Editoriali
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La retorica sull'opposizione che non c'è

Uno degli argomenti più gettonati dai nostri politologi riguarda l’opposizione che, a loro dire, non darebbe segni di vita. Tutti, come fosse una moda, ripetono come un mantra che l’unica opposizione si trova soltanto dentro la maggioranza gialloverde, per i continui litigi, veri o artificiosi che siano, che la scuotono.

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La retorica sull'opposizione che non c'è

Nei talk show giornalistici, in onda su tutte le reti televisive, gli argomenti più discussi sono le divergenze interne alla maggioranza gialloverde, l’immigrazione e l’economia. Sul primo aspetto c’è solo l’imbarazzo della scelta e a tenere la scena sono sempre Salvini e Di Maio, ai quali ora si aggiunge il guru pentastellato Di Battista. Lega e M5S litigano su tutto (dalla Tav al Venezuela) e sembra siano sempre sull’orlo di una crisi di governo. Non è così. Nonostante i vaticini – a dire il vero sempre più prudenti - della solita quindicina di politologi ed esperti di economia che passa repentinamente da un salotto televisivo all’altro. L’unica cosa evidente è l’ormai cronica crisi di nervi tra gli alleati. La coalizione, però, cercherà di tirare avanti fino alle elezioni Europee di maggio; poi ognuno, in base ai risultati, vedrà che cosa gli conviene fare. Ogni problema, quindi, è rinviato a dopo: recessione economica, manovra correttiva sui conti pubblici, grandi opere, ecc. Per il momento i due partner di governo hanno caparbiamente portato a casa i principali provvedimenti bandiera su cui hanno incentrato la campagna elettorale del 2018 e con i quali sperano di andare all’incasso alle elezioni Europee: “riforma” delle pensioni per entrambi, e poi reddito di cittadinanza per Di Maio e decreto sicurezza e immigrazione per Salvini.

Il quale Salvini, oltre che godere di ottima salute politica e spopolare nelle piazze e sui social, sta portando via consensi sia a Forza Italia che all’alleato di governo M5S. E’ ormai evidente che la stella Di Maio si è appannata di molto e che tutto il Movimento si trova in grande sofferenza di identità, anche per divergenze interne.

 

Quale opposizione?

Uno degli argomenti più gettonati dai nostri politologi riguarda l’opposizione che, a loro dire, non darebbe segni di vita. Tutti, come fosse una moda, ripetono come un mantra che l’unica opposizione si trova soltanto dentro la maggioranza gialloverde, per i continui litigi, veri o artificiosi che siano, che la scuotono. Ormai invale la retorica sul Partito democratico che non c’è; che è scomparso dalla scena politica, tutto intento a leccarsi le ferite della sconfitta elettorale e in confusione di idee e di progetti, tenuto in ostaggio dalle bizze di Renzi e dei suoi. In parte è vero, anche se il Pd non ha mancato nelle poche sedute parlamentari di dire la sua e anche di contestare duramente certi provvedimenti. Di sicuro, non si è mosso più di tanto nelle piazze e nella società civile proprio per le difficoltà interne e la poca chiarezza politica. Su alcuni temi poi, quali reddito di cittadinanza e immigrazione, si è trovato spesso spiazzato e balbuziente.

 

La difficile gestazione del partito democratico

Va detto che il Partito democratico, nonostante la confusione interna e l’irrisione e il compatimento dei più, anche di tanti suoi vecchi supporter, sorprendentemente, almeno stando ai sondaggi, non sarebbe in caduta libera, come invece lo è Forza Italia, ma si attesterebbe da molti mesi su un 17-18%. Forse basterà che il partito ritrovi un nuovo leader e, soprattutto, elabori una linea politica convincente, perché il consenso riprenda, grazie al probabile rientro di tanti voti che erano migrati verso M5S e Lega. Questo nella speranza che Renzi non intralci il tentativo di ricompattare il partito e di poter recuperare, oltre che una certa sinistra, anche gruppi e movimenti della società civile. In ogni caso, la gestazione del “nuovo” Pd è assai dolorosa e non è detto che le speranze di una sua rinascita non vengano frustrate da un aborto. Ammesso che già alle primarie di marzo, uno dei tre candidati tra Zingaretti, Martina e Giacchetti, risultati i più votati tra gli iscritti, superi il 50% (diversamente il segretario lo deciderà il Congresso nel quale Renzi dovrebbe contare ancora molto), resta, tuttavia, da capire quale sarà il progetto con cui si presenterà alle Europee e con quale lista o listone. Il tempo a disposizione, però, non è molto.

 

Il declino di Forza Italia

Forza Italia, invece, stando ai sondaggi, è in calo costante e avrebbe perso metà del consenso ottenuto alle ultime elezioni. Berlusconi ormai, forse anche per l’età e le vicende giudiziarie, ha perso smalto e carisma enon sarà certo candidandosi alle Europee che potrà riscattare il partito. In questi anni il “cavaliere” si è “mangiato” tanti suoi alleati, primo fra tutti Gianfranco Fini con Alleanza nazionale. Ha anche divorato qualunque possibile erede del suo impero politico. Ora, per la solita nemesi storica, gli altri gli stanno cannibalizzando FI, che corre il rischio di scomparire se Salvini sarà nelle condizioni di poter fare a meno definitivamente dell’alleato di centrodestra. Berlusconi è stato un solitario al comando di un grande progetto politico, ma non ha saputo né voluto avere alcun delfino o competitore interno, né tanto meno stature politiche di rilievo. Ora raccoglie pochi frutti e tante spine e il florido giardino in cui si beava corre il rischio di trasformarsi in un arido deserto.

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