Lipadusa, storie di vita e di mare

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Incontro pubblico con letture e immagini su Lampedusa venerdì 3 ottobre ore 21 alla Fondazione Benetton Studi Ricerche, di via Cornarotta 7-9, Treviso

Un anno è trascorso dal 3 ottobre 2013, quando nel mare al largo di Lampedusa si è consumata la più grande strage in territorio italiano in tempo di pace: trecentosessantotto persone in fuga da guerre e persecuzioni, annegano nel Mediterraneo. Lampedusa si conferma agli sguardi superficiali come sinonimo di Canale di Sicilia, conosciuta solo per essere l’approdo agognato di barche sgangherate sovraccariche di disperati alla mercé di criminali. Ma Lampedusa vive oltre la migrazione: geograficamente già Africa ma politicamente ancora Italia, vive questa dimensione di confine nella sua quotidianità fatta di mare, di sole, di vento, di isolamento, di solitudine, di silenziosa operosità.

 

Sciabica è una parola di origine araba, significa rete da pesca ed è il nome di un progetto ideato da Fabrica, affidato alla giornalista Michela A.G. Iaccarino. Una “rete virtuale” (http://sciabica.tumblr.com), gettata per raccogliere i pensieri di chi ha vissuto il dramma di Lampedusa. I tempi di queste storie sono lenti, non combaciano con quelli serrati della cronaca. Sono i tempi di chi continua a vivere lì, ora che i riflettori sono spenti, e cerca di mettere ordine: in mare, per strada, nel proprio animo. Venerdì 3 ottobre, a un anno esatto di distanza dalla tragedia, la Fondazione Benetton e Fabrica propongono una serata pubblica dedicata alla lettura delle testimonianze raccolte da Sciabica. A dar voce ai “pizzini” di migranti e lampedusani saranno gli attori Manrico Gammarota e Federica Rosellini, accompagnati dalle riflessioni del giornalista Ennio Remondino. Nel corso della serata verrà anche presentato “Lipadusa”, libro fotografico di Fabrica. Le immagini di Calogero Cammalleri raccontano lo scorrere della vita di pescatori, bambini, animali di Lampedusa. Calogero è un borsista di Fabrica e un migrante di ritorno: partito a tre anni con la sua famiglia dalla Sicilia per la Germania, torna nella sua terra dopo diciassette anni a cercare le sue origini. Le sue foto narrano di impressioni oniriche, attimi colti in bianco e nero, sfocati nella trasfigurazione di una realtà che diventa senza tempo. I testi sono della giornalista Silvia Giralucci che si è fatta raccontare dagli isolani cosa significa vivere a Lampedusa.