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"Così ho sconfitto il coronavirus"

Giancarlo Vettori, casalese, è uscito domenica scorsa da San Camillo. “Mi è pesato l’isolamento dai miei cari. Ma mi sono sentito voluto bene dal personale sanitario, una cosa commovente. Fondamentale la forza di volontà”.

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"Così ho sconfitto il coronavirus"

“Il distacco con i famigliari, con mia moglie e mia figlia, che praticamente non ero neanche riuscito a salutare”. Ma, dall’altra parte, “la dedizione del personale medico e infermieristico, che nonostante i turni massacranti mi hanno trattato come una persona, mi hanno voluto bene, in qualche caso come fossero delle figlie verso il padre, molto al di là di quelli che erano i semplici doveri professionali”.

Sono questi i due ricordi che resteranno scolpiti nella mente di Giancarlo Vettori, di Casale sul Sile, primo paziente a essere uscito dal centro Covid allestito al San Camillo, dopo essere stato contagiato e aver passato alcuni momenti di fase acuta, con un ricovero di otre due settimane al Ca’ Foncello e una notte in terapia intensiva.

Giancarlo è molto conosciuto, non solo nel suo paese, per le innumerevoli attività cui è dedito: il volontariato e l’associazionismo, la parrocchia e l’Azione cattolica, l’appassionato impegno politico. Servizi in molti casi condivisi con la moglie Lella: “In 53 anni di matrimonio non ho mai vissuto un distacco così lungo da lei, e naturalmente viceversa”, ci racconta ora con commozione al telefono dalla sua abitazione. L’isolamento, del resto, è il primo ingrediente di questa malattia. “Sono arrivato con i miei famigliari al Pronto Soccorso, dopo quasi una settimana di febbre. Avevo partecipato a una cena di carnevale, c’era anche un’assessore, pure lei rimasta contagiata. Una sua nipote lavora in casa di riposo, dove si è sviluppato questo grande focolaio. La temperatura non scendeva e faticavo a respirare. Non c’era a disposizione un’ambulanza e mi hanno chiesto se ce la facevo ad arrivare con mezzi propri. In quei momenti non ti rendi conto, fai le carte, oltrepassi la porta scorrevole del Pronto Soccorso, e poi... non vedi più nessuno. Durante la malattia ero preoccupato per mia moglie e mia figlia, e avevo paura di non rivederle più. E immaginavo anche la loro sofferenza. Mi sono, però, accorto quanto importante sia la forza di volontà, avere delle mete e degli obiettivi, anche rispetto ai miei servizi e alle mie attività. E la forza della fede. Inoltre, è stato fondamentale il telefono cellulare, che sono sempre riuscito ad avere con me. Non ho mai cessato di scambiare massaggi, anche di parlare, magari con un filo di voce. Mi hanno raccomandato di mangiare, «o sei finito», mi hanno detto”.

L’evolversi della malattia di Giancarlo Vettori non è stato dei più semplici, anche se mai ha dovuto essere intubato: “Ma ci sono andato vicino. Sono stato prima in Medicina, nell’ala allestita per i pazienti Covid, poi in Pneumologia, e una notte in terapia intensiva. In quel momento medici e famigliari mi dicevano di non preoccuparmi, ma in realtà la situazione era delicata, ho saputo solo dopo cosa dicevano i dottori. Avevo avuto una crisi respiratoria, mi sentivo acqua nei polmoni. Mi hanno chiesto di respirare con le poche forze che avevo, con l’aiuto dell’ossigeno e di un ventilatore, per fortuna ci sono riuscito e ho evitato di essere intubato”. Quindi il ritorno in Pneumologia e, alla fine i due giorni di riabilitazione respiratoria al San Camillo. “In questo ultimo ricovero stavo già molto meglio e ho apprezzato la dedizione delle suore e l’organizzazione data al reparto. Quando sono uscito le religiose erano contentissime”. Come accennato, è grande la gratitudine verso il personale del Ca’ Foncello: “Certo, si vede che si lavora in emergenza, che è una cosa nuova anche per loro. Da un lato però, mi ha impressionato il loro tempismo, appena arrivi di senti addosso sei persone che arrivano tutte insieme. Dall’altra, mi sono proprio sentito voluto bene, coccolato, una cosa che ancora mi commuove. Un’attenzione che andava oltre il lato professionale. E ho sempre percepito ottimismo, mai paura da parte di chi mi curava”. Ora Giancarlo sta molto meglio, è guarito dal virus, parla a lungo e normalmente: “Negli ultimi giorni ho apprezzato i progressi, le piccole cose, il fatto per esempio che sono riuscito a farmi da solo la barba, trascinandomi in bagno con una sedia, prima di essere trasferito al San Camillo”. E ora aspetta con impazienza di tornare ai mille impegni di sempre.

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