti

Non passa giorno che i duri vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio non attacchino le autorità comunitarie di Bruxelles o qualche singolo Paese “amico”. Sul fronte immigrati, certo, va riconosciuto a Salvini il coraggio di aver stanato gli altri Paesi europei sullo spinoso problema dell’accoglienza e della equa distribuzione di coloro che arrivano via mare in Italia, anche se sulle modalità usate ci sarebbe molto da ridire, perché ha messo in atto delle prove di forza sulla pelle di tanti poveri disperati, lasciati, per giorni e giorni al largo, sulle navi di salvataggio, tra l’indifferenza degli altri Paesi europei.

I Paesi con i quali siamo entrati in diatribe e polemiche sono anzitutto la Germania, ritenuta la responsabile pressoché unica delle politiche di austerity dell’eurozona, politiche che hanno danneggiato i Paesi più esposti come è l’Italia, e per la sospensione dell’operazione navale Sophiaper il controllo del Mediterraneo. E poi l’Olanda, per la vicenda della nave Sea Watch con 48 migranti a bordo, di cui nessuno voleva prendersi in carico. Sulla Francia poi, la lista delle contumelie e degli sgarri è un po’ più lunga: inizia con i migranti provenienti dall’Italia, respinti con forza e senza alcuna sensibilità umanitaria dalla gendarmeria francese alla frontiera di Ventimiglia, a costo di sconfinare in territorio italiano (e di braccare con i cani quelli che tentano di varcare il valico del Moncenisio); continua con la questione della Tav e con il diniego francese all’estradizione di alcuni nostri terroristi, per passare poi alle accuse, quanto meno superficiali e parziali, rivolte da Di Maio e Di Battista alla Francia, di tenere in stato di povertà le sue ex colonie africane attraverso il “Franco delle Colonie Francesi d'Africa” (Fcfa), spingendo così tanta gente a emigrare verso le nostre coste.

 

Rischio reale di isolamento

Sembra, però, che i nostri due vice premier si industrino ogni giorno a trovare un nemico esterno (ma anche “interno”, come stampa, Inps, Bankitalia, Istat…) con il quale, a ragione o a torto, attaccar briga, forse con l’obiettivo di distrarre l’attenzione dei media sui problemi e le continue tensioni che attraversano il Governo. Se mettiamo nel conto anche l’ambiguità della nostra politica estera sul caso Venezuela e su altri problemi internazionali, non c’è poi da stupirsi se, in Europa, ci troviamo a essere sempre più isolati e ininfluenti. Emblematiche le contestazioni ricevute martedì scorso dal premier Giuseppe Conte all’Europarlamento di Strasburgo. Così, di recente, Germania e Francia hanno rinnovato ad Aquisgrana il trattato di amicizia e discusso sul futuro dell’Europa, escludendo l’Italia, quasi a voler lanciare il messaggio che, a questo punto - con l’Inghilterra in uscita dalla Ue e l’Italia che cerca di avere buoni rapporti prevalentemente con paesi sovranisti antieuropei e anti euro e movimenti populisti - Parigi e Berlino si assumono, da soli, l’onere di essere il vero motore dell’Europa.

 

Il blitz di Parigi

La Francia, anche se la sua lingua non ha più la supremazia goduta per secoli, è sempre stata un po’ “spocchiosa” e con la puzza sotto il naso, con un alto concetto di sé (la grandeur), vantandosi continuamente delle imprese di Napoleone, del vasto impero coloniale, della bomba atomica, dell’autonomia energetica grazie all’atomo, del debito pubblico contenuto, ecc. Tuttavia, anche se tra Italia e Francia non sono mai mancate battute e stoccate reciproche, tutto finiva come avviene ancora oggi tra cugini e amici: sebbene qualcuno faccia di tutto per “tirarsela”, si continua però a stare bene insieme e ad aiutarsi.

Il vice premier Di Maio e l’amico Di Battista, preoccupati di allacciare rapporti tra movimenti neo populisti in vista delle elezioni Europee, hanno finito, non senza un po’ di dilettantismo, con il varcare ogni limite di correttezza politico-istituzionale andando a incontrare a Parigi uno dei capi dei gilet gialli, purtroppo proprio quello più discusso e “bombarolo” che è per la contestazione violenta al Governo, suscitando, così, le ire di Macron, per una tale inaudita interferenza e invasione di campo, innescando una crisi diplomatica senza precedenti tra i due Paesi.

Di quest’ultimo intoppo non sentivamo certo il bisogno, anche perché tra Francia e Italia non sono mai venuti meno i buoni rapporti, politici e commerciali (il rapporto export e import è a nostro favore per una decina di miliardi; molti marchi italiani sono stati acquistati o partecipati da aziende francesi; sono in corso trattative per Alitalia, Fincantieri e altro). Anche dal punto di vista culturale, come scriviamo qui sopra, i gemellaggi e gli scambi con l’Oltralpe sono sempre stati molti e proficui. Per noi l’amico e il partner principale è sempre stata la confinante Francia e non certo la Germania o la Spagna. A che pro, allora, menare colpi a destra e a manca, incrinando i buoni rapporti con i partner europei con i quali, comunque sia, avremo sempre a che fare? C’è sotto una strategia politica volta a difendere le scelte politiche ed economiche di questa maggioranza o ad accaparrarsi consensi elettorali? O si tratta, invece, solo di inesperienza, incompetenza o molta ingenuità da parte di qualcuno?

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