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Zaia: “La percezione è che il 60% delle industrie venete abbia già riaperto”

“Non parliamo più di lockdown per emergenza sanitaria, perché non esiste più” ha dichiarato il presidente della Regione Veneto. Tante auto in strade e autostrade fanno capire che molte aziende sono già al lavoro in deroga. Nella prossima ordinanza, le direttive per far riaprire le altre in sicurezza.

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Zaia: “La percezione è che il 60% delle industrie venete abbia già riaperto”

L'impressione che in molti hanno avuto questa settimana è la stessa che ha espresso il presidente della Regione Veneto Luca Zaia nel corso dell'odierno punto stampa: molte aziende hanno già riaperto in deroga senza attendere se la riapertura sarà prevista nel nuovo Dpcm in vigore dal 13 aprile e che ancora non c'è. Attenzione, ha però sottolineato Zaia, “nella nostra regione il virus c'è ancora” e lo testimoniano i 311 positivi in più di ieri sera, le 274 persone ancora ricoverate in terapia intensiva. E i 680 morti negli ospedali a cui si aggiungono 76 deceduti in strutture esterne.

Sarebbe fondamentale, però, che almeno ci fossero i dispositivi di protezione per mettere in sicurezza tutti i lavoratori. E queste saranno le indicazioni comprese nella prossima ordinanza. “E' necessario togliere la parte di ordinanza che ordina la confisca dei Dpi per darli agli operatori sanitari”, una norma obbligatoria quando si era in emergenza. “Ora i dispositivi si trovano, noi continuiamo a rifiutare offerte di mascherine” ha aggiunto il presidente, e ora queste mascherine devono essere messe a disposizione dei privati, dei titolari delle imprese per i loro dipendenti e per il singolo cittadino che le voglia comprare per muoversi con più tranquillità.

Ieri è arrivata la notizia dell'ospedale da campo regalato dal Qatar alla Regione Veneto per l'emergenza coronavirus. Si tratta di 4 moduli completi “per un totale di oltre 400, forse 500 posti letto che occupano 5.000 metri quadrati”. “Non abbiamo ancora deciso dove sarà montato. Ci sono 22 ingegneri del Qatar che attendono per aiutarci, inizialmente pensavamo vicino all'ospedale di Schiavonia. Ci vuole posto perché è grande quanto un campo da calcio. Deve essere montato vicino a un ospedale per avere tutti i servizi a portata di mano. Spero che non serva in questa partita, ma sarà sicuramente utile in futuro, in caso di altra pandemia, o di terremoto o altra emergenza”. Quindi sarà poi smontato e messo in un magazzino.

Saranno smontate, invece, solo le postazioni di terapia intensiva “ingombranti”, quelle cioè allestite in sale operatorie o in stroke unit, per il resto si cercherà di mantenerle quanto possibile montate in modo da averle pronte per ogni evenienza.

Capitolo donazioni: nel conto aperto dalla Regione Veneto per l'emergenza coronavirus si sono registrati ad oggi 28.675 versamenti per un totale di 31 milioni e 592 euro. Tra questi, il versamento ingente di Banca Intesa che ammonta a 6,5 milioni di euro.

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