Editoriali
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Un supplemento di responsabilità

E’ doveroso che tutti ci facciamo maggiormente carico delle conseguenze che può ancora scatenare questo virus, non abbassando la guardia. Si tratta di responsabilità verso la nostra salute e quella degli altri, specie dei più fragili e a rischio. Ma anche di senso civico, di responsabilità verso la società e il bene comune.

Parole chiave: editoriale (49), coronavirus (807), covid-19 (39), fase 2 (15)
Un supplemento di responsabilità

Anche in Veneto il Covid-19, dopo un periodo di tregua, ha ripreso a diffondersi. Sembra proprio che il virus, che circola ancora, continui a mantenere tutta la sua aggressività. Purtroppo, senza un vaccino siamo in sua balia e, purtroppo, anche dell’irresponsabilità di tante persone, non solo giovani. Ormai sono quotidiane la segnalazione e la documentazione di assembramenti, feste e drink party, in cui i partecipanti sono incuranti del contagio. Ci sono scene di abbracci, feste e affollamenti che a volte fanno rabbrividire e ci portano a dire che non è servita a molto la drammatica lezione che abbiamo subito nei mesi scorsi. Tutti hanno fretta di ritornare alla normalità, per recuperare quello a cui si è dovuto rinunciare durante il lockdown e operando una rimozione o cesura del passato.

E’ doveroso che tutti ci facciamo maggiormente carico delle conseguenze che può ancora scatenare questo virus, non abbassando la guardia. Si tratta di responsabilità verso la nostra salute e quella degli altri, specie dei più fragili e a rischio. Ma anche di senso civico, di responsabilità verso la società e il bene comune. Il costo in termini economici e lavorativi, che la chiusura di scuole e attività produttive ha causato, lo pagheremo per diversi anni. Purtroppo, viviamo il paradosso che proprio i più giovani, che oggi sembrano spensierati e poco responsabili di fronte al rischio della ripresa del contagio, pagheranno domani un conto salato, perché potranno trovarsi in difficoltà o “scoperti” dal punto di vista lavorativo, pensionistico, sanitario.

I debiti di oggi e quelli di ieri andranno comunque onorati, altrimenti si dovrà sempre più e per molto tempo tirare la cinghia, cambiare drasticamente e al ribasso i nostri stili di vita e rassegnarci a contare sempre meno tra i partner europei. Nessuno ci farà sconti né ci regalerà niente.

 

La scuola

Io sono tra quelli che ancora si muovono con molta cautela, cercando di rispettare le norme circa l’uso della mascherina e il distanziamento. Forse perché mi sento un po’ più a rischio di altri, ma anche perché, gestendo un istituto di 1.400 alunni, mi sento pesare sulle spalle una grande responsabilità in vista della riapertura delle scuole a settembre: le leggerezze di oggi possono bloccare tutto tra qualche mese. Una ripresa significativa di focolai potrà vanificare il lavoro impegnativo che nelle scuole si sta facendo in questo tempo estivo per trovare e sistemare spazi e aule sufficienti (un vero rompicapo) per accogliere il ritorno dei ragazzi a scuola. Possibili restrizioni da parte delle autorità sanitarie, dovute alla poca responsabilità di noi cittadini, potrebbero mandare a gambe all’aria un altro anno scolastico con conseguenze nefaste per la scuola, la cultura e le famiglie. La scuola italiana, già di per sé traballante e da tempo in crisi, è quella che maggiormente ha pagato lo scotto dell’epidemia: dal ponte di Carnevale è stata “semplicemente” chiusa e, tolti i guizzi e le dichiarazioni spesso stravaganti della ministra Azzolina, nessuno nel Governo si è impegnato a cercare, come è avvenuto in altri Paesi, qualche soluzione, almeno parziale e provvisoria, al fine di limitare i danni. Si è ritenuto che la scuola, non essendo per molti una attività economica-produttiva, potesse rimanere benissimo chiusa anche dopo la prudente riapertura di imprese e attività commerciali, confidando nella comprensione delle famiglie.

 

La chiesa

Lo stesso è avvenuto per le attività religiose e pastorali delle parrocchie: la pletora di tecnici ed esperti consulenti del Governo, ha ritenuto che potessero essere tra le fonti principali dei contagi e, non avendo una rilevanza produttiva per il Paese, potessero benissimo rimanere chiuse il più a lungo possibile. Come Chiesa abbiamo accolto con sofferenza e non senza qualche timida protesta questa chiusura totale. E anche ora che è finita l’emergenza, le autorità civili ci obbligano a rispettare norme severe (come quella di poter far entrare al massimo 200 persone in chiesa, a seconda della grandezza, per evitare assembramenti all’esterno!), contraddittorie se solo pensiamo all’incapacità delle autorità di farle rispettare nei locali pubblici, nelle spiagge, nella movida serale, nei weekend cittadini. Noi abbiamo obbedito a queste pesanti restrizioni per il nostro senso di responsabilità verso lo Stato e il bene comune; lo abbiamo fatto anche a costo di patire contestazioni interne da parte di gruppi e singole persone, che accusavano apertamente i vescovi di aver capitolato di fronte all’autorità politica.

 

La famiglia sempre dimenticata

Con la scuola anche la famiglia corre il rischio, molto più serio e preoccupante, di andare a gambe all’aria e con essa il futuro del nostro bel Paese, destinato sempre più a convertire le scuole in case di riposo. Da tempo, anno dopo anno, nascono sempre meno bambini, al punto che ormai quanto alla natalità siamo in Europa il fanalino di coda e ora, a motivo dell’epidemia, sembra che nel 2020-2021 si avrà un ulteriore decremento di diecimila unità. Paura del futuro? Certamente. Paura per la vita; paura che vengano meno le protezioni di cui ora abbiamo la fortuna di beneficiare (sanità, lavoro, ammortizzatori sociali, pensioni, ecc.); paura per quello che i figli troveranno un domani a causa dell’ingordigia e della miopia culturale e politica di noi adulti. C’è stato finora, però, un problema che si ergeva su tutti: il permanere “doloso”, diversamente da altri Paesi europei, della quasi totale assenza di sostegno economico e sociale alle famiglie con figli a carico. Assistiamo, in queste settimane, a delle novità, come la legge quadro sulla famiglia approvata dalla Regione Veneto e il Family Act, il disegno di legge presentato dal Governo. Tuttavia, è da vedere se il disegno di legge verrà effettivamente approvato. Mentre, purtroppo, la nuova crisi economica avanza, la speranza è che il Governo e il Parlamento, contrariamente a chi li ha preceduti, non accantonino per mancanza di fondi ogni vera politica familiare.

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