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Ferrara: le radici profonde del duplice omicidio

l duplice omicidio di Pontelangorino, in provincia di Ferrara, che ha visto come vittime Salvatore Vincelli e la moglie Nunzia Di Gianni, uccisi a colpi d’ascia da Riccardo, il figlio sedicenne, e dal suo amico Manuel, 17 anni, suscita angoscia e interrogativi. Le reazioni del Vescovo e le analisi di alcuni esperti.

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Ferrara: le radici profonde del duplice omicidio

“Cosa può avere generato un gesto così impensabile? È questa la prima cosa che ho pensato. Anche perché capire il movente significa, per il tribunale, capire cosa deve essere fatto”. Elena Buccoliero, sociologa e giudice onorario del Tribunale per i minorenni di Bologna, dice di essersi sentita ‘disarmata’ di fronte alla notizie del duplice omicidio di Pontelangorino, provincia di Ferrara. Il figlio 16enne della coppia uccisa e un amico di 17 anni hanno confessato il delitto, e al momento si trovano al carcere minorile del Pratello di Bologna. Secondo le prime ricostruzioni, alla base ci sarebbero i contrasti familiari per i brutti voti a scuola ma, come ha sottolineato il procuratore, “il movente ancora non è chiaro. Andrà accertato successivamente con strumenti che ha la procura dei minori”.

“Le discussioni con i genitori, i brutti voti, le notti senza rincasare non sono sufficienti a spiegare questo omicidio – puntualizza Buccoliero –. Le cause sono da ricercare molto più in profondità, è necessario entrare nei processi psichici dei ragazzi, provare a capire cosa sia successo nella loro testa: è troppo presto per permettersi delle interpretazioni. La giustizia ha tutti gli strumenti necessari per fare chiarezza, è sbagliato limitarsi a letture superficiali”.

Gli scontri con genitori e insegnanti, sottolinea Buccoliero, sono diffusissimi; la conflittualità sulle regole e sui comportamenti è molto alta, soprattutto durante l’adolescenza. “Capita, poi, che queste tensioni escano dall’ambito della normalità, e gli atteggiamenti di sfida non sia più tollerabili da parte degli adulti. Ma tra un conflitto aperto e un delitto c’è un enorme spazio. Uno spazio all’interno del quale confrontarsi e lavorare: è in questa sezione che si innesta il lavoro dei servizi sociali e degli psicologi. Si arriva anche agli allontanamenti, proprio per sanare queste rotture”. Insomma, ci sono precauzioni che possono essere prese molto prima che si arrivi a consumare il reato. Nel caso di Ferrara, secondo Buccoliero, non ci si deve limitare a esaminare il rapporto genitori-figlio adolescente: serve scavare, studiare il rapporto sin dall’inizio. “Spesso le difficoltà nelle relazioni hanno radici molto più profonde”. Può trattarsi di dissidi non riconosciuti e affrontati; situazioni spinose messe sotto chiave per vergogna, pudore, paura – o non volontà – di chiedere aiuto; incomprensioni per le quali sono state fornite letture non rasserenanti, di conseguenza mai ricomposte.

Il Vescovo: non si possono lasciare i giovani senza regole

“Quello che è accaduto fra di noi, nello spazio della convivenza civile dei nostri paesi di provincia, è l’irruzione incredibile di una mentalità talmente diabolica da distruggere qualsiasi sentimento di umanità e di amore” e solo la fede può “impedire la disperazione”. Lo afferma il vescovo di Ferrara-Comacchio, monsignor Luigi Negri, in un messaggio alla diocesi, all’indomani dell’omicidio di una coppia a Pontelangorino ad opera del figlio e di un amico di quest’ultimo. “Ciò che è stato premeditato e perpetrato in maniera impietosa – riconosce il presule – ci mette davanti un lembo innegabile di inferno, ovvero la perdita totale del senso della dignità umana e dei valori fondamentali su cui può essere costruita la vita personale e quindi la vita dell’intera società”. E se da una parte “ci si sente inermi e impotenti di fronte a una così cruda realtà, all’irruzione così violenta del male che può ghermire le menti dei giovani e farli diventare assassini”, dall’altra – mette in guardia mons. Negri – “non è più tempo per trascurare la nostra responsabilità educativa, non possiamo lasciare che i giovani crescano senza nessuna regola, senza nessun ideale, convivendo con i genitori esclusivamente sulla base di interessi e di problemi materiali”. “La famiglia e la Chiesa, così gravemente colpite da quello che è accaduto, devono riprendersi”, prosegue il vescovo, ricordando che “questi ragazzi, poco o tanto, hanno frequentato le nostre attività parrocchiali e partecipato, almeno sporadicamente, a qualche momento formativo. Evidentemente dobbiamo fare tutti molto di più e molto meglio”. “Non lasciamo da soli i giovani, perché possono diventare facile preda di una mentalità assolutamente disumana e anticristiana. Riprendiamo, o ricominciamo, il cammino educativo. Aiutiamoci reciprocamente, famiglia, società e Chiesa, a non perdere il passo con i nostri giovani, facendo loro quelle proposte alte di vita nuova – conclude – che sole costituiscono l’unico vero antidoto all’egoismo dissennato che rende gli uomini schiavi di una mentalità consumistica e quindi violenta”.

Lo psichiatra Cantelmi: tragedia inquietante

l duplice omicidio di Pontelangorino, in provincia di Ferrara, che ha visto come vittime Salvatore Vincelli e la moglie Nunzia Di Gianni, uccisi a colpi d’ascia da Riccardo, il figlio sedicenne, e dal suo amico Manuel, 17 anni, “lascia esterrefatti e per molti aspetti richiama, anche se le indagini dovranno chiarire ulteriori elementi e verranno svolte alcune perizie, l’omicidio di Novi Ligure”. A tracciare al Sir “un parallelo inquietante” tra i due efferati delitti è lo psichiatra Tonino Cantelmi, presidente dell’ Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc). “Come Erika e Omar nel 2001 – spiega – anche gli assassini di Ferrara non sembrano soffrire di patologie che generano comportamenti dissonanti. Il vero dramma è che la psichiatria non ha una parola di spiegazione patologica. E’ inquietante, ma dobbiamo ammetterlo”. “Lo dissi allora e lo ribadisco oggi – prosegue -: credo ci sia una generazione che cresce con una virtualità esasperata. Il grande medium che plasma la menti dei nostri figli sono i videogiochi, strumento sul quale stiamo costruendo una generazione autentica di nativi digitali”. Per lo psichiatra, “elaborare un piano così crudele, fare a pezzi i propri genitori con un’ascia, tentare di eliminare le tracce del delitto e, cosa più drammatica, non provare nel modo più assoluto alcun senso di colpa…Beh, sembra sostanzialmente di vivere un videogioco”. Di qui l’amara constatazione: “Dobbiamo fare i conti con una realtà inquietante: stiamo facendo crescere una generazione quasi allenata alla violenza e incapace di accettare limiti e divieti”. L’altra faccia della medaglia è “l’incapacità di molti genitori di gestire i figli e conquistare la fiducia. Genitori troppo sbiaditi non sanno porre paletti e quando li pongono è irrimediabilmente tardi”. Del resto, chiosa Cantelmi, violenza e mancanza di senso di colpa sono purtroppo “cifre” di “una società come la nostra nella quale è ormai comune che chi investe un pedone si dia poi alla fuga…”.

Fonte: Redattore Sociale
Sir
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