Editoriali
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Prato, una triste vicenda

Era dal 2017 che, in quel di Prato, un ragazzino appena tredicenne, frequentava a domicilio, per ripetizioni, una donna di 35 anni, sposata e già madre di un figlio. Purtroppo, l’insegnante (il suo lavoro principale, in realtà, è quello di infermiera), oltre che a far apprendere al ragazzo l’inglese, lo ha anche iniziato all’esercizio del sesso, rimanendo incinta e diventando madre di un bambino che ora ha circa 5 mesi.

Era dal 2017 che, in quel di Prato, un ragazzino appena tredicenne, frequentava a domicilio, per ripetizioni, una donna di 35 anni, sposata e già madre di un figlio. Purtroppo, l’insegnante (il suo lavoro principale, in realtà, è quello di infermiera), oltre che a far apprendere al ragazzo l’inglese, lo ha anche iniziato all’esercizio del sesso, rimanendo incinta e diventando madre di un bambino che ora ha circa 5 mesi. Per quel ragazzo, purtroppo, come era prevedibile, l’esperienza vissuta si è trasformata in qualcosa di traumatico che non ha potuto nascondere ai genitori. Ora ci penseranno servizi sociali e psicoterapeuti a tentare di ricomporre ciò che in lui è andato in frantumi; a fargli recuperare fiducia in se stesso e negli altri; a comprendere le autentiche dimensioni del vero amore. Resta, però, il dramma di una innocenza ferita e rubata troppo presto; di una adolescenza saltata a piè pari; della responsabilità di una paternità, per ora, impossibile da esercitare.

Occorre precisare che per l’età molto bassa del minore, la legge esclude che da parte sua possa esserci stato consenso pieno in quanto, alla capacità fisica di esercitare la sessualità, non corrisponde ancora un’adeguata maturità psico-affettiva e relazionale.

La responsabilità grava perciò tutta sulla donna, con l’aggravante che ella, approfittando del ruolo di insegnante/educatrice, ha abusato di quel ragazzo e, a quanto sembra, ha cercato con ricatti affettivi e psicologici, di impedirgli di interrompere un così surreale e scabroso rapporto, divenuto per lui ormai insopportabile e ingestibile.

 

La sfida del proibito

Nella vicenda, purtroppo, si sono mescolati due elementi che, se uniti, possono costituire una miscela esplosiva: la comprensibile curiosità circa le cose del sesso di un ragazzino in piena e precoce pubertà, e le pulsioni di una adulta, forse assalita dal desiderio di prendersi un frutto proibito, ancorché acerbo. Il tutto facilitato o favorito da un contesto “domestico” e fuori da occhi indiscreti e da possibili sospetti, quale può essere la casa di una insegnante che dà ripetizioni. Abusi su minori capitavano anche in passato e, purtroppo, continuano anche oggi, forse con maggiore intensità e spregiudicatezza, non solo a causa del così detto “turismo sessuale”, ma anche tra le mura domestiche.

 

Adolescenti per sempre

E’ chiaro che un discorso andrebbe fatto sulla maturità di questa donna e su tanti altri adulti solo anagraficamente. Tutto si può dire di lei, ma non certo che, almeno in questo frangente, si sia comportata da adulta responsabile. Forse, come alcuni genitori che abbiamo modo di incontrare, anche lei è rimasta ferma all’adolescenza, alla così detta “età incompiuta” e, per motivi personali, familiari o socio-culturali, non è riuscita a fare del tutto il passaggio all’adultità. Oggi si parla di persone che vivono un’eterna sindrome di Peter Pan; che hanno paura di diventare grandi e si cullano nella finzione di una eterna giovinezza. Ci sono sempre più genitori che si comportano e ragionano come i loro ragazzi adolescenti. Questo è un problema serio, sia per i figli, i quali hanno bisogno invece di relazionarsi con adulti veri e significativi; sia per le Istituzioni sociali e civili, in primis la scuola, che hanno altrettanto bisogno di interlocutori maturi e responsabili, con i quali stringere un’alleanza educativa.

 

Fidarsi è bene, vigilare è meglio

La vicenda, però, mette in luce anche un altro problema, quello della necessità da parte dei genitori di esercitare una vigilanza attenta, seppur discreta, sui figli; di non fidarsi ciecamente né di loro, perché sono bravi a raccontarla e a farla franca, né delle persone e degli ambienti che frequentano, in particolare di quello poco controllabile dei social network.

Purtroppo, mentre le scuole, le palestre, i gruppi sportivi, ricreativi o parrocchiali, sono luoghi “pubblici” e, quindi, si presume controllabili per la presenza di altri e perché spesso sono dotati di qualche regolamento, la frequentazione, invece, della casa di un insegnante da parte di un singolo ragazzo/a per ricevere ripetizioni, non è soggetta ad alcun controllo, o normativa, o altro che possa in qualche modo garantire su quanto avviene tra un adulto e un minore. Una situazione, questa, un po’ anomala, dal momento che ad altre categorie di persone non è consentito esercitare la professione nei locali della propria abitazione privata.

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