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Mortalità, ecco i dati "reali": a Bergamo più 400 per cento, nel nostro territorio i casi di Zero Branco, Istrana e Casale

Studio dei ricercatori di Seniornet, network tra i servizi rivolti alla popolazione anziana della Regione Veneto, nato nel 2014, su iniziativa di Sinodè, società di ricerca e consulenza organizzativa in ambito socio-sanitario e Liuc Business School Castellanza. Il Veneto è “solo” la tredicesima regione italiana su 20 per aumento di mortalità: da 2.392 a 3.290 (più 39,3%), percentuale che supera il 41% per la popolazione anziana. Con "picchi" in alcuni centri, spesso legati ai focolai nelle case di riposo.

Parole chiave: mortalità (4), coronavirus (852), morti (14), decessi (13)
Mortalità, ecco i dati "reali": a Bergamo più 400 per cento, nel nostro territorio i casi di Zero Branco, Istrana e Casale

I numeri, si sa, si possono tirare sempre dalla propria parte. Accade anche in questi giorni. Eppure, se si guardano nella loro nudità, in questo caso drammatica, i numeri “parlano”. Sono quelli dei decessi di questo periodo.

 

Cifre eloquenti

Bastano poche cifre, per far capire il tipo di eloquenza: più 440% è il numero delle persone morte in provincia di Bergamo, nel confronto tra il periodo 21 febbraio – 4 aprile di quest’anno e la media dei 5 anni precedenti (2015-2019): 5.043 contro 934. Ma, se si va al nostro territorio, non possono non colpire il più 200% (27 morti quest’anno, contro una media di 9) del Comune di Zero Branco, o di quello di Istrana (15 contro 5), o il più 123% di Casale sul Sile (25 contro 11).

Da dove derivano questi dati? Si deve partire da numeri certi e il più possibile omogenei, cioè quelli che in Italia vengono forniti dall’Istat, che in modo abbastanza rapido mette a disposizione i dati sui decessi nel territorio italiano. E’ quello che hanno fatto i ricercatori di Seniornet, network tra i servizi rivolti alla popolazione anziana della Regione Veneto, nato nel 2014, su iniziativa di Sinodè, società di ricerca e consulenza organizzativa in ambito socio-sanitario e Liuc Business School Castellanza, che dal 2006 ha costituito all’interno della propria struttura un “Osservatorio settoriale sulle Rsa” della Regione Lombardia.

Gli ricercatori stanno via via aggiornando un report relativo a tutti i Comuni italiani verificati, man mano che i dati vengono resi noti dall’Istat. L’ultimo di questi report, un minuto dopo essere stato chiuso, è stato visionato per primo dal nostro giornale, che ha anche intervistato due statistici che ci hanno lavorato: il professor Antonio Sebastiano, direttore scientifico di Senior-net e Osservatorio Rsa, della Liuc Business School; e Romano Astolfo, di Sinodè, trevigiano coordinatore di Seniornet e tra gli organizzatori del locale Festival della Statistica.

 

Ricerca capillare

Sono i due esperti a illustrare le caratteristiche della ricerca. “Il limite dello studio è dato dal fatto che non sono disponibili i dati di tutti i Comuni, ma solo di quelli attualmente in possesso dell’Istat. Ma si tratta di dati aggiornati al 4 aprile, molto recenti, e ufficiali, contrariamente ad altri forniti in queste settimane, che dipendono molto dalla diversità di approccio dei vari territori o da indagini parziali”, spiega Astolfo. Il che significa, in concreto, che i dati forniti sono relativi al 32% dei Comuni italiani, per una popolazione complessiva di 19 milioni di persone circa. Una percentuale comunque significativa, che sale al 40,9% in Veneto e al 46,9% in provincia di Treviso (dove manca però il capoluogo). In Lombardia la copertura è di oltre il 70%. Prosegue Sebastiano: “Abbiamo di fronte a noi un periodo ormai abbastanza lungo. Si va dal giorno del primo contagio autoctono, il 21 febbraio, fino alla prima settimana di aprile. Inoltre, abbiamo ulteriormente analizzato i dati relativi alla popolazione anziana, con più di 66 anni”.

 

Più decessi di quelli stimati

Insomma, anche se parziali, i numeri forniti dal report sono significativi. “Ed è chiaro – prosegue il docente della Liuc Business School – che essi registrano un innalzamento significativo della mortalità, disegnando anche una curva, che nelle regioni più colpite dalla pandemia tocca il punto più alto nella quarta settimana di marzo, per poi scendere significativamente a inizio aprile. Sia chiaro, lavoriamo con i numeri relativi a tutte le persone decedute. Per il resto, possiamo solo fare delle stime e delle valutazioni”. Che in questo caso, peraltro, risultano evidenti. “Anzi – aggiunge il prof. Sebastiano – per quanto riguarda le zone più colpite dal Covid-19, in particolare la Lombardia – emerge che i morti sono stati molti di più di quelli registrati dai quotidiani resoconti della Protezione civile. Dobbiamo poi tenere conto che probabilmente, tra le persone morte ce ne sono anche alcune che avevano altre patologie, ma non hanno potuto nell’emergenza essere prese in carico in modo ottimale, e che sicuramente in queste settimane sono calati gli incidenti stradali e sul lavoro”. Come, dunque, è potuto accadere che qualcuno abbia potuto minimizzare la letalità del coronavirus? “Il trend è evidente nelle province più colpite, si attenua in altre zone, ma è indubbio che i dati ufficiali dei morti con Coronavirus sono la punta dell’iceberg. Molte persone sono, infatti, decedute al domicilio o in unità di offerta territoriali senza ricevere una diagnosi ufficiale”. Aggiunge Astolfo: “Va anche sottolineato che quest’anno l’influenza stagionale è stata meno virulenta”.

 

Il dramma della Lombardia

I dati confermano il dramma della Lombardia, ma non mancano le sorprese, riguardanti soprattutto il Veneto. In Lombardia si è passati da una media di 8.830 morti degli ultimi 5 anni a 21.829 degli ultimi 35 giorni, con un aumento del 147,2%, che per la popolazione anziana arriva a più 154,8%. Sulle 10 province con il maggior aumento di morti, 5 sono lombarde. La tragica classifica vede al primo posto Bergamo (più 440,2%), seguita da Cremona (più 299,1%), Lodi (più 286,6%), Brescia, Piacenza, Parma, Lecco, Pavia, Pesaro e Urbino, Aosta.

 

Veneto tredicesima regione

Il Veneto è “solo” la tredicesima regione italiana su 20 per aumento di mortalità: da 2.392 a 3.290 (più 39,3%), percentuale che supera il 41% per la popolazione anziana. Insomma, abbastanza per affermare che l’incidenza del coronavirus si avverte eccome, ma anche per affermare che il contagio, per come era partito, avrebbe potuto avere effetti ben più drammatici.

 

I record di Zero Branco e Istrana

Venendo ai dati provinciali, Treviso è sopra la media regionale: si è passati da una media di 458 persone decedute a 666 (più 45,3%). Numeri simili per Padova (più 45,2%), mentre a Venezia l’aumento è stato del 33,6%. Va ricordato, ancora una volta, che si tratta di dati significativi, ma in ogni caso parziali, relativi a circa il 40 o 45 per cento dei comuni per ogni provincia. Questo vale anche per il dato “diocesano”, dato che sono 35 su 73) i Comuni presenti nello studio, quelli cioè che hanno fornito all’Istat in tempi record i dati dei propri uffici anagrafe. Manca, per esempio, Treviso, così come altri centri importanti (come Castelfranco, Mogliano Veneto, Montebelluna). Risulta, però evidente, se si guarda la tabella che abbiamo comunque scelto di pubblicare in questa pagina, la correlazione diretta tra il numero di persone morte e la presenza di residenze per anziani colpite dal contagio. Sono 6 i Comuni con un aumento che supera il 100 per cento: Zero Branco, Istrana (qui siamo addirittura al 200 per cento), Meolo (più 150%), Casale sul Sile (più 123%), Giavera del Montello (più 118%) e Ormelle (più 114%). Sopra il 50% di aumento di decessi anche i Comuni di Massanzago, Noventa di Piave, Ponte di Piave, Paese, San Zenone degli Ezzelini e Galliera Veneta. Ma non mancano centri in cui i decessi sono invece scesi: è il caso di Quinto, Preganziol e Castello di Godego.

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