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Così i Sindaci dell’Azienda Ulss n. 2, all’esito della riunione tenutasi all’Auditorium della Provincia e convocata dalla Prefettura d’intesa con Ulss n.2, primi cittadini e Ufficio scolastico territoriale per definire una linea condivisa in seguito alla pubblicazione della nuova ordinanza.

"Noi non chiediamo aiuto solo per il Veneto. Se si ferma l’economia di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna significa che si ferma l’intero Paese. È il momento di ragionare in maniera unitaria, di raccogliere le istanze e di portarle al Governo". Lo ha detto oggi l'assessore regionale Roberto Marcato, incontrando le categorie economiche. Le richieste di artigiani, ristoratori e albergatori.

La settimana di chiusura tra il 24 febbraio e il 1° marzo, imposta dalla Regione del Veneto come misura per il contenimento dell’epidemia, ha cancellato 28 spettacoli in altrettanti teatri facenti parte del circuito teatrale regionale Arteven. Ora la nuova disposizione ministerialecauserà ulteriori 47 cancellazioni che porteranno il totale a 75 spettacoli, tra cui molti con il tutto esaurito.

Nelle intere Regioni di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, nonché nelle Province di Pesaro e Urbino e Savona, restano sospese le scuole di ogni ordine e grado, Università (fatta salva la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza) e ogni tipo di manifestazione organizzata. L'apertura "dei luoghi di culto è condizionata all'adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro".

“Questo virus – spiega la professoressa Antonella Viola, direttrice scientifica dell’Istituto di Ricerca pediatrica Città della Speranza e professore ordinario di Patologia generale presso il dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova – agisce come un virus influenzale, causando sintomi simili a quelli dell’influenza stagionale. Bisogna però tener presente che “ci sono parecchie differenze tra l’influenza che conosciamo abitualmente e questo nuovo virus – prosegue Viola –; il coronavirus, infatti, è completamente nuovo per tutta la popolazione mondiale". Giusta, dunque, la preoccupzione di limitare al massimo i contagi.

L’emergenza di questi giorni per la diffusione del coronavirus e la sospensione della celebrazione pubblica delle messe ci porta alle vicende di 100 anni fa, quando proprio nel Trevigiano, nei momenti culminanti della Prima guerra mondiale, da un giorno all’altro comparve la febbre spagnola e in pochissimo tempo la situazione diventò drammaticae informazioni su quanto avveniva nell’ultimo anno della Grande guerra sono raccolte nel volume “La sanità militare nelle retrovie del fronte dopo Caporetto, strutture sanitarie e storie di persone nei comuni di Silea, Casier e Casale sul Sile”, curata da Paolo Criveller che con i suoi studenti del Liceo da Vinci aveva svolto la ricerca.

Afferma il dottor Umberto De Conto: “Sicuramente in questo periodo ricevo molte più telefonate e registro una riduzione di accessi impropri”. Come a dire che chi ha il piccolo “disturbo” evita di andare dal dottore. E per evitare allarmi generalizzati e ingiustificati, occorre usare termini precisi: “La paziente deceduta all’ospedale di Treviso è morta «con» coronavirus, non «di» coronavirus»”, precisa il dottore.

“Anche nella serietà della situazione sanitariastiamo accompagnando le imprese in questo difficile momento e non abbiamo mai fatto mancare alcun servizio”, afferma il presidente dell'Ascom trevigiana Capraro. La stessa associazione, a Treviso, sta utilizzando lo smartworking con i dipendenti.

No a nuove misure come quelle che stanno mettendo in ginocchio il tessuto produttivo dell’Italia e dunque l'economia del Paese. L'attività delle Regioni va portata quanto prima alla normalità". È una richiesta unitaria quella che arriva a tutte le istituzioni, dal Governo ai Presidenti di Regione, da parte delle tre Cna di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Le positività si riferiscono a dieci operatori del Ca’ Foncello (4 medici, 2 infermieri, 4 Oss), alla badante dell’anziana e a un contatto stretto residente nello stesso condominio. Per le 12 persone positive (11 delle quali residenti nella Marca e una nel Bellunese) è scattato l’isolamento domiciliare. Saranno monitorate  dal Servizio di Igiene Pubblica.

Sono 71 le persone risultate positive ai test sul coronavirus in Veneto fino al pomeriggio di mercoledì 26 febbraio. Zaia annuncia l'assunzione di nuovi medici e la Protezione civile allestisce 56 tende pneumatiche fuori dagli ospedali nel caso di necessità di creare percorsi differenziati di screening e triage rapido.Conte dopo il vertice in Prefettura a Treviso: " “Confermo che a Treviso rimane un solo caso, quella della signora deceduta, a Paese non c’è nessuna zona rossa. I contatti che la signora ha avuto negli ultimi giorni sono già stati tutti sottoposti a tampone. A Treviso, quindi, non c’è nessuna allerta e semplicemente si seguono le precauzioni già indicate nell’ordinanza Stato-Regioni".

"I pochi contatti extraospedalieri della 75enne sono stati tutti già individuati e isolati a domicilio. Sono in corso, all’Ospedale di Treviso, le azioni di sorveglianza sul personale entrato in contatto con la paziente e di riorganizzazione interna, seguendo le linee guida previste", precisa l'Ulss.

Nei prossimi giorni, a supporto dell’attività degli ospedali saranno installate, nei nosocomi di Treviso, Oderzo, Conegliano, Vittorio Veneto, Montebelluna e Castelfranco Veneto, le tende attrezzate volute dalla Regione per far fronte a varie possibili necessità legate all’emergenza in corso.

Sono stati segnalati e denunciati, anche in Veneto, casi di tentativi di truffa da parte di falsi infermieri o finti volontari della Croce Rossa, che si presentano a casa per fare i test. Oppure telefonano per segnalare la necessità di eseguire a domicilio il tampone. Sono truffe. E come tale vanno gestite.

Intervengono Confartigianato e Cna. Rosolen: "Il Governo contrasti le ordinanze di quelle regioni, come la Basilicata, che impediscono ai nostri imprenditori e loro collaboratori di spostarsi in quelle regioni per consegnare e assemblare i loro prodotti presso i committenti solo perché provenienti dal Veneto".

Zaia: "Già adesso disponiamo di strutture come queste per un totale di 900 posti, che mettiamo in campo, prevedendo anche il peggio, per fungere da polmone di sfogo in caso di arrivo di molti pazienti”.