Italia
stampa

Inquinamento e Covid-19, l'inquietante sospetto

Il tema è delicatissimo. Fatto più di condizionali che di affermazioni perentorie e punti esclamativi. In poche parole: c’è una relazione tra il Covid-19 e l’attuale situazione di cambiamenti climatici e inquinamento? E, venendo ai nostri territori “padani”: c’è una correlazione tra l’esplosione così violenta e aggressiva del coronavirus e l’inquinamento da polveri sottili?. Alcuni ricercatori stanno provando a capirlo...

Parole chiave: alessandro miani (1), emanuele bompan (1), coronavirus (749), smog (49), inquinamento (78), pm10 (44), ricerca (20), virus (5), ambiente (117)
Inquinamento e Covid-19, l'inquietante sospetto

Il tema è delicatissimo. Fatto più di condizionali che di affermazioni perentorie e punti esclamativi. In poche parole: c’è una relazione tra il Covid-19 e l’attuale situazione di cambiamenti climatici e inquinamento? E, venendo ai nostri territori “padani”: c’è una correlazione tra l’esplosione così violenta e aggressiva del coronavirus e l’inquinamento da polveri sottili? Una prima risposta, complessiva, si può già dare: tra cambiamenti climatici e i nuovi virus una relazione esiste, certo da precisare e quantificare. Insomma, almeno un poco ce la siamo andata a cercare.

Ma la questione (anche se non è l’unica) che in questi giorni sta suscitando un grande dibattito è proprio quella della correlazione tra la diffusione del virus e la presenza a livelli record di pm10 in Pianura Padana. L’idea è venuta a molti, vedendo che il virus ha attaccato in modo più forte un’area metropolitana molto inquinata, Wuhan, in Cina e la zona d’Europa dove l’aria è più irrespirabile, il Norditalia. Difficile che sia solo una coincidenza, hanno pensato in molti. Tra questi anche un’équipe di ricercatori dell’Università di Bari e della Società italiana di medicina ambientale (Sima), che la settimana scorsa hanno lanciato una vera e propria “bomba”: un “position paper”, cioè una sintetica e ipotetica anticipazione di uno studio più approfondito. Vi si sostiene che questa correlazione è qualcosa di più di un’ipotesi, e riguarda sia la trasmissione del virus, sia l’impatto della salute umana. Il mondo scientifico ha reagito in vari modi all’ipotesi avanzata dall’équipe. Va detto che molti scienziati si sono mostrati scettici e anche l’Arpav del Veneto ha fatto sapere in questi giorni che non esistono evidenze.

“I primi a usare il condizionale siamo noi - risponde Alessandro Miani – presidente della Sima e docente all’Università Statale di Milano -. Abbiamo pubblicato un position paper e avanzato alcune ipotesi. Ma presto, molto presto, uscirà la ricerca vera e propria. Non so ancora cosa emergerà con precisione, ma ritengo che alcuni si ricrederanno. Quello che abbiamo fatto, è partire dai dati delle centraline ufficiali e dei contagi, la coincidenza è impressionante. E siamo in contatto anche con altre università europee, in particolare spagnole, per dare una valenza più ampia alla nostra ricerca”.

 

Le pm10 un “deltaplano” per il virus

Le ipotesi da cui partono i ricercatori sono due. La prima è che il particolato delle polveri sottili funzioni da “carrier” o da “booster”, cioè da “trasportatore” da “propagatore” del virus. In pratica è come se il Covid-19 prendesse un deltaplano, cioè una particella di polvere sottile, per atterrare più lontano. Se tale ipotesi venisse confermata, vorrebbe dire che la distanza di diffusione non è più di uno o due metri, ma è destinata ad aumentare, “magari a cinque o sei metri, e farebbe una bella differenza”, dice il docente. La seconda ipotesi è che la forte presenza di polvere sottile indebolisca già il fisico e l’apparato respiratorio in particolare. In tal modo, il virus agirebbe in modo più forte e immediato. Sarebbero spiegati sia i maggiori contagi che i tanti decessi registrati nell’area padana, e in particolare in Lombardia.

 

Il caso della Pianura Padana

Prosegue Miani: “In ogni caso, occorre partire dai dati dell’Agenzia europea per l’ambiente, secondo la quale ogni anno nel nostro continente 75mila persone muoiono anche per colpa dell’inquinamento atmosferico. Una buona percentuale di questi viene nella Pianura Padana, dove l’aria è particolarmente stagnante, tanto che anche in queste settimane, con pochissime auto e attività produttive chiuse, i livelli faticano a scendere. E’ assodato che i pazienti di queste regioni presentano delle maggiori fragilità all’apparato respiratorio e cardio-circolatorio e una minore capacità di sopravvivenza in certe situazioni. Qui si sta parlando di 75mila persone all’anno, anche senza il coronavirus”.

Se, poi, “vogliamo analizzare anche altri fattori, dobbiamo dire che l’Italia ha molti primati negativi: per esempio 10mila casi su 30mila in tutta Europa per «resistenze batteriche» negli ospedali. Lo dico perché alcuni studiosi, come Ilaria Capua, hanno parlato di «cattiva aria» nei nostri ospedali. Oppure, ricordo che nel nostro Paese la prima causa di morte in età pediatrica è il cancro. Al di là di quello che le ricerche confermeranno sulle nostre ipotesi, mi pare sia già evidente che dobbiamo cambiare paradigma. L’augurio è che, al termine di questa dura prova, ci sia una ripartenza in chiave sostenibile. Anche perché tutto ci dice che potrebbero esserci nuove pandemie e quindi bisogna prepararsi per le sfide future”.

 

Il giornalista Bompan: "Attentati all’ambiente incidono sull’origine dei virus. Su pm10 e diffusione manca l’evidenza"

“Ci sono fenomeni che già conoscevamo, quanto è accaduto era prevedibile ed è necessario che l’uomo modifichi i suoi comportamenti, perseverare sarebbe diabolico”. Lo afferma il giornalista Emanuele Bompan, esperto di ambiente e di economia circolare, geografo. Le questioni sul tappeto sono varie: “Il rapporto tra ambiente e coronavirus viene chiamato in causa, soprattutto, in tre momenti: l’origine, il trasporto del virus, il suo impatto sulle persone”.

Lo studio della Società italiana di medicina ambientale, illustrato nell’articolo qui a fianco, prende in esame gli ultimi due aspetti: “Personalmente, ritengo che, per quanto riguarda le teorie sulla diffusione e sulla polvere sottile come vettore per la propagazione del virus, non ci siano al momento evidenze scientifiche. E’ un’ipotesi che può avere una sua plausibilità, ma serviranno ricerche molto approfondite. Per quanto riguarda l’impatto sulle persone che vivono in un ambiente molto inquinato, mi pare che già ci siano dei numeri eloquenti: 460mila morti all’anno nel mondo correlati a inquinamento. L’Italia, come si sa, ha la peggiore aria d’Europa ed effettivamente sono anch’io convinto che se girassimo tutti con l’auto elettrica, ci sarebbe qualche morto di meno”.

Ma, sottolinea Bompan, “il punto più inquietante è proprio il primo, quello dell’origine. E’ il fenomeno dello «spillover», del «salto» del virus da altre specie animali all’uomo. Si tratta di un fenomeno conosciuto da decenni, alla base della diffusione di altre malattie come la Sars  e l’ebola. E’ convinzione comune che tale fenomeno abbia avuto un’accelerazione a causa dei cambiamenti climatici, della deforestazione. Dovessi fare una scommessa, direi che la prossima epidemia sconosciuta arriverà dal Brasile. Comunque, ci sono libri di vent’anni fa, ci sono film di fantascienza. Non possiamo dire «non lo sapevamo». Poteva succedere ed è accaduto. E in futuro, soprattutto se continua la depredazione dell’ambiente, saremo ancora più esposti a questo fenomeno. Spero che quando proveremo a far ripartire l’economia ne terremo tutti conto”.

Tutti i diritti riservati
Inquinamento e Covid-19, l'inquietante sospetto
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento