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Crisanti: "Per il vaccino servono tre anni"

Il direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università di Padova ha spiegato, durante la lectio magistralis che ha inaugurato martedì 13 ottobre gli incontri dell’Università Popolare dell’Età libera dell’Asolano per il 2020-2021, il successo del Veneto nel controllare la prima fase della pandemia da Covid. Crisanti ha insistito sulla scarsità di tamponi. “La Cina ogni giorno effettua undici milioni di tamponi. Noi, pur facendone molti, per il 30 per cento li concentriamo nelle strutture ospedaliere, tra operati e ammalati e, mano a mano che i contagi aumentano, i tamponi si concentrano sempre più nel sanitario”.

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Crisanti: "Per il vaccino servono tre anni"

“A Vo’ Euganeo abbiamo utilizzato un nuovo modello per tracciare i contatti degli infetti da Covis-19. Lo abbiamo chiamato «network testing» (tracciamento di rete). Non ci siamo basati sulle interviste e i ricordi del singolo paziente per ricostruire i contatti avuti, ma abbiano testato a tappeto tutti gli appartenenti alle aree di interazione: famiglia, amici, compagni di scuola, colleghi di lavoro. In questo modo abbiamo isolato tempestivamente anche gli asintomatici, che abbiamo scoperto avere una carica virale assimilabile a quella del soggetto malato, e spento così sul nascere la possibile trasmissione ulteriore”.

Così Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università di Padova ha spiegato, durante la lectio magistralis che ha inaugurato martedì 13 ottobre gli incontri dell’Università Popolare dell’Età libera dell’Asolano per il 2020-2021, il successo del Veneto nel controllare la prima fase della pandemia da Covid.

“La dinamica mondiale purtroppo è in crescita, ieri (lunedì 12, ndr) abbiamo raggiunto i 330 mila contagi giornalieri. Dopo aver affrontato due mesi di lockdown oggi stiamo resistendo con mascherina, distanziamento sociale e chiusura dei servizi non essenziali”. Fondamentale resta il trattamento degli infetti, siano essi sintomatici, pre sintomatici o asintomatici che, ora lo sappiamo, hanno la stessa carica virale dei sintomatici. “A Vo’ abbiamo capito l’importanza del network testing, se non lo avessimo fatto il contagio non si sarebbe fermato proprio a causa degli asintomatici”.

Crisanti ha insistito sulla scarsità di tamponi. “La Cina ogni giorno effettua undici milioni di tamponi. Noi, pur facendone molti, per il 30 per cento li concentriamo nelle strutture ospedaliere, tra operati e ammalati e, mano a mano che i contagi aumentano, i tamponi si concentrano sempre più nel sanitario”.

A chi gli chiedeva quando usciremo dalla pandemia ha detto con chiarezza: “Quando troveremo farmaci adatti e il vaccino. I farmaci ad esempio hanno permesso di controllare l’aids e l’epatite c, che oggi non sono più mortali e invalidanti. Per malattie come la tubercolosi e la malaria non abbiamo mai trovato il vaccino e solo il vaccino contro l’ebola è stato sviluppato in tre anni, in genere ci vogliono cinque anni. Le scorciatoie aprono la porta agli effetti collaterali”.

Crisanti ha, invece, chiuso la porta alle teorie complottiste. “Noi conosciamo la storia dei virus, come conosciamo la storia dei manoscritti antichi. Attraverso gli errori, che nella riproduzione inevitabilmente avvengono, riusciamo a stabilire la genealogia, o per meglio dire la filogenetica. Il Covid 19 è parente di mers e sars, probabilmente arriva dai pipistrelli, ma non certo da un laboratorio misterioso: leggendo il suo dna, se così fosse, ce ne accorgemmo subito, è come se in una cinquecentina inserissimo una pagina stampata oggi”.

Sull’app “Immuni”, che dovrebbe garantire il tracciamento dei contagiati, ha detto che sicuramente sarebbe utile, tutti però dovrebbero averla. Oggi i sette milioni che l’hanno scaricata permettono un tracciamento minimale dei contagi. Ha, infine, promosso la vaccinazione antinfluenzale. “Ogni giorno durante l’epidemia influenzale si ammalano anche 70 mila bambini, figuratevi se dovessimo fare i tamponi a tutti”.

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