Editoriali
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Presepi della discordia

Come avviene per il crocifisso nelle aule, il presepio, simbolo di pace e di fratellanza voluto da san Francesco, ha acceso lo scontro ideologico e il buon senso è andato in soffitta. In Italia siamo fatti così: tutto serve per far caciara e buttare alle ortiche le cose più belle che connotano la nostra identità e tradizione culturale.

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Presepi della discordia

Puntuali ogni anno arrivano le polemiche sull’allestimento del presepio nelle scuole. In nome di una certa laicità e della presenza nelle classi di studenti immigrati di altre confessioni religiose, alcuni presidi danno disposizioni affinché questa tradizione ormai millenaria venga tolta dalla circolazione, così come canti e recite varie; altri invece chiedono espressamente di farli. Notiamo però che altre iniziative importate con tanto zelo e sollecitudine da altri contesti culturali, come ad esempio halloween, vengono incentivate senza alcuna obiezione.

Evidentemente, come avviene per il crocifisso nelle aule, il presepio, simbolo di pace e di fratellanza voluto da san Francesco, ha acceso lo scontro ideologico e il buon senso è andato in soffitta. In Italia siamo fatti così: tutto serve per far caciara e buttare alle ortiche le cose più belle che connotano la nostra identità e tradizione culturale. Il ridicolo però non ha limiti, al punto che qualcuno non vuole nemmeno portare gli studenti a visitare certi musei o mostre, perché molte opere d’arte ivi esposte sono quasi tutte a carattere religioso. Un patrimonio artistico che nel mondo tutti ci invidiano diventa così qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi. E così veniamo a sapere che una scuola elementare di Firenze si è spinta fino a cancellare una visita programmata ad una mostra che esponeva quadri di Chagall, Van Gogh, Picasso e Matisse perché i crocifissi, rappresentati nelle loro opere, potevano urtare la sensibilità dei non cattolici.
Forse che portando i ragazzi in gita nelle grandi città dovremmo bendarli affinché non vedano le tante chiese e i tanti simboli religiosi disseminati nel nostro Paese? Si arriverà forse anche a predisporre nei musei percorsi particolari in modo che ai non cristiani venga evitato ogni contatto visivo con quadri e sculture della nostra tradizione religiosa?
Una laicità a senso unico
Alcuni invocano come motivo di tanta avversione ai simboli religiosi del cristianesimo la laicità della scuola e dello Stato, portando come esempio tutti gli altri paesi europei, in questo, a loro dire, molto più “progrediti” dell’Italia.
Peccato che i discorsi, peraltro tutti da approfondire, si fermino al presepio o ad altre iniziative religiose, dimenticando volutamente di dire che tutti gli altri paesi dell’Europa sono molto più progrediti di noi anche nel finanziamento delle scuole paritarie. Dalla Spagna alla laicissima Olanda, alla Francia le scuole, pubbliche o private che siano, possono godere degli stessi finanziamenti, così da rendere effettivo il pluralismo scolastico e sottrarre, di fatto, l’istruzione al monopolio dello Stato.
La vera laicità consiste nel togliere ogni riferimento religioso, oppure è qualcosa di più serio e meno folcloristico? Bisognerebbe che in certe vicende, soprattutto dove ci sono di mezzo i bambini, si potesse lasciare da parte personali visioni ideologiche e anticlericali. Purtroppo questo da noi, a volte, è quasi impossibile e qualcuno fa di tutto per trascinare la piazza nella mischia.
Il buon senso
Capisco la particolare situazione in cui si trovano certe classi dove è preponderante la presenza di alunni di religione mussulmana.
Non sono però tali divieti a favorire la loro integrazione nel nostro Paese. Nulla toglie che in altre circostanze venga data agli immigrati la possibilità di esprimere canti e simboli delle loro tradizioni, in modo che le varie culture e religioni si conoscano, si rispettino e si creino così le premesse per una società davvero multietnica, multiculturale e multireligiosa. Il buon senso aiuta a superare tanti steccati.
In ogni caso, non possiamo come cristiani ingaggiare battaglie e creare ulteriori divisioni degli animi in nome di simboli religiosi, seppur importanti e caratteristici della nostra tradizione. Tanto più se nel contenzioso si inseriscono strumentalizzazioni da parte di gruppi o partiti.
Bisogna anche sapersi fermare, ragionare e dialogare. La cultura cristiana va sostenuta più che difesa. E questo lo si fa anzitutto vivendo da cristiani. Magari andando a messa e vivendo il Vangelo e le esigenze della carità.

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