Editoriali
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Unioni civili e divisioni politiche

Renzi ha rotto gli indugi, “scaricando” la minoranza del suo partito e tenendosi stretti i voti dell’ala cattolica del Pd, di Alfano e di altri gruppi del Centrodestra. In questo modo, almeno per ora, ha potuto uscire dall’angolo in cui era finito.

Parole chiave: stepchild adoption (1), PD (45), unioni civili (31), politica (35), coppie di fatto (2), Renzi (94)
Unioni civili e divisioni politiche

Alla fine, trovandosi anche senza il puntello dei 5 Stelle, ha “imposto” a tutto il suo partito (anche alla recalcitrante ala sinistra) lo stralcio della stepchild adoption.

Unioni civili e coppie di fatto
Quello delle unioni civili (che sono altra cosa rispetto al matrimonio civile) e dei diritti riconosciuti alle convivenze o coppie di fatto, corre il rischio di essere il cavallo di Troia per arrivare prima o poi ad equipararle al matrimonio e alla famiglia, difesi dall’art. 29 della Costituzione, il quale recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Il ddl Cirinnà, non potendo collocare il nuovo istituto giuridico in tale art. 29, lo inserisce nell’art. 2 che riguarda i diritti delle persone sia singole che in “formazioni sociali”.
Il fondato sospetto, o la certezza di molti cittadini e anche nostra è, appunto, che alla fine tutte le coppie - sposate, conviventi o unite civilmente, eterosessuali od omosessuali - arrivino a godere fondamentalmente degli stessi diritti, svilendo così la famiglia fondata sul matrimonio, cellula fondamentale della società. E che, prima o poi, si arriverà anche ai matrimoni gay, ormai diffusi in molti paesi dell’Europa. Di sicuro questa legge, come altre in passato (vedi divorzio e aborto), contribuirà ad accelerare un cambio culturale già in atto da tempo, con forti ripercussioni sulla nostra società.

La stepchild adoption
L’aspetto però più controverso è quello delle adozioni nelle coppie gay. La stepchild adoption (letteralmente “adozione del figliastro”) è un istituto giuridico già esistente, che contempla la possibilità che, in una nuova famiglia o in una coppia di conviventi, uno dei coniugi “adotti” il figlio (minore) portato “in dote” dall’altro, assumendo così nei suoi confronti un ruolo genitoriale. Cosa possibile, si badi bene, nel caso manchi l’altro genitore.
Nel caso delle coppie omosessuali il ddl consente l’adozione solo per i figli avuti da uno dei due partner prima dell’unione civile e non contempla di poterne adottare altri o averne di propri mediante il cosiddetto “utero in affitto”, peraltro vietato (per ora!) in Italia, ma non all’estero dove la pratica è molto fiorente e intercetta rilevanti interessi economici. L’attuale divieto potrebbe quindi essere facilmente aggirato e ciò, di fatto, già avviene.
E’ questo l’aspetto più contestato della legge in esame. Molti, infatti, e non solo i cattolici, giudicano inalienabile il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre e non invece un generico “genitore 1” e “genitore 2”, punto di forza dell’ideologia gender.

Renzi e la sinistra del Pd
La sinistra del Pd ha spinto fin che ha potuto per portare avanti la legge così com’era, senza stralciare l’art. 5 sulle adozioni. Ma Renzi ha rotto gli indugi, “scaricando” la minoranza del suo partito e tenendosi stretti i voti dell’ala cattolica del Pd, di Alfano e di altri gruppi del Centrodestra. In questo modo, almeno per ora, ha potuto uscire dall’angolo in cui era finito, anche a causa di alcuni “altalenanti” ministri del suo Governo.
E’ noto che il nucleo ex Ds del Pd è sempre stato, insieme ai radicali, sulla linea del riconoscimento delle libertà individuali. Non sorprende quindi che ora dia battaglia. Come non sorprende che tante volte in Parlamento neghi i voti a disegni di legge presentati dal suo Governo, anche se alla fine stavolta non dovrebbe accadere.
Il Premier, però, si è trovato anche stavolta tra le mani una patata bollente. La sua evidente preoccupazione è, per il momento, di evitare una ulteriore fuoriuscita dell’ala sinistra del Pd con tutte le conseguenze del caso. Ma fino a quando potrà andare avanti con una pistola puntata alla tempia?

E’ ancora possibile un Partito democratico?
Questo ddl mette in evidenza ancora una volta che un Partito democratico che raccolga laici, sinistra e cattolici riformisti, non avrà mai vita facile e, forse, nemmeno potrà reggere a lungo, perché, alla resa dei conti su questioni di rilevanza etica e sociale, quali famiglia, omosessualità, fecondazione e altri temi, non ci sono possibilità di punti di incontro, tanto le posizioni ideologiche, religiose e culturali di partenza sono lontane.
Alla fine Renzi potrà anche spuntarla rinviando ad altro momento il nodo della stepchild adoption, ma il problema ce lo ritroveremo sul tavolo molto presto perché ormai la cultura e la mentalità della maggior parte del Paese vanno in altra direzione rispetto ai valori della nostra tradizione cattolica.

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