Editoriali
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Una santità che è per tutti e patrimonio di tutti

In questo 2014 non siamo certo rimasti senza la salutare provocazione dei santi. Ben tre Papi sono stati elevati all’onore degli altari. Abbiamo corso un po’ il rischio di dare l’idea che la santità sia un bene che appartiene ai papi, ai vescovi e alle persone consacrati.

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Una santità che è per tutti e patrimonio di tutti

In questo 2014 non siamo certo rimasti senza la salutare provocazione dei santi. Ben tre Papi sono stati elevati all’onore degli altari: san Giovanni XXIII, san Giovanni Paolo II e il beato Paolo VI. Noi trevigiani abbiamo inoltre celebrato per un anno intero il centenario della morte di san Pio X e il prossimo 23 novembre avremo la canonizzazione del vescovo Giovanni Antonio Farina.

Se è vero, come afferma il Concilio, che la santità è comune vocazione del popolo di Dio e che tutti, seppur per strade diverse e nel loro specifico stato di vita, sono chiamati a raggiungerla, tuttavia, durante quest’anno, ci sono stati proposti come modelli ed esempi da imitare soltanto Papi e vescovi. Qualcuno, forse, sperava che in occasione del Sinodo straordinario sulla famiglia, potesse essere additata ai fedeli la figura, se non proprio di una coppia di sposi, almeno di qualche laico. Forse, in quella “fucina” che è la Congregazione per le cause dei santi, non c’era nessuno pronto, o forse come laici, dovendo trattare con le cose di questo mondo, è molto difficile raggiungere la pienezza della santità o che essa venga pubblicamente riconosciuta.

Certo è che, in questo 2014, nella chiesa abbiamo corso un po’ il rischio di dare l’idea che la santità sia un bene che appartiene ai papi, ai vescovi e alle persone consacrate (per inciso, abbiamo anche ricordato santa Teresa d’Avila nel cinquecentesimo anniversario della morte) e che, forse, il mondo sia più un ostacolo che una opportunità per raggiungere la santità.

Anche un laico può diventare esemplare

Riconoscenti al Signore per la grazia che abbiamo ricevuto con il ricordo di queste grandi figure di santi, ci avviamo verso un 2015 che assumerà per la nostra diocesi una connotazione un po’ diversa in quanto ricorderemo il settimo centenario della morte del beato Enrico da Bolzano. Una figura di laico che ancora oggi suscita fascino e ammirazione per la fede e la grande carità che lo hanno animato. Rimasto vedovo, si è tutto dedicato a Dio e ai poveri della città di Treviso.Vissuto egli stesso da povero della provvidenza della gente, si è fatto a sua volta provvidenza per tutti gli altri poveri che incontrava. Di questa figura, amata e rispettata dal popolo trevigiano per la fama di santità che lo circondò anche durante la vita terrena, si fece carico dei funerali e di custodirne la sua venerabile memoria, il Capitolo della cattedrale. Un laico esemplare. Come ce ne sono altri nelle nostre parrocchie, stimati e rispettati dalla gente per la loro fede genuina, senza fronzoli e derive pietistiche, e per il grande spirito di servizio e di carità che li animano. Gente mite, seppur vigorosa nel portare avanti la famiglia o il lavoro, che ha saputo declinare la carità in modo quasi perfetto, così come indicato dall’apostolo: “La carità è paziente, è benigna, non invidia, non si vanta, non si gonfia di orgoglio, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non sospetta il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità…”. (1 Cor 13,4-8). In una parola, hanno vissuto lo spirito delle beatitudini.

I santi sono “per noi”

La festa odierna di “Tutti i santi” ci ricorda proprio questo: la santità non è altro che vivere secondo la carità, a imitazione del Padre celeste che è l’unica fonte di santità e del vero amore: “Siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli”. Tutta la liturgia di questa festa è incentrata sulla supplica a Dio affinché possiamo anche noi raggiungere una meta così alta e ambiziosa.
Ai santi, soprattutto a quelli cui siamo più devoti, noi presentiamo spesso le nostre preoccupazioni e qualunque tipo di necessità, anche quelle più materiali, perché siamo convinti che, in forza della piena comunione con Dio di cui godono, possono intercedere con efficacia per noi. Una cosa però non dobbiamo mai dimenticare di aggiungere alle nostre suppliche, la più importante di tutte, quella di poter raggiungere come loro la santità, cioè la perfezione di vita nella carità. Per questo i santi, oltre che invocarli, dobbiamo anche cercare di imitarli. La nostra richiesta di aiuto deve sempre essere accompagnata dall’impegno di progredire, sul loro esempio, sulla via della fede e della carità. Altrimenti la preghiera si depotenzia e noi possiamo arrivare a cadere in forme religiose magiche e superstiziose, oppure nel vuoto devozionalismo. Tutte cose che, oltretutto, in un contesto di nuova evangelizzazione, non sono di grande aiuto per la causa.

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