Editoriali
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Le provocazioni della Corea del Nord e le grandi potenze

Le politiche dell’Occidente verso i cosiddetti “Stati canaglia”, che rappresentano delle mine vaganti per gli equilibri mondiali, sono molto chiare. Tuttavia bisogna anche essere altrettanto chiari nel dire che i paesi militarmente più forti stabiliscono per gli altri regole che essi per primi non rispettano.

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Le provocazioni della Corea del Nord e le grandi potenze

Oltre che la paura per le possibili azioni terroristiche da parte dell’Isis, turbano di tanto in tanto il sonno dell’intero pianeta anche le politiche militari della Corea del Nord, guidata dal “Supremo leader”, il trentatreenne dittatore Kim Yong-un, tristemente famoso per le sue follie, che vanno dall’imporre ai giovani il suo originale taglio di capelli, alle raccapriccianti esecuzioni capitali di tanti suoi avversari e collaboratori.

La settimana scorsa il personaggio ha fatto ancora parlare di sé, perché il 7 febbraio ha autorizzato il lancio di un missile a lunga gittata per mettere in orbita - questa è la versione ufficiale - un satellite per le rilevazioni terrestri, contravvenendo così ad un bando dell’Onu, stabilito proprio per quel Paese, sull'uso di tecnologie balistiche. La Corea del Nord rivendica il proprio diritto allo sviluppo dello spazio per fini pacifici. I Paesi occidentali e quelli circostanti, però, ritengono che tale programma spaziale serva come pretesto per coprire dei test su un futuro sistema di missili a lungo raggio che potrebbe raggiungere anche gli Stati Uniti.

Come se non bastasse, tre giorni dopo, le agenzie di stampa battevano la notizia che il paese nordcoreano avrebbe riattivato un reattore nucleare in grado di produrre il plutonio necessario per costruire una bomba. Tanto è bastato per riaccendere polemiche e proteste.
L’ambiguità delle grandi potenze
Quelle di Pyongyang sono azioni provocatorie messe in atto da un paese che vive costantemente nella sindrome da accerchiamento e trova un po’ di tacita comprensione soltanto dalla Cina. Se alle spalle non ci fosse Pechino, probabilmente già da tempo gli Stati Uniti e i loro alleati sarebbero intervenuti come hanno fatto in Afghanistan e in Iraq, andando a impantanarsi di nuovo, dopo quasi 70 anni, oltre il 38° parallelo.
Le politiche dell’Occidente verso i cosiddetti “Stati canaglia”, che rappresentano delle mine vaganti per gli equilibri mondiali, sono molto chiare e vanno dall’azione diplomatica, agli embarghi, agli interventi e alle invasioni militari, al divieto assoluto di dotarsi del nucleare e di missili a lunga gittata. Va bene così. Gli scapestrati vanno tenuti a bada e a chi ha il grilletto facile va tolta la pistola. Forse non si può fare a meno di qualche sceriffo che vigili sui “quartieri” bassi del pianeta.
Tuttavia bisogna anche essere altrettanto chiari nel dire che i paesi militarmente più forti stabiliscono per gli altri regole che essi per primi non rispettano. Attualmente le testate nucleari disseminate nel pianeta sono oltre 20.000. Certamente molte di meno rispetto alle circa 70.000 del 1986, ma pur sempre tante per scatenare un’apocalisse. Stati Uniti, Russia, Francia, Cina (e altri 4-5 paesi come la Corea del Nord e Israele), hanno i loro arsenali nucleari. Alcuni dispongono pure di missili intercontinentali che possono lanciare da terra o dai mari, di armi chimiche, e poi di una infinità di satelliti di ogni genere (militari, spia, scientifici, comunicazioni…) che costellano la volta celeste e fanno concorrenza alle stelle. Chi vigila e controlla queste superpotenze? E dopo Hiroshima e Nagasaki, chi ci assicura che non ci sarà un altro “motivato” uso di qualche ordigno al fine di determinare una risoluzione rapida di un sanguinoso conflitto o per fermare una grave minaccia, evitando così, come s’era detto allora, un numero maggiore di vittime?
Fate quello che dicono…
I più forti non rinunciamo mai alle loro mire espansionistiche al fine di approvvigionarsi ricchezze e garantirsi fonti energetiche e sicurezza nazionale. Per far questo devono inevitabilmente servirsi della forza militare. Le guerre hanno l’obiettivo di conquistare qualcosa. E’ sempre stato così. Anche quando i vascelli delle potenze europee hanno cominciato a solcare i mari, mosse dal desiderio di scoprire e conquistare nuovi mondi. Per garantirsi però la rendita di posizione conquistata e conservare i nuovi equilibri mondiali, i più forti di turno sono costretti ad imporre agli altri il disarmo o un uso “controllato” delle armi e degli eserciti. E’ questione di sicurezza nazionale (la loro) e internazionale (anche la nostra).
Il nucleare però è una questione seria e riteniamo non sia lecito servirsene per controllare il resto del mondo e come deterrente per quei paesi che tentano di alzare la cresta. I frutti dei vari trattati di non proliferazione nucleare e per lo smantellamento degli arsenali atomici sono ancora modesti. Certo passi se ne sono fatti molti, ma le grandi potenze non rinunceranno mai a tenersi nascosto in cantina qualche missile di riserva. Sempre per la loro sicurezza nazionale. E’ quanto mai vero il detto evangelico: “Fate quello che vi dicono e non quello che fanno”.

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