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Lavoro: cosa c'è oltre il tunnel?

Gli studi confermano: la crisi è finita, ma il lavoro ancora non c’è nonostante i dati positivi dovuti a defiscalizzazione e Jobs act. Lorenzon (Cisl): "Non facciamoci influenzare dall'altalena dei numeri. Nulla sarà più come prima".

Parole chiave: lavoro (233), occupazione (25), crisi (91), jobs act (6), governo renzi (103)
Lavoro: cosa c'è oltre il tunnel?

Eppur si muove... . L’Economia veneta, il lavoro nel Veneto non è più allo stato comatoso in cui l’aveva gettato la crisi finanziaria iniziata nel 2008, ma cresce, lo ha certificato Veneto Lavoro nei dati di fine maggio: si passa dal valore di 35,6 del 2014 al 42,4 del 2015 per quanto riguarda le posizioni di lavoro dipendente, a Treviso si passa da 3.520 assunti dell’ultimo trimestre del 2014 ai 4.195 del primo trimestre del 2015.  A questi dati il 1° settembre si è aggiunto l’Istat nazionale che per la prima volta ha registrato una variazione significativa nel tasso di occupazione. A luglio infatti, la disoccupazione è scesa al 12 per cento, con una calo su base annua di circa lo 0,9 per cento, non si registrava un tasso di disoccupazione così basso del 2013. Il Prodotto interno lordo registra un’ulteriore variazione millimetrica in positivo, toccando lo 0,3 in aumento. Se così fosse ci sarebbero nel 2015 già 215 mila disoccupati in meno e il 2015 avrebbe già raggiunto il numero di assunzioni di tutto il 2014 e quindi da agosto sarebbero tutti occupati in più.
Cala anche la disoccupazione giovanile che ora scende al 40,5 per cento, cifra comunque ancora pesante. Il miglioramento, sopratutto al Nord e anche in Veneto, lo aveva evidenziato a fine maggio l’assessore al Lavoro della Regione Veneto Elena Donazzan: “Emergono segnali positivi per il mercato del lavoro e per l’economia veneta nel primo trimestre del 2015, ma dopo le delusioni del 2014 ora serve cautela”. I consistenti incentivi della Legge di Stabilità del 2015 hanno fatto crescere in Veneto le assunzioni di 188mila unità, spingendo soprattutto i contratti a tempo indeterminato. “Seppur con cautela, infatti, possiamo dire che stiamo uscendo dalla recessione e che ci sono le premesse per ritornare a crescere. Non dobbiamo tuttavia dimenticarci del gran numero di disoccupati, sia adulti che giovani, che la crisi ha prodotto e per i quali non bastano gli incentivi alle assunzioni, ma servono politiche specifiche, come quelle previste dal Piano straordinario del lavoro 2015 della Regione Veneto”.
Restano lontane le posizioni con il Governo che attribuisce la ripresa anche alle riforme varate, in particolare il jobs act, che invece la Donazzan definisce a impatto zero.

Lorenzon (Cisl): nulla sarà come prima

“Non mi faccio influenzare da questa altalena comunicativa - afferma serafico Franco Lorenzon, segretario Cisl Treviso Belluno, e vicepresidente dell’Osservatorio economico sociale di Treviso -. Un giorno abbiamo l’umore alle stelle, con le borse al galoppo e il giorno dopo, colpiti dai risultati di Shanghai, siamo a terra”. Riconosce un cambiamento sostanziale nel 2015. “Certo siamo entrati nel dopo crisi. Ma questo non significa che staremo meglio. In realtà da tempo siamo in territorio sconosciuto, anche per noi sindacato. Ora tutto ha un bianco e un nero, una contraddittorietà interna. Prendiamo ad esempio l’Electrolux, l’azienda ha decine di persone in mobilità e quando è il momento di produrre di più, invece che riassumere i cassintegrati chiama gli occupati a fare straordinari. Siamo in ripresa, ma tutti con il freno a mano tirato”. Delle cose però non torneranno più. “I distretti industriali sono finiti per sempre. Ieri un’azienda bastava che fosse in un determinato territorio, nel distretto del tessile, del legno o metalmeccanico e andava quasi per inerzia. Ora abbiamo perso quasi il 30% delle aziende. Quelle che hanno retto lo hanno fatto con l’innovazione. Sono finiti i tempi dei prezzi bassi e della manodopera a buon mercato. Anche il fenomeno della delocalizzazione non ha più senso. Oggi il prodotto è una cosa complessa, fatto di praticità ed economicità, ma anche di emozione e gusto. A Treviso l’esempio più lampante è il prosecco”.

Ulteriori testimonianze e approfondimenti sul numero della Vita del popolo del 6 settembre a pagina 3.

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