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Le ragioni dei secessionisti: "Il Veneto resterà in Europa"

Gianfranco Favaro, trevigiano, portavoce di Plebiscito.eu, è uno dei dieci “delegati” - eletti contestualmente al referendum - incaricati di “negoziare” l’indipendenza con le istituzioni italiane e internazionali. Ha letto l’editoriale comune dei settimanali diocesani e vuole spiegare le sue ragioni di indipendentista. Spiegando che i Venetisti vogliono l'Euro, l'Unione europea e la Nato.

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Le ragioni dei secessionisti: "Il Veneto resterà in Europa"

Ti aspetti il “solito” armamentario venetista, fatto di lingua veneta, nostalgie della Serenissima, l’idea di un Veneto duro e puro.
Invece l’indipendentista 2.0 è fatto di tutt’altra pasta: snocciola numeri su fisco e debito pubblico, spiega che il Veneto indipendente trascinerà in questa scelta altre regioni italiane e che questo sarà un bene per l’Europa. Annunciando che un’ipotetica Repubblica federale veneta userebbe l’Euro come moneta, resterebbe nell’Unione europea e nella Nato. Anche se il modello di riferimento resta la Svizzera, che di entrare nell’Unione europea non ha mai voluto saperne.
Gianfranco Favaro, trevigiano, portavoce di Plebiscito.eu, è uno dei dieci “delegati” - eletti contestualmente al referendum - incaricati di “negoziare” l’indipendenza con le istituzioni italiane e internazionali. Ha letto l’editoriale comune dei settimanali diocesani e vuole spiegare le sue ragioni di indipendentista.
“Il referendum - dice - è stata un’occasione per consentire alla gente di esprimere la propria opinione. Nel comitato promotore c’era anche chi è contrario alla secessione, come il sindaco di Silea Silvano Piazza, con il quale mi sono confrontato in varie serate in giro per il Veneto”.
Ma lei è indipendentista. Perché?
Ho scoperto questa battaglia tre anni fa. Per me è stata illuminante la lettura del saggio “Il sacco del Nord” di Luca Ricolfi, nel quale vengono analizzati gli squilibri territoriali a livello di ridistribuzione delle risorse. Da venticinque anni il Veneto chiede allo Stato italiano risposte che non sono mai arrivate. Anzi, la riforma del Titolo V proposta dal governo Renzi, certifica una nuova deriva centralista. Il nostro è perfino uno Stato ottuso che con l’imposizione fiscale sul reddito d’impresa uccide le sue galline dalle uova d’oro.
Articolo 5 della Costituzione: la Repubblica è una e indivisibile...
Vero. Ma è scritto anche che lo Stato promuove le autonomie locali... E poi conosco solo due Costituzioni che prevedono la secessione: una è quella della defunta Unione Sovietica, che in realtà per difendere il suo territorio mandava i carri armati, e l’altra è quella attuale del piccolo Liechtenstein.
Ma se anche la vostra battaglia avesse un senso ci vorrebbero decenni, guardi la Catalogna...
No, ci vorrà molto meno. Il debito pubblico dell’Italia è ormai insostenibile. Invece il Veneto potrebbe sostenere la sua quota di debito, l’Europa si fiderebbe.
Come sarebbe il Veneto indipendente?
Non quello di certe caricature o immaginato da qualche sparuta minoranza. Il nostro modello sarebbe la Svizzera, con i suoi Cantoni ma soprattutto con la sua democrazia diretta, nella quale viene separata la possibilità di spendere con quella di tassare. Un Veneto aperto ed accogliente. Tra i nostri attivisti c’è ad esempio un giovane albanese, o un altro di origine siriana. E poi, nella votazione online delle scorse settimane, si rispondeva ad una serie di domande: ed è risultato che la maggioranza dei veneti, oltre all’indipendenza, chiede anche di restare nell’Euro, nell’Unione europea e nella Nato.
Già, i numeri. Dica la verità. Non le sembrano eccessivi?
Assolutamente no, anzi sono in linea con i sondaggi fatti in quei giorni da Ilvo Diamanti e Roberto Weber.

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