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Piano dell'Ulss 2 per le case di riposo. 18 le strutture già monitorate

Punto stampa questa mattina del direttore generale dell'Ulls 2 Marca Trevigiana Francesco Benazzi: “I casi maggiori ora li abbiamo nelle case di riposo e là si concentra la nostra attenzione". Pronto un Piano di sanità pubblica.

Piano dell'Ulss 2 per le case di riposo. 18 le strutture già monitorate

L’emergenza ora si chiama “casa di riposo”. E’ qui dove si è diffuso e si diffonde maggiormente il contagio da Covid-19. Martedì 31 è stato presentato dal direttore generale dell’Ulss2 Marca trevigiana Francesco Benazzi il piano che riguarderà le 54 strutture che ospitano 6.340 persone con 5.776 operatori, per un totale di 12.116 persone. E questa mattina è stato fatto un secondo punto stampa. Lo scopo del Piano è di evitare il propagarsi del contagio, scovando e isolando i pazienti positivi da quelli negativi. Per attuare uno specifico piano di sanità pubblica, apposito per le case di riposo, è stata attivata una task force, con personale molto qualificato, geriatri e infemieri, che sarà guidata dal dottor Franco Moretto, esperto di gestione dei centri sollievo, a capo dei 32 componenti della task force. Il lavoro sinergico con i vari soggetti interessati alle cure a domicilio è iniziato  già da tempo, ha fatto sapere il direttore generale, che ha anche ringraziato i dottori e coordinatori che ne fanno parte, oltre al dottor Franco Morello, il dottor Giorgio Bazzerla, la dottoressa Chiara de Marchi, il dr Carlo Sernagiotto, il dr Alessandro Vanzelli, la d.ssa Stefania Volpato, la d.ssa Piera Bonato, la d.ssa Lucia Dalla Torre e la coordinatrice del personale infermieristico Debora Morelli. Quindi tutto il personale, assistenti sociali, oss, infermieri, assistenti domiciliari che si recano nelle case di riposo e nei domicili a fare i test rapidi e, se necessario, i tamponi e ad assegnare le terapie necessarie.

Insieme alle Usca, le unità speciali di continuità assistenziale, ai medici e ai pediatri si rafforzerà il meccanismo territoriale, in modo da evitare che pazienti a domicilio o nelle case di riposo vengano ricoverati negli ospedali.  “Sappiamo - ha detto il dottor Benazzi - che in ospedale si possono contrarre ulteriori infezioni”. Meglio quindi rimanere in un luogo protetto, soprattutto ora che l’Aifa ha autorizzato l’utilizzo di medicinali ancora sperimentali, ma che stanno dando esiti promettenti, anche a domicilio.

Sostenere le case di riposo, questo l'imperativo. Sono già stati efettuati tamponi in 15 case di riposo per la presenza di ospiti sintomatici più 3 strutture di altro tipo: Ca’ dei Fiori a Casale sul Sile, Santa Maria de Zairo a Zero Branco, Casa Bernadette di Villorba, Israa-Zalivani di Treviso, Cesana Malanotti a Vittorio Veneto, Villa Belvedere a Crocetta, Urt San Gregorio a Valdobbiadene, Oic di Vedelago, più ala dedicata ex Geriatria a Vedelago, Domenico Sartor di Castelfranco, Casa Fenzi a Conegliano, Villa delle Magnolie-Giovanni XXIII di Monastier, Guizzo Marseille di Volpago del Montello, Centro servizi del Gris di Mogliano Veneto, De Lozzo Da Dalto di San  Pietro di Feletto, villa Augusta di Ormelle, papa Luciani di Conegliano. A queste si aggiungono tre strutture per ospiti autosufficienti che sono casa Bernardette di Villorba, villa Maria di Treviso e l'associazione Famiglie di Nazareth di Spresiano che ospita persone con disagio sociale. L’esame fatto a 376 ospiti e 703 operatori per un totale di 1.169 tamponi, ha evidenziato che il 42% degli anziani è Covid positivo (pari a 153 persone), gli operatori risultati positivi sono invece il 7% (49 persone). Le strutture controllate rappresentano il 30 per cento del totale delle case di residenza per anziani dove, pian piano, verranno fatti tamponi a tutti i presenti. "Ovviamente, ora che andremo a fare i tamponi anche dove non sono finora emerse criticità o simtomatologie legate al Covid 19, queste percentuali caleranno”, ha sottolineato il dottor Benazzi. Alla conferenza stampa era presente anche il direttore dei Servizi socio-sanitari George Louis del Re. Per supportare le strutture dove manca personale perché positivo al coronavirus, fino al 10 aprile è possibile rispondere all'Avviso pubblico per l'assunzione di personale con la qualifica di Cps infermiere e operatore socio sanitario.  "Ringrazio sr.Lancy Ezhupra, direttrice amministrativa dell'ospedale San Camillo di Treviso, che ci ha dato la disponibilità dei suoi operatori che non sono in questo momento impiegati nell'ospedale Covid, a lavorare nelle case di riposo.

Nelle strutture monitorate sono state attivate delle zone di isolamento. Dove non sia possibile organizzare la separazione tra positivi e negativi, la Regione Veneto ha previsto che vengano spostati in altre strutture. Viene effettuata la misurazione giornaliera della temperatura anche agli operatori, in modo da creare un filtro in entrata ed evitare che il virus s’introduca dall’esterno. Un anziano potrà entrare nella struttura solo dopo un tampone negativo e comunque, per sicurezza, verrà messo in isolamento per 14 giorni. Attualmente il 5,9 per cento dei posti nelle case di riposo risulta libero. Per supportare le strutture che si trovano a corto di operatori, in quanto positivi all’infezione, l’Ulss 2 ha interpellato tre cooperative che hanno dato la loro disponibilità a fornire personale infermieristico e oss: si tratta di Girasole, Orchidea e Terra Fertile.

Al termine della presentazione del piano per le case di riposo, il direttore dell’Ulss Benazzi ha anche fornito i dati dei positivi tra i dipendenti dell'Ulss 2: sui 161 positivi, 56 (dopo due tamponi negativi) sono già rientrati al lavoro, 105 ancora in quarantena. Di questi 68 sono infermieri professionali, 45 oss, 28 medici, 7 studenti, 4 ostetriche, 3 specializzandi, 2 fisioterapisti e 1 amministrativo.Fuori dal padiglione delle malattie infettive è stato approntata dalla Protezione civile una tenda che sarà un Punto medico di Primo soccorso. Qui saranno convogliate tramite il 118 tutte le persone che hanno sintomi riconducibili al Covid 19, saranno sottoposti a un tampone veloce, ai rx al torace, e poi seguiranno strade appropriate a seconda della gravità, in ospedale se necessario, in quarantena a casa con i farmaci da assumere.

Un'analisi, poi, dei decessi in provincia di Treviso, dal 1° gennaio al 29 marzo 2020, ha evidenziato che sono 933 le persone decedute, per varie cause, mentre lo scorso anno erano state 908, quindi si registrano 25 decessi in più.

Suddividendo i dati per i vari ospedali, emerge che i decessi maggiori si sono avuti al Ca’ Foncello con 43 in più e a Conegliano con 37 decessi in più. Due deceduti in più all’ospedale di Oderzo, mentre segnano meno morti in questi primi mesi confrontati con il dato dello scorso anno, Vittorio Veneto (-5), Montebelluna (-3) e Castelfranco (-49).  Nel 2015, a causa di un virus influenzale, particolarmente grave, in Italia morirono 20.000 persone. E non era un virus sconosciuto come questo.

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