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Treno, ma quando arrivi? La rabbia dei pendolari

Voleva essere un’innovazione ultramoderna, e in parte forse riuscirà ad esserlo. Per il momento però l’orario cadenzato, introdotto in Veneto lo scorso 15 dicembre, sta suscitando un coro di proteste. Come si può leggere in queste testimonianze

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Treno, ma quando arrivi? La rabbia dei pendolari

Il giorno di Natale Luciano Ferro, infermiere al San Giovanni e Paolo di Venezia parte alle 4 e mezza del mattino da Quarto d’Altino, deve essere in ospedale alle 7. Da vent’anni prende il treno ma stavolta, dopo l’introduzione dell’orario cadenzato, non può affidarsi alla rotaia, scelta obbligata l’automobile. Alle 5 del mattino è al parcheggio di Campalto. Ora basta un autobus per arrivare a Piazzale Roma, poi andrà a piedi per una ventina di minuti. Niente da fare, si porta in via Righi, ma il primo autobus passerà alle 6.57. Attorno buio, freddo, una leggera nebbia. Con altri pendolari si spinge fino alla stazione ferroviaria, ma il primo treno per Venezia è dopo le 8. Niente da fare nonostante la partenza in piena notte arriverà in ritardo al lavoro.
Il mancato dialogo
Forse è la nemesi di Chisso, assessore regionale ai trasporti, Ferro è presidente di un agguerrito comitato pendolari (https://www.facebook.com/events/160120537486136/?ref=22) che incalza dal 15 dicembre la Regione per quello che chiamano l’imbroglio dell’orario cadenzato. “Chisso ha detto che non vuole parlare più con i comitati dei pendolari. Forse adesso ha ragione perché con i comitati doveva parlarci prima, consultare chi le linee Trieste Venezia, Trento Venezia, Belluno Venezia, Padova Venezia, le fa da vent’anni, che sulle carrozze di Trenitalia è diventato vecchio. Vorrei che per una sera si mettesse al posto di un caro amico che ogni sera finisce alle 22 il turno di lavoro all’Arsenale di Venezia. Dalle antiche corderie deve andare in stazione e prendere quello che è ora l’ultimo treno alle 22.35 per Mirano. Una corsa folle per poter tornare a un’ora decente in famiglia. Bastava stare ad ascoltare invece che decidere di punto in bianco senza consultazioni e partecipazione”.
La prima settimana di orario cadenzato per Ferro è andata malissimo, alla domenica poi negli orari notturni sono comparse le corse sostitutive in autobus. La più complessa è quella delle 00.24 per San Donà di Piave, preziosissima per chi lavora come cameriere, infermiere o fa i turni in aziende a Venezia, ora è un semplice autobus ogni notte strapieno e che ha raddoppiato quasi i tempi di percorrenza.
“L’orario cadenzato è una grande barzelletta, la verità è che l’unico obiettivo di Trenitalia sono «le Frecce» e la Regione ha sprecato tutti i soldi per fare strade e autostrade puntando tutto sui project financing. Così soldi per la rotaia non ce ne sono. Ogni mattina siamo sotto le pensiline ad aspettare treni che non si sa se arrivano. A volte mancano pochi minuti al treno a dall’altoparlante arriva il cicalino e l’avviso che il treno è stato soppresso”. Questa è la novità di Trenitalia, consentita da chi ha stipulato il contratto con loro ovvero la Regione Veneto, i treni se manca personale o materiale rotabile si sopprimono, lasciando a terra i passeggeri. Una cosa inimmaginabile con le vecchie Ferrovie dello Stato. “A quel punto devi girare i tacchi e andare a prenderti la macchina e avventurarti nel traffico nelle ore di punta tra Mestre e Venezia. L’ultima volta ho raccolto una povera studentessa che andava a fare l’esame a Padova e quando ha sentito il cicalino che annunciava la soppressione è scoppiata in un pianto disperato”.
Appiedato chi fa i turni
“L’orario cadenzato è stato realizzato per gli impiegati, per chi va al lavoro dalle 9 alle 18, i turnisti possono andare a piedi o stare pure a casa. Chi lavora il sabato e la domenica non ha treni per andare al lavoro. Quando non ci sono le scuole scompaiono decine di treni. Guardiamo con terrore alla prossima Pasqua, sa sarà come Natale, sarà una tragedia. Peggio sarà quest’estate”.
Ogni tanto a Meolo o a San Donà dalla nebbia spunta materiale rotabile del secolo scorso. Ferro lo assicura, spesso viaggiano ancora le carrozze con i sedili in legno. Per la climatizzazione non ci sono mezze misure o troppo caldo o troppo freddo, quando si scende dal treno si rischia il colpo di freddo, d’estate poi l’aria condizionata senza limite ti costringe a viaggiare con il maglione da togliere appena si scende. “Dopo questa climatizzazione scendiamo a Mestre alle 5.45 al binario giardino, facciamo di corsa, normodotati e diversamente abili, i trecento metri che ci portano al 5° o al 4° binario per prendere la coincidenza per Venezia perché l’altra sorpresina di Chisso è che per andare al mattino da San Donà a Venezia devi prendere, se sei fortunato, la coincidenza a Mestre, sempre che sia in orario e aspetti quei poveri cristi che scendono al binario giardino”.
Proteste a San Donà
Uno dei comitati pendolari più attivi è quello del Veneto Orientale. Sono furiosi perché i treni alla stazione di San Donà sono costretti a dare la precedenza alla Frecce che arrivano da Trieste e tutto l’orario dipende da queste percorrenze, se sono in ritardo il ritardo si trasmette ai treni locali. “Il materiale rotabile che va su e giù da Venezia è sempre lo stesso - dicono i membri del Comitato di San Donà - e l’orario cadenzato lo mette sotto pressione senza tener conto dei picchi di flusso, così alcuni treni sono strapieni e altre volte non c’è proprio il treno disponibile, i ritardi si moltiplicano lungo la giornata. Basta guardare il parcheggio della stazione di San Donà non è più affollato come un tempo, di fatto molti dei pendolari si sono spostati dalla rotaia alla gomma”.
Sui social network dei Pendolari del Veneto Orientale la più commentata è l’affermazione del governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi che di fronte alle parole dell’amministratore delegato di Ntv, che gestisce il treno Italo, che si compiaceva di aver spostato 6 milioni di viaggiatori in un anno ha risposto che i treni per i pendolari muovono 6 milioni di viaggiatori in soli due giorni.

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