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Terrorismo: è caduto anche l'ultimo confine

Quanto è avvenuto martedì scorso in Francia, in una parrocchia della diocesi di Rouen in Normandia ad opera, a quanto sembra, di due militanti dell’Isis, segna una svolta e uno spartiacque nella guerra dichiarata dallo Stato islamico. Non dobbiamo abbassare le braccia davanti alla violenza o, come scrivono i vescovi italiani, arrenderci alle logiche di chiusura e di vendetta ma continuare invece a lavorare per una società riconciliata e aperta alla speranza.

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Terrorismo: è caduto anche l'ultimo confine

Quanto è avvenuto martedì scorso in Francia, in una parrocchia della diocesi di Rouen in Normandia ad opera, a quanto sembra, di due militanti dell’Isis, segna una svolta e uno spartiacque nella guerra dichiarata dallo Stato islamico (sorto nel 2014 nell'ambito della guerra civile siriana e dell'insurrezione irachena, contro i leader “crociati occidentali” e il “regno della croce”, ed assume un valore altamente simbolico.

L’uccisione, mediante il macabro rituale dello sgozzamento, dell’ottantaseienne sacerdote Jacques Hamel mentre stava celebrando la messa è, forse, l’ultima tappa dell’escalation della strategia terroristica di Al Qaeda e del Califfato (che secondo molti analisti si stanno saldando), secondo la quale va distrutto e destabilizzato tutto ciò che ha attinenza con il mondo occidentale, i suoi alleati, i suoi simboli. Si è partiti dagli attentati alle caserme, alle basi militari e alle ambasciate, per passare al sequestro e all’ostentata esecuzione di cittadini stranieri, fino al massacro di civili e turisti nei luoghi più frequentati e più disparati, come è avvenuto nel centro turistico di Nizza, per approdare, infine, alle chiese frequentate dai fedeli e alle figure simbolo del cristianesimo. Purtroppo, di fronte a tanti esecrabili attentati e ad altrettante barbare esecuzioni, c’è il pericolo che in noi si insinui una certa assuefazione che, unita alla rassegnazione, può portare a ritenere superflua ogni parola di condanna e inutile ogni tentativo di dialogo e di riconciliazione.

 

Sconcertati ma non sorpresi

Di quanto accaduto in Normandia siamo certamente sconcertati, ma non sorpresi. Le ideologie legate ad ogni fondamentalismo,religioso o politico-economico che sia, hanno una logica interna perversa che arriva a giustificare l’eliminazione anche fisica di chiunque stia dall’altra parte, senza distinzione alcuna, perché nessuno è innocente.
Al tempo stesso hanno bisogno di consolidare il loro potere seminando paura e insicurezza in ogni direzione e situazione.
Oggi alla ribalta c’è l’Isis. Ieri c’erano il fascismo e il nazismo, che molti ancora oggi vorrebbero negare, i quali non hanno avuto remore nell’eliminare anche preti e suore in quanto figure simbolo del cristianesimo e della carità, mediante il macabro rituale delle impiccagioni, delle camere a gas e dei forni crematori. Prima ancora c’erano i vari despoti e re cristiani che, strumentalizzando persino il nome di Dio, ne combinavano di tutti i colori e non mancavano certo di fantasia nell’inventare macabri rituali per giustiziare chiunque in qualche modo si mettesse di traverso o contestasse il loro potere assoluto.
Niente di nuovo sotto il sole: il potere e l’ideologia possono trasformare l’uomo in una bestia assetata di sangue e fargli smarrire il lume della ragione.
Imprevedibilità della follia
Ora si cerca di capire se i due “invasati” attentatori della chiesa di Saint-Etienne fossero militanti dell’Isis o, come nel caso di Nizza e Monaco di Baviera, “lupi solitari” in preda ad uno squilibrio “estivo”. Di sicuro sappiamo che, al momento dell’irruzione delle forze speciali francesi, i due assalitori hanno gridato “Daesh”, acronimo arabo di Isis, e che lo Stato islamico ha rivendicato l’attacco affermando che è stato compiuto da due “soldati” del gruppo.
In ogni caso gli invasati e gli squilibrati, che agiscono individualmente o in gruppo, ci saranno sempre e nessuno potrà prevedere quando, dove e come daranno sfogo alla loro follia omicida.
Per questo rimanere paralizzati, evitando di frequentare luoghi affollati o di viaggiare, non serve a niente. Sarebbe, anzi, fare il gioco degli artefici della strategia del terrore, oltre che morire anzitempo. Dobbiamo imparare a convivere con l’insicurezza e anche con il timore che qualcosa vada storto, ma mai perdere la fiducia nella vita e negli altri.
Non dobbiamo abbassare le braccia davanti alla violenza o, come scrivono i vescovi italiani, arrenderci alle logiche di chiusura e di vendetta ma continuare invece a lavorare per una società riconciliata e aperta alla speranza. A noi cristiani, da parte del vangelo, non è data altra possibilità.
Alle Istituzioni e alle Forze dell’ordine, invece, spetta il compito, doveroso, di vigilare sulla sicurezza di tutti noi, anche rafforzando la collaborazione tra paesi europei, a cominciare dai loro servizi di intelligence.
Nella consapevolezza che andranno investite e, se necessario, aumentate le risorse pubbliche.

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