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Disabili e psichici, emergenza nell'emergenza

Le famiglie delle persone disabili o con patologie psichiatriche lo sanno, perché la resilienza fa parte del dna di ciascuna di loro; questo momento finirà. E tuttavia, quanta fatica, quanto bisogno di essere almeno ascoltate ed accolte, orientate anche se possibile. Perché, se non si volesse cadere nella facile ironia, sarebbe proprio il caso di dire che “c’è da andare fuori di testa”.

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Disabili e psichici, emergenza nell'emergenza

Le famiglie delle persone disabili o con patologie psichiatriche lo sanno, perché la resilienza fa parte del dna di ciascuna di loro; questo momento finirà. E tuttavia, quanta fatica, quanto bisogno di essere almeno ascoltate ed accolte, orientate anche se possibile. Perché, se non si volesse cadere nella facile ironia, sarebbe proprio il caso di dire che “c’è da andare fuori di testa”.

Dal 17 marzo, con il decreto “Cura Italia” sono stati chiusi tutti i servizi diurni e semiresidenziali per contenere la diffusione del virus; contestualmente è stata sollecitata la necessità di potenziare l’assistenza domiciliare per sostenere le persone anziane con gravi demenze, disabili o con malattie psichiatriche e le loro famiglie. Eppure, a tutt’oggi, questa è una “emergenza nella emergenza”. “Senza relazioni e contatti con «i pari», costrette a casa, queste persone vivono una profonda solitudine” spiega Mariacaterina Girardello, psicologa nell’équipe del Centro di salute mentale di Castelfranco Veneto.

Le situazioni di maggiore vulnerabilità sono quelle più potenzialmente esplosive. Come impatta la chiusura dei centri?

Di fatto, ha tolto a chi li frequenta la possibilità di mantenere gli scambi relazionali al di fuori della famiglia, di essere impegnati in attività occupazionali, di vivere una ordinaria routine conosciuta e rassicurante. In più, per le persone sole vengono a mancare gli unici contatti possibili. Il centro, oltre ad offrire un importante servizio, assicura una sorta di “monitoraggio” sulla pulizia personale, sull’alimentazione e il consumo di almeno un pasto caldo, sulla rete delle relazioni. Ecco perché cresce, così, il rischio che l’isolamento amplifichi il disagio e la solitudine.

Sono stati aumentati i giorni di congedo previsti dalla legge 104. Eppure molte di queste famiglie sono in grosse difficoltà.

Il loro carico assistenziale e organizzativo è cresciuto esponenzialmente, dovendo ora gestire in toto le persone più fragili. L’impossibilità di uscire, per chi vive in appartamento, senza grandi spazi o il giardino, limita la gamma di attività che possono essere proposte, e per questo diventa più difficile impegnare la persona per l’intero arco della giornata. Vi è uno stravolgimento dell’organizzazione familiare e chi svolge la funzione del caregiver davvero rischia di non avere più un minuto per sé.

Dopo due-tre settimane la fatica comincia a farsi sentire...

Riceviamo tante richieste di sostegno, le energie delle famiglie sono in esaurimento e non si ha una indicazione temporale che permetta di capire per quanto tempo si debba ancora tenere duro. Inoltre, le disposizioni hanno portato alla sospensione delle attività sia individuali che di gruppo, le visite specialistiche, le psicoterapie. Si sono dunque interrotti percorsi di cura e sostegno proprio nel momento in cui la paura e l’ansia avrebbero necessitato maggiormente di un contenimento. Abbiamo individuato forme di aiuto a distanza.

Dall’ansia allo stress, dalla paura allo scoramento. Come si fa a gestire situazioni così attraverso il telefono?

Date le circostanze, è stata data questa possibilità da attivare al bisogno. Le persone con un funzionamento ansioso, appartenenti allo spettro nevrotico, sono quelle più in preda alla paura e al panico, hanno maggior bisogno di essere rassicurate, chiamano spesso e vanno contenute. Stare a casa a guardare la televisione non fa che aumentare l’allarme in modo eccessivo. Le persone più gravi, appartenenti allo spettro psicotico, e meno complicanti, hanno bisogno che siano i servizi a cercarle, per monitorare il loro funzionamento. Tenderebbero ad approfittare della situazione per sfuggire alla somministrazione della terapia necessaria, con il rischio ch e tra qualche mese inizi la fase di scompenso.

E poi c’è il nodo cruciale delle situazioni familiari e/o di coppia pluriproblematiche…

Già vivono situazioni di alta conflittualità, dove lo stare fuori casa è funzionale al mantenimento di un equilibrio del sistema. L’essere costretti alla convivenza forzata per tante ore amplifica ed esaspera il disagio che rischia di sfociare in violenza verbale e fisica. Spesso la richiesta è di aumentare la terapia, quando la problematica non è l’acuzie psicopatologica, ma la difficile convivenza tra persone in conflitto.

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