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Coronavirus, 26 decessi a Treviso, il Ca' Foncello diventa un caso. L'Ulss affida una relazione a due esperti: "Non ci sono anomalie"

Sono tanti i decessi all'ospedale Ca' Foncello, con il coronavirus. Con una percentuale di mortalità decisamente maggiore rispetto alla media nazionale, oltre il 7 per cento. Anche in seguito ad alcuni articoli apparsi sulla stampa locale, l'Ulss prova a dare una risposta. Affidandola a due studiosi.

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Coronavirus, 26 decessi a Treviso, il Ca' Foncello diventa un caso. L'Ulss affida una relazione a due esperti: "Non ci sono anomalie"

Venticinque decessi all'ospedale Ca' Foncello, con il coronavirus. Tanti. Con una percentuale di mortalità decisamente maggiore rispetto alla media nazionale. Anche in seguito ad alcuni articoli apparsi sulla stampa locale, l'Ulss prova a dare una risposta. Affidandola a due studiosi, che ripercorrono la genesi della comparsa del virus in Italia e poi a Treviso. Si tratta di Marcello Rattazzi, professore associato di Medicina Interna all'Università di Padova, e di Carlo Agostini, professore ordinario di Medicina interna all'Università di Padova, direttore Uoc clinicizzata di Medicina Interna 1, Dipartimento di Medicina Interna del presidio ospedaliero Ca' Foncello.

Scrivono i due esperti a proposito della propagazione del virus a Ca' Foncello: "In data 25/02 a soli 4 giorni dal primo caso diagnosticato in Italia  presso il reparto di Geriatria dell’Ospedale Cà Foncello è stata eseguita la prima diagnosi di infezione da Covid-19  nella provincia di Treviso. La paziente degente dal giorno 7/02/20 era affetta da gravi comorbidità. Il sospetto di infezione da Covid-19 era nato a seguito ad un repentino peggioramento, dopo un relativo periodo di stabilità clinica, con comparsa di febbre e difficoltà respiratorie. In linea con quanto sta emergendo dall’analisi dell’andamento clinico di pazienti affetti da Covid-19 e ricoverati nelle strutture ospedaliere italiane, il peggioramento clinico repentino con comparsa di grave insufficienza respiratoria è un tratto che caratterizza la storia naturale dell’infezione quando si manifesta nella forma polmonare più grave. Nonostante la paziente avesse una storia clinica di base già compromessa e fosse completamente priva di fattori di rischio epidemiologici che potessero far pensare ad una esposizione al nuovo coronavirus, il personale medico ha deciso di eseguire in urgenza il tampone per Covid-19 risultato poi positivo. La paziente è purtroppo deceduta dopo il trasferimento in Terapia Intensiva".

Accertamenti successivi "hanno poi evidenziato come uno dei care-giver della paziente fosse positiva al tampone per Covid-19. Non è possibile risalire al momento iniziale di contagio della paziente e quindi stabilire per quanto sia durata l’incubazione del virus. Tuttavia, la diagnosi eseguita tempestivamente dopo la comparsa dei disturbi clinici ha consentito di inquadrare rapidamente il livello di diffusione che il coronavirus ha raggiunto all’interno del reparto di Geriatria sia fra i degenti che gli operatori sanitari (medici, infermieri, OSS). Nei giorni successivi alla diagnosi della prima paziente e in un arco temporale di 15 giorni si sono verificati nell’Ospedale Cà Foncello, all’interno dei suoi diversi reparti, 26 decessi complessivi (di cui nove si sono verificati fra i pazienti rimasti degenti in Geriatria). L’età media complessiva dei pazienti deceduti è stata di 85.7 anni (87.3 anni se consideriamo solo i degenti rimasti in Geriatria). Se consideriamo le comorbidità presenti in questa popolazione si rileva come l’82.6% fosse affetto da precedenti patologie cardiovascolari (inteso come pregresso infarto del miocardio/ictus/scompenso cardiaco), il 47.8% fosse diabetico, il 26.1% con patologia tumorale attiva e il 13% affetto da BPCO, inoltre il 47.8% presentava storia clinica di decadimento cognitivo/demenza con sindrome di allettamento. Nessuno dei pazienti era solamente COVID-19 positivo senza presenza di comorbità. Appare quindi evidente come l’andamento di clinico questi pazienti sia coerente coi dati soprariassunti della letteratura internazionale e non siano quindi presenti anomalie clinico-epidemiologico relative alla sopravvivenza della popolazione esplorata".

L’epidemia di COVID-19 si è quindi inserita in una popolazione anziana già portatrice di caratteristiche cliniche che ne giustificano la mortalità osservata.

Si legge ancora nella relazione: "A fine febbraio sono stati resi disponibili i primi dati clinici di outcome clinico sulla popolazione cinese colpita da Covid-19. Questi dati riportano una mortalità complessiva del 2.3%, recentemente poi rivista a livello globale intorno al 3.4% da parte dell’WHO. I dati a disposizione indicano come tale mortalità resti sostanzialmente inferiore all’1% nei soggetti con età inferiore a 50 anni, per incrementare progressivamente all’aumentare della fascia d’età fino a valori dell’8% fra i 70 e 79 anni e del 14.8% nei soggetti ultraottantenni. I dati della popolazione generale cinese dimostrano inoltre come la mortalità risulti più elevata in condizione di comorbidità. Infatti, la presenza di ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, neoplasia e patologie respiratorie croniche, può far salire la mortalità al 5.6-10.5% indipendentemente dall’età (4). Appare quindi evidente come la coincidenza di età avanzata e comorbidità in questi soggetti renda questa popolazione particolarmente a rischio di un’elevata mortalità".

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