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Tavolo di concertazione su emergenza coronavirus con le categorie economiche in Regione, "tutto il nord è zona rossa"

"Noi non chiediamo aiuto solo per il Veneto. Se si ferma l’economia di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna significa che si ferma l’intero Paese. È il momento di ragionare in maniera unitaria, di raccogliere le istanze e di portarle al Governo". Lo ha detto oggi l'assessore regionale Roberto Marcato, incontrando le categorie economiche. Le richieste di artigiani, ristoratori e albergatori.

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Tavolo di concertazione su emergenza coronavirus con le categorie economiche in Regione, "tutto il nord è zona rossa"

“Lasciando da parte l’aspetto sanitario, tutto il nord Italia è zona rossa economica e come tale va trattato. Noi non chiediamo aiuto solo per il Veneto. Se si ferma l’economia di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna significa che si ferma l’intero Paese. È il momento di ragionare in maniera unitaria, di raccogliere le istanze e di portarle al Governo, perché siano presi provvedimenti per rimettere in moto il nostro sistema economico. Una soluzione immediata c’è. Ci sono 83 miliardi di opere pubbliche ferme per pastoie burocratiche. Per rilanciare la nostra economia basta farle partire”. Così ha esordito questa mattina l’assessore regionale allo Sviluppo economico ed energia Roberto Marcato, in apertura del Tavolo di concertazione delle categorie economiche, allargato per l’occasione ai principali enti fieristici del Veneto, che ha visto riuniti tutti i rappresentanti del mondo dell’economia veneta.

“Abbiamo voluto questo tavolo per dare un segnale e per raccogliere le istanze del nostro mondo economico alla luce delle conseguenze del Coronavirus – ha sottolineato l’assessore – la presenza di tutti è già un forte segnale di coesione e attenzione. Ho apprezzato la presenza e gli interventi di ciascun presidente di categoria. I contributi forniti ci permettono di avere un quadro preciso della situazione. Ad esempio, tutti ci hanno chiesto una campagna comunicativa unitaria di rilancio. Raccoglieremo le richieste e tutti i dati per predisporre un documento che il Presidente della Regione del Veneto porterà al Governo nei prossimi giorni. Le moratorie non bastano, serve liquidità alle nostre imprese per ripartire e a questo punteremo”.

“L’auspicio è che tale documento possa essere condiviso con le altre Regioni, Lombardia ed Emilia Romagna – ribadisce l’assessore regionale allo sviluppo economico – perché quel che è chiaro è che questa è una situazione che va affrontata in maniera unitaria”. 

Il monitoraggio della Cna

“Condividiamo l'impostazione emersa dal tavolo di confronto con l’assessore regionale Marcato di affrontare l'emergenza in forma sinergica tra le Regioni. Nei giorni scorsi abbiamo dato vita a una task force che mette insieme Veneto, Emilia Romagna e Lombardia con l'obiettivo di creare, pur nell’emergenza, un coordinamento tra i territori che da soli producono quasi la metà del Pil nazionale e trainano l'economia del Paese".Questo il commento del Presidente della Cna Alessandro Conte al termine del vertice convocato questa mattina in Regione.

“Considerate le evidenti difficoltà riscontrate nei diversi settori e a fronte delle nuove misure assunte, la Cna del Veneto questa mattina ha chiesto, attraverso un documento presentato alla Regione, di farsi portavoce presso il Governo delle istanze del tessuto produttivo veneto: “Chiediamo che le misure a supporto delle imprese previste per la zona rossa vengano estese a tutto il territorio regionale – ha detto Conte - L’impatto economico del coronavirus coinvolge infatti tutte le imprese artigiane e le pmi della nostra Regione”. Tra le proposte la sospensione e lo slittamento senza sanzioni di mutui, imposte e tasse, dei pagamenti alla PA per le attività produttive in difficoltà e nuove iniezioni di liquidità anche attraverso l'utilizzo di risorse europee. Servono inoltre ammortizzatori sociali per tutti i settori e sostegno anche alle imprese individuali senza dipendenti.

Confartigianato: "Arginare speculazioni"

Caduta delle vendite e degli ordinativi, blocco delle attività di business, problemi di logistica, di approvvigionamento e di mancanza di personale. Le imprese artigiane e le MPI sono fortemente preoccupate per le conseguenze del Coronavirus sull’economia. Questo in estrema sintesi quanto evidenziato dal Presidente di Confartigianato Imprese Veneto Agostino Bonomo, al Tavolo Regionale di Crisi convocato dall’Assessore alle Attività Produttive Marcato che, a supporto delle richieste, ha portato i risultati di un sondaggio on line a cui, grazie alla collaborazione di tutte le associazioni provinciali, hanno risposto in soli due giorni (26 e 27 febbraio) 2.454 imprese operanti su tutti i settori artigiani, per quantificare i fattori che stanno frenando l’economia regionale. Nove le criticità emerse dell’impatto negativo dell’emergenza Coronavirus sulle imprese artigiane del Veneto che devono essere considerate per la costruzione di un piano di azione.

"Risulta evidente - dice Bonomo - il freno dell’attività. In particolare, il calo delle vendite ha inciso sul 34,6% delle imprese, mentre il 24,2% denuncia la cancellazione degli ordinativi. Stimiamo che oltre 35.000 imprese artigiane abbiano dichiarato un calo delle vendite. La cancellazione degli incontri di business interessa il 26,2% delle imprese, percentuale analoga di quante sono penalizzate dalla cancellazione o dal rinvio di fiere, eventi e altre iniziative d’affari (26%). Una conferma di criticità arriva dalla logistica e dal trasporto delle merci: il 13% delle imprese di tutti i settori lamenta la mancata consegna di merce ai clienti, e l’11,7% segnala la mancata fornitura di materie prime, che compromette in maniera significativa l’attività produttiva. Dai dati ricavati dall’Associazione il 13% delle imprese ha riportato un incremento dei costi di gestione conseguenti all’emergenza per l’implementazione delle misure di sicurezza nei luoghi di lavoro".

Le richieste di bar, ristoranti e alberghi

Bar, pizzerie, ristoranti ed alberghi restano aperti al pubblico: stanno reggendo l’urto dell’epidemia, tengono aperto col sorriso, rassicurano clienti e consumatori, stanno dimostrando un senso di responsabilità collettiva che poche volte si era visto nella storia recente, ma chiedono a Regione e Governo sostegno. Ammortizzatori sociali per mantenere l’occupazione, sgravi nella tassazione locale (in particolare Imu e Tari), dilazioni per chi paga l’affitto, previsione della cassa in deroga per tutte le causali non ricomprese in quelle già previste dal fondo integrazione salariale, moratoria per il pagamento di imposte e tributi erariali estese alle imprese in tutta la provincia, indipendentemente dal riconoscimento di zona rossa.

Sono queste le richieste di Federalberghi e Fipe Confcommercio della provincia di Treviso. Il primo sindacato rappresenta 160 alberghi, il secondo oltre 2000 pubblici esercizi, per un indotto con migliaia di occupati.

“Sono a rischio migliaia di posti di lavoro (se si considerano anche le 1800 strutture dell’extralberghiero), un indotto economico notevole e- assicura il presidente di Federalberghi Giovanni Cher- stiamo facendo i conti con il calo drastico di tutte le prenotazioni, Pasqua ed i Ponti sono compromessi, il turismo scolastico è cancellato, e la convegnistica azzerata. Gli alberghi sono in ginocchio, contiamo su una ripresa lenta dopo il picco a partire dalla prossima settimana, ma per recuperare una stagione persa ci vorrà molto tempo e misure governative specifiche e strutturate”.

Al grido di allarme di Federalberghi si aggiunge quello di Fipe – Confcommercio, che si unisce alle richieste e che oggi fa i conti con la restrizione del droplet. “La regola del droplet, ovvero del metro di distanza e dell’obbligo del servito solo ai tavoli e dell’evitare assembramenti in esterno, giunta in tarda serata col nuovo DCPM”- spiega Dania Sartorato- “sta creando difficoltà e dubbi nell’interpretazione e nell’applicazione. A breve contiamo di disporre di una apposita “segnaletica” per tutto il Veneto in modo da informare i consumatori in maniera corretta all’ingresso, ma è certo che la cosa crea difficoltà enormi, considerando anche l’esiguità delle metrature dei locali nei nostri centri storici. Difficile normare riti sociali (come quello dello spritz e del caffè al banco) e abitudini che sono parte integrante della vita di un pubblico esercizio, per sua natura aperto al pubblico. Per l’ennesima volta diventiamo controllori di un processo che regola la salute pubblica ed i nostri gestori dimostreranno di saperlo gestire con etica e responsabilità. L’obiettivo è quello di aspettare la ripresa dopo il picco e di non fermare la vita nelle città e nei centri urbani”.

Domani l'incontro con il mondo dell'agricoltura

Domani martedì 3 febbraio l’assessore regionale all’Agricoltura ha convocato il ‘Tavolo verde’ (organo di consultazione e di concertazione con il mondo agricolo istituito dalla Regione Veneto) per valutare con gli operatori del settore le problematiche create all’emergenza sanitaria Covid-19 e le possibili misure da adottare o da proporre al Governo e all’Unione Europea.  

Alla riunione, che si terra in via Torino 110 a Mestre, nella sede del Dipartimento Agricoltura (sala Verde, primo piano) sono invitati i presidenti regionali di Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Agriveneto, Confcooperative, Legacoop e il presidente della commissione Attività produttive del Consiglio regionale.

Al tavolo parteciperanno anche i referenti padovani delle associazioni, per fare il punto  sulle specifiche problematiche della filiera agroindustriale nella  ’zona rossa’ e nei territori contigui.

Fonte: Comunicato stampa
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