Editoriali
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Senso delle istituzioni e unità del Paese le due vie di Mattarella

Sarà forse il Presidente che chiuderà, se mai c’è stata, la seconda Repubblica e traghetterà il Paese verso una nuova stagione. Chi temeva di morire berlusconiano, ora dovrà rassegnarsi al male minore di morire democristiano.

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Senso delle istituzioni e unità del Paese le due vie di Mattarella

L’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica ha avuto un consenso pressoché unanime. Anche coloro che per motivi politici e di partito non lo hanno votato, ne riconoscono l’alta statura morale e istituzionale. Un uomo tutto d’un pezzo, con la schiena dritta, non certo incline a compromessi di bassa bottega politica. Schivo e lontano dai riflettori - cosa che non guasta di questi tempi, nei quali c’è la smania di farsi notare - ha una storia personale e familiare che lo accredita come un uomo che ha contribuito a fare l’Italia nella sua parte migliore.

Significativo è il suo primo pensiero alle difficoltà e alle speranze dei concittadini e il gesto simbolico della visita alle Fosse Ardeatine, esplicitato con chiare parole sulla necessità di lavorare per una Europa unita, condizione indispensabile per battere coloro che vogliono trascinare tutto e tutti in una nuova stagione di terrore.

Unanime è anche il giudizio che questa elezione sia il frutto della genialità tattica e politica (“Schiacciante sfoggio di abilità e forza politica”, scrive il “Financial Times”) del giovane premier Matteo Renzi il quale, con un colpo da maestro, ha ricompattato (almeno per ora) il Partito democratico, accentuato le divisioni in Forza Italia e isolato nella loro anacronistica irriducibilità Cinque stelle e Lega. Riuscendo, in più, a portare al Colle un cattolico, ex democristiano e popolare. Mattarella, uomo della prima Repubblica, per il cantiere che è in corso sulle riforme istituzionali, sarà forse il Presidente che chiuderà, se mai c’è stata, la seconda Repubblica e traghetterà il Paese verso una nuova stagione.
Chi temeva di morire berlusconiano, ora dovrà rassegnarsi al male minore di morire democristiano.
Il senso delle Istituzioni
L’elezione del Presidente, massima carica istituzionale del nostro ordinamento repubblicano, richiama necessariamente il tema delle istituzioni, del loro valore e della necessità di salvaguardarle.
Di sicuro Mattarella, finora giudice costituzionale, si adopererà in ogni modo affinché sia promossa e recuperata la cultura della legalità, della solidarietà e del rispetto delle istituzioni, le quali devono sempre rimanere a servizio del bene comune e della difesa dei più deboli e mai asservite a interessi di parte e di lobby economiche.
E’ evidente che il problema non riguarda solamente i politici e tutti coloro che sono preposti al governo della cosa pubblica, ma anche ogni cittadino, adulto o ragazzo che sia; ogni aspetto e ogni iniziativa che costituiscono la vita del nostro Paese e possono concorrere a rinsaldare o demolire l’identità di una nazione.
E’ necessario che tutti, attraverso la formazione e il rispetto delle regole, in primis coloro che hanno responsabilità educative e di governo, maturiamo sul senso delle istituzioni e nella coscienza della loro fondamentale importanza per la pace sociale e per l’ordinato svolgersi della civile convivenza.
L’unità del Paese
Il nuovo Presidente dovrà certamente lavorare, dopo un ventennio di laceranti tensioni e conflitti tra berlusconiani e antiberlusconiani, alla riconciliazione e all’unità nazionale, abbattendo steccati che si sono radicati anche dentro il mondo cattolico e nelle stesse comunità cristiane.
Su questo versante la politica dei partiti è stata davvero “sporca”, perché è riuscita a dividere gli animi anche dentro una stessa famiglia e a promuovere la cultura della delegittimazione.
Per questo è significativo l’augurio che gli ha rivolto papa Francesco: “auspico che ella possa esercitare il suo alto compito specialmente al servizio dell’unità e della concordia del Paese”, nonché “una illuminata azione di promozione del bene comune nel solco degli autentici valori umani e spirituali del popolo italiano”.
E’ questo anche il nostro augurio.
In un Paese dove, nonostante la presenza di una sostanziale vocazione europeista, il localismo e il corporativismo sono continuamente tentati di prevalere sugli interessi comuni e sull’unità nazionale, e dove i grandi valori della tradizione culturale cristiana corrono il rischio di essere emarginati e persino scardinati dalla vita del nostro popolo e dell’Occidente, si rendono necessari uomini e donne che, nei diversi contesti e nelle istituzioni in cui operano, sappiano coniugare con intelligenza e sapienza le esigenze di libertà e di rispetto delle diversità, con quelle del bene comune e di un vero progresso morale e civile del Paese.

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