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Quattrocento nuovi posti letto in terapia intensiva in Veneto, rientrano i medici in isolamento risultati negativi

"Deve essere dato il massimo supporto in termini di turnistica e protezione a tutti gli Operatori a vario livello privilegiando i reparti che sopportano il massimo impatto da questa situazione", chiedono i sindacati dei medici.

Parole chiave: terapia intensiva (6), sindacati medici (1), coronavirus (936), medici (113)
Quattrocento nuovi posti letto in terapia intensiva in Veneto, rientrano i medici in isolamento risultati negativi

I 450 posti letto di terapia intensiva strutturali e operativi negli ospedali della Regione del Veneto presentano al momento un tasso di occupazione medio dell’80%. 67 di questi sono occupati da pazienti affetti da coronavirus. Da ieri, lunedì, ai 450 posti se ne sono aggiunti altri 48, attivati senza bloccare l’attività, che costituiscono il primo “contingente” di rafforzamento della dotazione deciso per fronteggiare l’emergenza e portano il totale a 498.

E’ questo l’esito del monitoraggio aggiornato riguardo ai posti letto di terapia intensiva in Veneto. Sono anche in allestimento altri 120 letti di terapia subintensiva aggiuntivi a quelli esistenti.

E’ iniziata, intanto, in Veneto, l’operazione di rientro in servizio di tutti gli operatori sanitari asintomatici, posti finora in isolamento per contatto a rischio di coronavirus e sottoposti a sorveglianza attiva.

La Direzione regionale Prevenzione ha infatti inviato oggi un’apposita comunicazione a tutte le Ullss e Aziende Ospedaliere, nella quale, sulla base dell’articolo 7 del decreto legge nazionale 9 marzo 2020 nr. 14 “Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all’emergenza COVID-19”, si comunica il richiamo in servizio del personale in questione e si ricorda che, in base alla normativa emessa, la sospensione dell’attività per tutti i dipendenti avverrà solo se sintomatici o con tampone positivo.

Alla data di oggi, gli operatori in isolamento domiciliare perché contatto stretto di caso sono in Veneto 656, dei quali 100 dell’Azienda Ospedaliera di Padova, 95 dell’Azienda Ospedaliera Integrata Universitaria di Verona, 12 dell’Ulss 1 Dolomiti, 28 dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, 202 dell’Ulss 3 Serenissima, 11 dell’Ulss 4 Veneto Orientale, 52 dell’Ulss 5 Polesana, 54 dell’Ulss 6 Euganea, 64 dell’Ulss 7 Pedemontana, 9 dell’Ulss 8 Berica, 23 dell’Ulss 9 Scaligera, 6 dell’Ospedale di Negrar

Alla comunicazione è stato allegato anche un dettagliato documento, dal titolo “Nuovo Coronavirus, Istruzioni Operative per la Sorveglianza del Personale del Sistema Sanitario Regionale”, nel quale si indicano alle direzioni sanitarie le procedure da seguire per il rientro, per la gestione dei casi sintomatici o asintomatici (con tampone negativo o positivo), per la dotazione di sicurezza da assicurare a tutto il personale, sanitario e non, che operi in stanze con pazienti Covid-19, in altre aree di transito dei pazienti, al triage, nei laboratori, nelle aree amministrative, negli ambulatori intra-ospedalieri e del territorio, in tutti gli ambulatori, nelle sale d’attesa, nelle ambulanze e nei mezzi di trasporto, nell’assistenza domiciliare.

I sindacati: immediato supporto a tutti gli operatori sanitari

In ottemperanza alle ultime disposizioni nazionali in tema di prevenzione, contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid 2019 (Dpcm 8 e 9/3/2020), e facendo seguito a quanto già disposto con nota n. 12825 del 4/3/2020, si richiede che la Regione Veneto disponga che le Azienda Sanitarie di competenza sospendano tutte le prestazioni non urgenti e differibili sia a livello ambulatorie che in regime di ricovero a livello dei Presidi Ospedalieri o le rendano fruibili nei termini di distanza adeguate nella sale di attesa e con protezioni relative per tutti gli Operatori. Lo si legge in un comunicato intersindacale di tutte le sigle dei sindacati dei medici.

Questo al fine di limitare al massimo l’accesso alle strutture ospedaliere, ridurre la possibilità di contagio, privilegiare le attività d’urgenza/emergenza.

"Deve essere dato il massimo supporto in termini di turnistica e protezione a tutti gli Operatori a vario livello privilegiando i reparti che sopportano il massimo impatto da questa situazione: Pronto Soccorso, Terapie Intensive, Medicina d’Urgenza, Malattie Infettive, Medicina Interna, Geriatria, Otorinolaringoiatria, Pneumologia e chi fa attività diagnostiche ed interventistiche di Cardiologia, Chirurgia Generale, Gastroenterologia e Diagnostica per Immagini con particolare esposizione. È fondamentale inoltre che debbano essere forniti, con tipologia e quantitativo adeguato, i Dispositivi di Protezione Individuale a tutti di Colleghi Ospedalieri e della Medicina del Territorio impegnati in attività ambulatoriali e visite domiciliari, fornitura che ci viene segnalata alquanto carente per diffusione e qualità".

Fonte: Comunicato stampa
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