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Vicini ai "dimenticati"

Ci sono gli anziani, soli nelle proprie abitazioni oppure nelle case di riposo dove, per motivi di sicurezza sanitaria, non si può più accedere. Ma ci sono anche i bambini, che fino al mese scorso partecipavano ai doposcuola. O i senza dimora. Ecco chi sta pensando ai più fragili nell'attuale emergenza.

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Vicini ai "dimenticati"

Ci sono gli anziani, soli nelle proprie abitazioni oppure nelle case di riposo dove, per motivi di sicurezza sanitaria, non si può più accedere. Ma ci sono anche i bambini, che fino al mese scorso partecipavano ai doposcuola o ad attività di sostegno e che ora si trovano a districarsi, magari chiusi in appartamenti sovraffollati di fratelli, nonni, zii, con tanta fatica tra compiti e lezioni online. Poi le famiglie, specie straniere, che prima si barcamenavano grazie a qualche lavoro più o meno regolare e che ora, per le chiusure di tutte le attività non essenziali, vivono prive di qualsiasi fonte di sostentamento. E le persone senza fissa dimora, che dello slogan #restoacasa non sanno che farsene dato che una casa non ce l’hanno, e che ora non possono contare nemmeno più su qualche elemosina fuori della chiesa o davanti a un negozio.

Dimenticati. Ecco, è il rischio maggiore. E non riguarda solo chi vive la marginalità “estrema”, chi vive questo tempo in modo drammatico, ma anche tante e tante situazioni di vulnerabilità, di povertà cosiddetta “relativa”, dove si sommano difficoltà economiche ad altre relazionali, sociali, culturali; e il mix può diventare pericoloso.

Del resto, la fame non va in quarantena, e nemmeno la solitudine e la fragilità. Anzi, purtroppo nella situazione in cui stiamo vivendo da alcune settimane, si espande esponenzialmente.

Per fortuna e per miracolo però, nemmeno il coronvirus è riuscito a fermare i volontari e a mettere a freno la solidarietà, benché le abbia inferto indubbiamente un colpo ben assestato. Certo, è stata necessaria molta creatività basata sulla concretezza per abbozzare risposte nuove, altrettanto efficaci, con la convinzione che se è fuor di dubbio la preponderanza dell’emergenza sanitaria, non si può non considerare che ci sono aspetti sociali - cioè di salute pubblica - altrettanto critici.

“Abbiamo chiuso la scuola della pace, quella di italiano e l’attività con gli anziani, ma non abbiamo per nulla sospeso questi servizi - racconta Valerio Delfino, della Comunità di Sant’Egidio -. I nostri volontari giovani chiamano spesso i bambini che partecipavano al doposcuola per ascoltarli, dare loro qualche suggerimento, farsi sentire vicini. Chi frequentava gli anziani fa lo stesso, gli telefona oppure gli scrive, perché non si sentano abbandonati”. I volontari, quindi, continuano invece ad andare in strada, anzi, hanno triplicato le uscite perché la situazione è, se possibile, anche peggiorata: “Distribuiamo in questo momento circa una ventina di pasti, soprattutto cerchiamo di non perdere il contatto e la relazione con le persone che vivono in strada. Non siamo molti volontari, perché per motivi di salute, o famigliari, o personali, alcuni hanno dovuto – non senza dispiacere – tirarsi indietro, ma proseguiamo con le forze che abbiamo. Anzi, abbiamo cominciato a raggiungere anche qualche famiglia in grave difficoltà”.

Anche la Caritas continua ad essere in prima linea “con i poveri in questo tempo difficile”, perché nello scenario attuale sono coloro che concretamente rischiano di essere ancora più poveri.

“Questo tempo fa emergere tutte le nostre fragilità - personali, sociali, comunitarie - e purtroppo allarga sempre di più la forbice tra chi ha proprie risorse, non per forza solo economiche, e chi è più vulnerabile - commenta Cristian Rosteghin, portavoce del tavolo regionale dell’Alleanza contro la povertà -. Ne usciremo insieme, se tutti faremo la nostra parte”. (F.G.)

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