Editoriali
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Lo scempio del pane (e della solidarietà)

Ci insegnavano anche a non gettare via alcun pezzo di pane e se da ragazzino ti rischiavi di farlo, la prima volta venivi rimproverato e la seconda ti prendevi, come minimo, un ceffone. Questa è la cultura da cui proveniamo. Sarebbe opportuno che tutti, dai governanti all’ultimo cittadino, ce ne ricordassimo bene.

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Lo scempio del pane (e della solidarietà)

Della triste vicenda, avvenuta la settimana scorsa, del trasferimento da parte del Comune di Roma di una settantina di persone Rom in una struttura situata nel quartiere periferico di Torre Maura, mi sembra vadano segnalate certe inconsulte reazioni, che mai avremmo immaginato e che, sicuramente, sono anche conseguenza del clima politico molto reattivo verso immigrati e minoranze, che sta avvelenando o inquinando il buon animo di tanta gente. Mi riferisco, in particolare, alla sconsiderata reazione di alcune persone che hanno impedito che a quelle 77 persone, tra le quali c’erano oltre trenta bambini, venisse portato da mangiare, al punto da gettare a terra il pane e calpestarlo, piuttosto che arrivasse a destinazione. Certamente sotto c’è tanta rabbia, perché in quel quartiere, uno tra i più degradati e dimenticati dalle istituzioni, molti residenti vivono di stenti e in una vera e propria emarginazione sociale. Ci sono però anche coloro, nel nostro caso elementi di estrema destra, che cavalcando i disagi della gente, colgono ogni pretesto per portare avanti la propria politica contro alcune minoranze, soffiando sul fuoco e non curandosi se, a certe sceneggiate e violente proteste, assistono sgomenti e impauriti, come è successo, anche i bambini delle malcapitate famiglie Rom.

 

Il disprezzo del pane

Ci insegnavano anche a non gettare via alcun pezzo di pane e se da ragazzino ti rischiavi di farlo, la prima volta venivi rimproverato e la seconda ti prendevi, come minimo, un ceffone. Questa è la cultura da cui proveniamo. Sarebbe opportuno che tutti, dai governanti all’ultimo cittadino, ce ne ricordassimo bene, soprattutto quei gruppi estremisti che si battono per mantenere pure e incontaminate la identità e la cultura del nostro Paese.

Il pane è “sacro”. Per i più poveri, almeno qui in Occidente, è l’elemento essenziale per sopravvivere. Porta con sé anche un grande valore simbolico ed evocativo, perché in qualche modo racchiude ed esprime la storia di un popolo, quella dei tempi della miseria e quella dei tempi del benessere; la speranza di non dover patire o morire per la fame. Per molti, anche oggi, avere un po’ pane e di latte è una benedizione, soprattutto per i bambini. A Torre Maura, purtroppo, un pugno di facinorosi ha impedito persino questo.

 

Davide contro Golia

Va detto che soltanto 200 persone sulle circa 20.000 del quartiere, supportate o sobillate anche da militanti di estrema destra che fanno capo a Casa Pound (i quali, secondo la sindaca di Roma Virginia Raggi, hanno creato un clima di odio e di terrore), sono scese in strada per protestare contro il trasferimento dei Rom. Tanti altri non erano d’accordo con la manifestazione, come il ragazzo di 15 anni, Simone, rimasto turbato dallo scempio del pane del giorno prima, che in modo educato e intelligente ha affrontato personaggi un po’ forzuti dell’estrema destra, come fece Davide con Golia, per dire che a lui non stava affatto bene che ogni volta si desse addosso alle minoranze e che si facesse leva sulla rabbia della gente per i propri interessi di parte. “Secondo me - ha detto - nessuno dovrebbe rimanere indietro, né italiani, né africani, né Rom, né qualsiasi altra persona”. Parole sacrosante, che hanno messo a nudo come a certe persone, nello specifico quelli della destra radicale, se togli loro la sicurezza che viene dall’esibire fisicità e muscoli, di fronte alle sensate e disarmanti argomentazioni addotte da un adolescente, rimangono spiazzate e fanno pure brutta figura. Parole coraggiose per le quali la sinistra italiana, che non era presente a Torre Maura, dovrebbe un po’ arrossire e che, a sua volta, la destra dovrebbe evitare di commentare, aggiungendo sferzanti giudizi sui Rom che sarebbero tutti sfaccendati e ladri.

Una vittoria di Pirro

Ora alcuni abitanti di Torre Maura e i militanti di Casa Pound esultano perché il Comune di Roma che, detto per inciso, ha gestito male fin dall’inizio la faccenda, ha trasferito i Rom in altre parti della periferia (ove prontamente si sono trasferiti i soliti mestatori). Proprio come si spostano qua e là i sacchi di patate. Purtroppo, certe battaglie vinte sulla pelle dei più deboli, se al momento portano a qualcuno consensi e tanti applausi nei talk show, prima o poi si tramutano in vittorie di Pirro, e il fuoco che è stato attizzato soffiandoci sopra, al primo cambiar di direzione del vento te lo ritrovi addosso e puoi rimanere bruciato.

Il Ministro dell’Interno nel dichiarare, giustamente, il suo no a ogni forma di violenza e che “il pane è sacro e non si tocca”, si è sentito in dovere di aggiungere che “siamo stufi di sprecare i soldi degli italiani per chi sta tutto il giorno a far niente o, quando va male, ruba”. Parole pesanti, anche se elettoralmente redditizie, e assai ambigue, con le quali egli cerca in qualche modo di accontentare sia coloro che sono contrari alla violenza e a ogni forma di emarginazione, sia quelli che non ne vogliono sapere, a prescindere, di africani, nomadi e minoranze e propugnano una società perfetta e ordinata, secondo le loro regole e ideologie. Oggi, purtroppo, la strategia del doppio forno o del dare un colpo al cerchio e uno alla botte funziona e, per il momento, rende anche bene. La gente però non difetta di intelligenza.

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