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Lavoro e dignità della persona

Ha fatto notizia l’intervista rilasciata da Gabriel Omar Batistuta, 50 anni, ex attaccante della nazionale argentina, di Fiorentina e Roma, nella quale diceva che intende far crescere i suoi figli educandoli alla dignità del lavoro e non alla bella vita e al trovar tutto facile. E’ per questo che uno di loro, oltre che studiare, lavora come commesso in una copisteria.

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Lavoro e dignità della persona

Ha fatto notizia l’intervista rilasciata da Gabriel Omar Batistuta, 50 anni, ex attaccante della nazionale argentina, di Fiorentina e Roma, nella quale diceva che intende far crescere i suoi figli educandoli alla dignità del lavoro e non alla bella vita e al trovar tutto facile. E’ per questo che uno di loro, oltre che studiare, lavora come commesso in una copisteria. Il noto calciatore e sua moglie ritengono che l’educare i figli al lavoro e all’impegno e l’indicare loro la strada giusta per guadagnarsi nella vita dignità e felicità siano un regalo che fanno loro; l’indicare la strada giusta siano un regalo per la loro dignità e felicità. A dire il vero, non è l’unico ricco e benestante famoso ad aver fatto questa scelta. Altri, come ad esempio il super miliardario Bill Gates, hanno voluto che i figli facessero, come si suole dire, la gavetta. Nel caso di Batistuta la gavetta il figlio non la fa però nelle aziende o nel settore di investimenti della famiglia, ma come commesso in un negozio qualunque.

Si potrebbe sempre obiettare che i figli dei ricchi, anche se vanno a lavorare, possono sempre contare sulla rete di protezione che offre loro la famiglia; un paracadute pronto ad aprirsi se le cose non filano per il verso giusto. E, comunque vada, prima o poi, il patrimonio domestico passerà nelle loro mani.

Tutto può succedere, anche che i figli di Gabriel Omar Batistuta (auguriamo loro di no), a un certo punto della vita, prendano una strada diversa da quella indicata loro dai genitori e si lascino andare allo spreco; a una vita fatta di automobili di lusso, sregolatezze e ostentazione della ricchezza e dei suoi status symbol, in evidente dispregio dei poveri.

Per questo è necessario che la famiglia cerchi di educare i figli a un certo stile di vita, anzitutto con il buon esempio, confidando che questo serva a far sì che essi crescano bene e moralmente “sani”, non spocchiosi e viziati, con atteggiamenti a volte sprezzanti verso quei coetanei, meno fortunati, che riescono a mala pena a finire le scuole superiori e mancano del minimo necessario per vivere una giovinezza dignitosa.

Pertanto, quello che di più conta, non è l’andare o meno a lavorare, ma che in famiglia si viva, nonostante le ricchezze di cui si può disporre, con una certa semplicità, puntando sui veri valori, avendo sempre attenzione verso i poveri, a chi è in difficoltà e alle buone relazioni con tutti, non solo con quelli dello stesso livello sociale.

 

Quando il lavoro nobilita

Spesso si dice che il lavoro nobilita l’uomo. Certamente, la scelta professionale (dove è possibile, perché oggi è già tanto trovare un lavoro), quella affettiva e quella vocazionale, inerente soprattutto all’elaborazione di un senso ultimo per la vita, incidono in modo pressoché determinante sulla felicità e sul “benessere” globale della persona.

Il lavoro lo è in modo particolare, perché permette, soprattutto a un giovane, di essere autosufficiente, di non dipendere sempre dai genitori e di fare progetti, anche affettivi, per il suo futuro, come quello di mettere su famiglia. Tuttavia, se il lavoro conferisce (o dovrebbe conferire) dignità, non sempre è vero che esso sia dignitoso. A volte, infatti, invece di promuovere la persona può arrivare a mortificarla, a farla sentire un oggetto in balia di chi la sfrutta; una pura merce di scambio e spesso senza alcuna sicurezza per il futuro.

Per questo il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, ha voluto chiamare, propriamente o meno, la sua iniziativa legislativa sul lavoro “Decreto dignità”. Ripromettendosi anche (condizioni economiche del Paese, permettendo) di arrivare a stabilire, come in quasi tutta Europa, un salario minimo orario garantito, che permetta alle persone un trattamento economico giusto e un po’ più dignitoso di quello in vigore in questo momento.

Certe società o aziende, infatti, non poche volte approfittano, senza remora alcuna, dello stato di necessità in cui si trovano numerosi giovani e tanti immigrati, disposti a qualunque lavoro e a qualunque condizione venga loro imposta, pur di raggranellare qualche euro al fine di sopravvivere.

Basta pensare ai fattorini in bicicletta, ai pony express, ai rider che ci portano la pizza in casa, agli stagionali nei campi o nelle serre.

Il lavoro certamente nobilita; bisogna, però, che sia dignitoso e che rispetti i diritti inalienabili della persona.

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