Editoriali
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L'insostenibile disinvoltura degli uomini della politica

Editoriale del direttore sulle vicende riguardanti i rimborsi spese di numerosi consiglieri regionali

Parole chiave: morale (2), rimborsi (1), politica (53), etica (8), costi politica (2), editoriale (50)
L'insostenibile disinvoltura degli uomini della politica

E’ finita anche su "youtube" l’improvvisata canzone “mutande verdi”, parafrasi della molto più nobile “montagne verdi”, portata al successo negli anni 70 da Marcella Bella, nella quale la cantante siciliana evocava con mesta nostalgia l’infanzia perduta. La nuova versione vuole invece, più banalmente, ricordare i boxer verdi acquistati a Boston dal Governatore leghista del Piemonte Roberto Cota, lo scontrino dei quali è finito come altri, a suo dire “per errore”, nella lista dei rimborsi spese.

Come è noto ammonta a 25.410 euro il conto delle spese che i magistrati torinesi contestano a Cota. Si tratta di denaro pubblico, erogato dalla regione Piemonte al gruppo consiliare della Lega Nord e speso con eccessiva leggerezza e in modo improprio. Così, dopo la sentenza del Tar del Piemonte che invalida le elezioni regionali del 2010 vinte dal Centrodestra, si può ben dire che ormai l’on Cota è rimasto in mutande. Almeno politicamente parlando. Perché di sicuro la Lega, alle prossime elezioni, finirà tra i banchi dell’opposizione, facendo naufragare il sogno di Maroni della macroregione del Nord.

Non che Cota sia l’unico politico “ingenuo” o afflitto da leggerezza. Anche in altre regioni altri partiti si son dati da fare. Nel lungo elenco di spese strane e ridicole c’è persino quella di un consigliere del Pd dell’Emilia che si è fatto rimborsare i 0,50 centesimi per l’uso del bagno pubblico. E, sempre a proposito di mutande, in Liguria una consigliera Idv si è comprata slip rosa a spese dei contribuenti, molti dei quali, da tempo, vuoi per la crisi economica, vuoi per l’ignavia della politica, in mutande son rimasti per davvero e più di qualche disoccupato non sa proprio da chi farsi rimborsare la bolletta del gas o lo scontrino del pane.
Deriva della moralità?
Convengo che parlando di queste cose c’è il rischio di sparare sul mucchio e cadere nel qualunquismo. La magistratura tirerà le somme e, fino ad allora, bisogna concedere a tutti gli indagati almeno il beneficio della buona fede. Il denaro pubblico, però, non può essere gestito con leggerezza e disinvoltura e tanto meno in modo disonesto, da nessuno. Oltretutto nel tempo dei forconi e della crisi che morde tante famiglie e pensionati, certi lazzi e disinvolture di politici e amministratori locali non fanno altro che gettare benzina sul fuoco della protesta popolare e dell’antipolitica.
Grazie a Dio, in molti casi la magistratura, bollata spesso come politicizzata da chi viene beccato con le mani nella marmellata, riesce a portare alla luce malefatte e malcostumi. Di per sé dovrebbe essere il sistema democratico ad avere in sé risorse e strumenti per controllare come viene gestito il denaro pubblico. La Corte dei conti fa quello che può, verificando spese e bilanci di Stato, Regioni ed Enti locali. Se manca però nella gente e nei loro rappresentanti il senso del bene comune e un’etica dell’onestà, i controlli serviranno a poco perché, controllori e controllati, finiranno per intendersi tra loro e faranno finta di non vedere.
Da noi la questione morale è andata da tempo alla deriva sacrificata sull’altare della governabilità e del compromesso. Si potranno anche cambiare le leggi elettorali e modificare la Costituzione ma, per la riforma dei costumi e della moralità, ci vuole ben altro, perché si tratta di rovesciare un sistema di vita, una cultura, una diffusa tentazione che prende un po’ tutti, quella cioè di arrangiarsi con piccole astuzie, sotterfugi e, in una parola, col cercare di farla franca. Per carità, sono cose queste che accadono in tutti i paesi del mondo. Da noi, però, sono più radicate a causa forse di quella storica avversione ottocentesca verso governanti e despoti dei vari regni e ducati e successivamente verso lo Stato unitario; di quella bolsa idea, non sempre infondata, che ci portiamo dentro, di uno Stato antagonista e un po’ arraffone e non di alleato coi cittadini.
Garanzie della democrazia
In una democrazia avanzata la dialettica tra maggioranza e opposizione dovrebbe essere una garanzia contro abusi e corruzioni. Da noi, purtroppo, a partire dagli anni ’70, hanno sempre regnato, seppur a corrente alterna, compromesso storico, consociativismo, inciuci e alleanze di vario genere, che hanno portato a legittimare o a sopportare, seppur tra qualche protesta ma senza mai porvi rimedio, ogni piegamento della politica agli interessi personali o di gruppo, al punto che, anche i movimenti politici che nascono per fustigare i “ladroni”, finiscono ben presto con l’adeguarsi al sistema, riducendosi tutt’al più a rimpiangere la perduta verginità dell’infanzia.

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