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Ottava vittima a Treviso (ma l'Ulss precisa), contagiato chirurgo a San Donà. E il virus arriva anche in Vaticano

Nel frattempo in Veneto i positivi sono saliti a 459 e i deceduti a 12, 130 i pazienti ricoverati, 25 dei quali in terapia intensiva. La vittima è deceduta all’ospedale di Treviso (la settima al Ca’ Foncello).

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Ottava vittima a Treviso (ma l'Ulss precisa), contagiato chirurgo a San Donà. E il virus arriva anche in Vaticano

“Questa mattina sono stati temporaneamente sospesi tutti i servizi ambulatoriali della Direzione Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano per poter sanificare gli ambienti a seguito di una positività al Covid-19 riscontrata ieri in un paziente. Rimane però in funzione il presidio di Pronto Soccorso”. Lo dichiara il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, rispondendo alle domande dei giornalisti. “La Direzione Sanità e Igiene sta provvedendo ad informare le competenti autorità italiane e nel frattempo sono stati avviati i protocolli sanitari previsti”.

 

Altra vittima a Treviso, ma l'Ulss precisa

Nel frattempo in Veneto i positivi sono saliti a 459 e i deceduti a 12, 130 i pazienti ricoverati, 25 dei quali in terapia intensiva. La vittima è deceduta all’ospedale di Treviso (la settima al Ca’ Foncello). Il maggior numero di casi è nella Marca, che con 108 contagiati ha superato il cosiddetto "cluster" (cioè il territorio geografico di infezione) di Vo’ Euganeo (84).Su questo si registra tuttavia una precisazione delle autorità sanitarie.

“L’Ulss 2 non ha registrato, finora, alcun decesso per Covid-19. Ha registrato, dal 25 febbraio ad ora, otto decessi in pazienti con pluripatologie e positività al coronavirus: tutti i pazienti erano anziani (l’età media è 87 anni) e legati al focolaio epidemico che ha colpito la geriatria di Treviso. A sottolinearlo, stamane, il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi.

“E’ comprensibile - ha aggiunto - che ogni singolo decesso sia motivo, in questa fase, di allerta e che, ad una prima superficiale analisi il dato della mortalità del cluster Treviso sembri elevato rispetto al resto del Veneto ma la nostra situazione, va sottolineato con forza, non è in alcun modo assimilabile ad altre realtà per l’assoluta eccezionalità del cluster costituito, lo ribadisco, da anziani con pluripatologie. Per questo motivo l’attuale casistica di Treviso non deve essere in alcun modo fonte di preoccupazione. A confermarlo non solo la tipologia dei decessi ma, anche, il fatto che, ad ora, il numero dei ricoveri in Terapia Intensiva è assolutamente limitato: si tratta di due pazienti le cui condizioni non sono, fortunatamente, critiche”.

Benazzi ha fornito, oggi, anche i dati relativi ai casi di polmonite virale registrati, fino al 31 gennaio nell’Ulss 2: sono stati 572 contro i 636 dello scorso anno, con una riduzione di 64 casi.

Nei prossimi giorni i 46 pazienti ancora ricoverati nell’Unità Operativa di Geriatria del Ca’ Foncello saranno ricollocati, a seconda delle rispettive condizioni di salute e del contesto familiare: 18 pazienti asintomatici saranno dimessi a domicilio; altri 28, invece, saranno ricollocati nei nuovi spazi dell’Ospedale di comunità. Dopo le dimissioni di tutti i pazienti il Reparto di Geriatria sarà sanificato e riaprirà i battenti.

Nei prossimi giorni, sempre al Ca’ Foncello, sarà attivato, grazie alla collaborazione con la Protezione Civile, anche il pre-triage nelle tende appositamente allestite: le persone che arriveranno al Pronto Soccorso autonomamente accederanno alle tende dove verrà fatto il pre-triage che permetterà di individuare, per ciascuno dei loro, il percorso più opportuno.

In tutti e sei i Pronto Soccorso dell’Ulss 2 sono attivi percorsi differenziati per i pazienti con sospetta sintomatologia Covid-19.

Analogamente in tutti gli ospedali dell’Ulss 2 sono stati reperiti, come da disposizioni regionali, posti aggiuntivi per il ricovero e l’isolamento dei possibili casi sospetti, in vista del picco epidemico, che gli esperti collocano per la prossima settimana.

A San Donà contagiato chirurgo della Casa di Cura, indagini ampliate ad altre due strutture

Si rileva il terzo caso di contagio da coronavirus a San Donà di Piave. Dalla “Casa di Cura Anna e Sileno Rizzola”, struttura convenzionata con il SSN, è giunta comunicazione che un proprio medico, residente a Jesolo, è stato contagiato da Covid-19. Attualmente il medico è in isolamento fiduciario domiciliare per i previsti 14 giorni. Non appena ricevuta la nota informativa, personale del dipartimento di prevenzione si è subito attivato per far applicare il protocollo di sorveglianza dei contatti del caso positivo, sia in ambito lavorativo che familiare. Tutte le persone che hanno avuto contatto stretto con il caso positivo (familiari, pazienti, personale dipendente) verranno poste in isolamento fiduciario domiciliare per 14 giorni: saranno giornalmente contattate dagli operatori del Servizio Igiene Pubblica per monitorare l'eventuale comparsa di sintomi come febbre e disturbi respiratori ed intervenire qualora necessario. 

Riguardo il contagio del chirurgo della “Casa di Cura Anna e Sileno Rizzola”, reso noto con un comunicato stampa di poco fa, il personale del dipartimento di prevenzione ha ampliato le indagini per la ricerca dei contatti stretti avuti dal medico (colleghi, personale sanitario, amministrativo, pazienti) anche in altre due strutture sanitarie private.

Si tratta del “Centro di Medicina” di San Donà di Piave e del poliambulatorio specialistico “Maremis” di Jesolo dove il professionista svolge attività.

Anche in questi casi le persone che hanno avuto stretto contatto con il medico, e quindi potrebbero aver potenzialmente aver contratto il virus, verranno poste in isolamento fiduciario domiciliare per 14 giorni: saranno giornalmente contattate dagli operatori del Servizio Igiene Pubblica per monitorare l'eventuale comparsa di sintomi, come febbre e disturbi respiratori, ed intervenire qualora necessario. 

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