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Sulla morte di Willy "tutti colpevoli"

“Tutti sapevano, ma non si è riuscito a percepire quel che stava per succedere. In un piccolo centro dove tutti sanno davvero tutto, la cosa sconvolgente è che nessuno è riuscito a intervenire. Stiamo costruendo una società estremamente individualista”. Lo dice al Sir Tonino Cantelmi, psichiatra, professore di Cyberpsicologia all’Università europea di Roma e presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc), commentando la morte del giovane Willy Monteiro, sabato notte a Colleferro (Rm).

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Sulla morte di Willy "tutti colpevoli"

“Tutti sapevano, ma non si è riuscito a percepire quel che stava per succedere. In un piccolo centro dove tutti sanno davvero tutto, la cosa sconvolgente è che nessuno è riuscito a intervenire. Stiamo costruendo una società estremamente individualista”. Lo dice Tonino Cantelmi, psichiatra, professore di Cyberpsicologia all’Università europea di Roma e presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc), commentando la morte del giovane Willy Monteiro, sabato notte a Colleferro (Roma). Il ragazzo, intervenuto per sedare una lite, è stato ucciso a calci e pugni da quattro ragazzi. “La riflessione che questa tragedia porta – spiega Cantelmi – è l’evidenza della mancanza di reti sociali di supporto, capaci di intercettare un disagio così clamoroso come questa violenza che i due dei ragazzi che hanno colpito Willy sembrano aver già espresso in altre occasioni. Una violenza coltivata e sotto gli occhi di tutti: frequentavano regolarmente i locali della zona, tenevano abitualmente comportamenti violenti ed erano temuti da tutti. Questo è un segnale in linea con tanti altri segnali che stiamo osservando. Tutti ci dicono che stiamo costruendo una società individualista e parcellizzata e probabilmente l’epidemia di Covid ha dato anche una spinta in questa direzione”. Per Cantelmi, in questa tragedia “i colpevoli sono tantissimi. Scaricarla solo sui ragazzi è ingenuo perché colpevole è tutta la comunità educante adulta. A tutti è sfuggito che coltivavano la violenza per la violenza, atteggiamento molto diffuso tra i giovani. Questa tragedia, come tutte, si poteva evitare, perché largamente annunciata. Si verificano per la nostra cecità”. Come sottolineato recentemente da papa Francesco, ha concluso Cantelmi, “è urgente e necessario costruire reti sociali autentiche, dove le persone possono essere riconosciute”. In questo caso è “venuta a mancare tutta la comunità educante e non è la prima volta che succede. Siamo, quindi, tutti colpevoli”.

Al dolore della famiglia della giovane vittima esprime vicinanza mons. Vincenzo Apicella, vescovo della diocesi di Velletri-Segni, di cui sono originari i giovani fermati per il delitto e nel cui territorio ricade il comune di Colleferro. “Che il Signore dia alla famiglia e agli amici la consolazione che solo Lui può dare e illumini le nostre menti e i nostri cuori, perché sappiamo costruire un mondo più umano e fraterno”, scrive mons. Apicella in una preghiera che ha chiesto ai parroci della diocesi di leggere durante le messe di domenica prossima. “Una giovane vita, spezzata così brutalmente sotto i nostri occhi, grida alla nostra coscienza e non possiamo gettarla con indifferenza alle nostre spalle – prosegue -. Tutti siamo corresponsabili di fronte a una realtà scomoda e inquietante”. “Da dove provengono i virus della prepotenza, della violenza, della vigliaccheria, del disprezzo della vita, della stupidità che generano queste tragedie – si domanda il vescovo di Velletri – e gettano nella disperazione intere famiglie e comunità? Siamo quotidianamente seduti su una polveriera, che può esplodere improvvisamente e di cui non abbiamo consapevolezza”. E chiede a famiglia, Chiesa, scuola, istituzioni, media, di essere partecipi “di quella fondamentale e indispensabile opera di civiltà che si chiama educazione e che va rivolta a tutti, anche agli adulti”.

Fonte: Sir
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