Mondo

Padre Gianni Criveller esprime preoccupazione e dolore per le ultime notizie.

L'accordo rinnovato sulla nomina dei vescovi cinesi tra Santa Sede e Cina, duramente contestato da molti e celebrato con eccessivo entusiasmo da altri, non risolve molti problemi su diritti e libertà religiosa

Diventa il 46° presidente degli Stati Uniti, il secondo presidente cattolico a 60 anni da John F. Kennedy, il più anziano e quello con due mandati da vicepresidente alle spalle, in un contesto di ferite e di lacerazioni. Al suo fianco la prima donna vicepresidente della storia americana, Kamala Harris

In una lettera diretta a padre Wilgen Canio, delegato dei Salesiani a Cuba, mons. Emilio Aranguren Echeverría, vescovo di Holguín e presidente della Conferenza dei vescovi cattolici cubani (Cocc), ricorda che il religioso è stato un “infaticabile missionario” e mette in evidenza il suo ruolo centrale nello sviluppo della Chiesa cubana negli ultimi decenni. Nato a Scorzé, in provincia di Venezia e in diocesi di Treviso, il 23 luglio 1920, Bruno Roccaro era l’ultimo dei 17 figli di Maria Bertolin e Pietro Francesco Roccaro.

Il candidato democratico lanciato verso la vittoria, il presidente uscente contesta il risultato. La democrazia americana è segnata da una forte polarizzazione. Secondo il professor Gianluca Pastori (Università Cattolica), "più che un confronto politico, quello fra Trump e Biden appare come un diverso modo di interpretare il proprio essere americani. Dovremmo preoccuparcene tutti: a mio modo di vedere gli Usa stanno manifestando un problema dell’Occidente, il nostro modo di essere, di pensarci, di raccontarci, di riconoscerci"

Anna, Francesca e Lara, Discepole del Vangelo, vivono a Marsiglia da cinque anni, in un quartiere a maggioranza musulmana. Ecco come hanno vissuto l'attentato di Nizza della scorsa settimana

“Continuate sulla strada della solidarietà, della comunità e del rispetto reciproco. Sono valori che hanno plasmato l’Austria. Finché il calore nella nostra società è più forte della freddezza dell’odio, non dobbiamo scoraggiarci”. Questo l’appello lanciato, questa mattina, alla popolazione dal card. Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna.

"Un attacco che indica la volontà dei terroristi di riorganizzarsi sul territorio e di dare una risposta agli appelli che, da aprile ad oggi, sono stati lanciati dallo Stato Islamico, o da ciò che ne resta, e da Al Qaeda che hanno esortato i loro seguaci a colpire in Europa”. L'attentato a Vienna nel commento di Claudio Bertolotti, direttore esecutivo dell’Osservatorio sul radicalismo e il contrasto al terrorismo (React).

La cosa certa è che pochi questa volta si fidano dei sondaggi. Troppe le incognite, a cominciare dalla pandemia e dalla paura di andare a votare, unita alla non sempre facile partecipazione al voto, tra l’altro con leggi diversi da Stato a Stato. In ogni caso, scottati dalla elezione del 2016, quando nessuno aveva puntato su Donald Trump, nessun esperto si fida oggi di darlo per sconfitto, nonostante tutti i sondaggi diano il rivale democratico Joe Biden favorito.

“Appreso del selvaggio attentato che è stato perpetrato questa mattina in una chiesa di Nizza, causando la morte di diverse persone innocenti”, Papa Francesco “si associa attraverso la preghiera alla sofferenza delle famiglie colpite e condivide il loro dolore”. È quanto si legge in un telegramma inviato da Papa Francesco, tramite il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, al vescovo di Nizza, mons. Andrè Marceau, dopo l’attentato avvenuto questo mattina nella basilica di Notre-Dame. Cordoglio anche dai vescovi italiani.

“Nonostante il dolore che ci attanaglia, i cattolici si rifiutano di cedere alla paura e, con l’intera nazione, vogliono affrontare questa minaccia infida e cieca”. Così i vescovi francesi a poche ore dall’attentato terroristico che a Nizza, all’interno e nei pressi della Basilica di Notre-Dame, è costata la vita di tre persone. E aggiungono: “Queste persone sono state aggredite e uccise perché si trovavano nella Basilica. Rappresentavano un simbolo da distruggere”. Il vescovo della città, mons. André Marceau, fa sapere che tutte le chiese di Nizza sono state chiuse per ordine del sindaco fino a nuovo avviso e poste sotto la protezione della polizia: “La mia tristezza – scrive – è infinita”.

Il riconoscimento per la Pace al World Food Programme. L'assegnazione, decisa proprio nell'anno della pandemia di Covid-19, vuole sottolineare l'obiettivo del cibo per tutti come strumento di cooperazione internazionale e convivenza pacifica

Il missionario è stato liberato dopo due anni di prigionia. Era stato rapito nel 2018 in Niger. Liberi con lui il turista italiano Nicola Chiacchio e altri due ostaggi, la cooperante francese Sophie Pétronin e un ex ministro del Mali, Soumaila Cisse. P. Porcellato (superiore generale Sma): “Pregavamo per sua liberazione. Speriamo che finisca violenza in Sahel”. Un pensiero per chi è ancora nelle mani dei rapitori

Impossibile orientarsi nei temi e nelle agende dei due candidati, con un Trump rude e indisciplinato, teso, nervoso e costantemente in attacco di “Joe”, mai citato per cognome o come vicepresidente. Biden, moderato in certi passaggi, inizialmente smarrito di fronte al fuoco di parole presidenziali, poi sorprendentemente energico e intenso quando fissa la camera e parla direttamente al pubblico su Covid, voto e crisi economica.

Ricorre il 75° anniversario delle Nazioni Unite. Lunedì 21 settembre è iniziata l'annuale Assemblea con incontri Zoom e interventi registrati, come mai era accaduto nella storia. Ma l'agenda è comunque fitta

Il 21 settembre è la Giornata internazionale della Pace. Nata nel 1981 grazie a una risoluzione delle Nazioni Unite, invita gli Stati, le organizzazioni e gli individui a promuovere azioni educative per sensibilizzare sul tema della pace globale

Le esplosioni dell’altro tardo pomeriggio e le immagini strazianti che abbiamo visto non fanno che rafforzare come il Paese sia una diffusa polveriera collegata ad un timer pronto ad esplodere. Diverse le ragioni di questa situazione per approfondire le quali abbiamo intervistato Alberto Capannini, volontario della comunità Papa Giovanni XXIII impegnato nell'Operazione Colomba in Libano.

Dal 6 al 15 agosto i cattolici di tutto il Giappone saranno uniti nella preghiera per la pace, in memoria del 75° anniversario del lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki che ricorre rispettivamente il 6 e il 9 agosto. Ancora oggi – racconta l’arcivescovo di Nagasaki, mons. Joseph Mitsuaki Takami, presidente della Conferenza episcopale giapponese - il Giappone fa i conti con gli effetti delle radiazioni ma “il danno più grave di quella tragedia non sono né la distruzione di due intere città, né le malattie e le disabilità. È la perdita di fiducia nell'umanità dopo aver sperimentato la cattiveria dell’animo umano” .

“Preghiamo per le vittime e i loro familiari, e per il Libano, perché con l’impegno di tutte le componenti politiche, sociali e religiose possa affrontare questo momento così tragico e doloroso e con l’aiuto della comunità internazionale possa superare la grave crisi che sta attraversando”. Lo ha detto Papa Francesco, al termine dell’udienza del mercoledì, tenuta a distanza, dopo la pausa di luglio, dal Palazzo apostolico.

È la testimonianza da Beirut di Anna Maria Ward, italiana, moglie dello stilista Tony Ward, da 25 anni in Libano. Sebbene abiti nella zona cristiana di Ashrasieh, distante dal porto 5/6 chilometri, per fortuna ieri al momento della esplosione non era in casa ma in una zona più lontana, verso l’aeroporto. “Abbiamo sentito come un terremoto”, racconta. 

Colloquio a tutto campo con il presidente dell'Europarlamento: il Recovery Fund, i fondi all'Italia, soprattutto la necessità di rispondere alle esigenze primarie di cittadini, famiglie, imprese.  Ma, dice, "l'Europa non è un bancomat". Dopo il summit, che ha varato il piano da 750 miliardi, ora "occorre orientare le nostre scelte verso nuovi modelli di sostenibilità ambientale, sociale ed economica".

Lo scoppio dell’ennesima crisi politica a Tunisi era nell’aria, ed è effetto di una disillusione dell’elettorato, soprattutto giovane, mai recuperato dopo la primavera del 2011, e delle proteste per «fame», che già a fine maggio hanno visto marciare nelle piazze di Gafsa, Hajeb El Ayoun, Sidi Bouzid, Kasserine, Tozeur, migliaia di giovani rimasti ai margini di una rivoluzione che con la cacciata di Ben Ali ha portato la libertà, ma non il benessere.

Trattative prolungate e spigolose a Bruxelles: la politica richiede tempo, pazienza, diplomazia. Il premier italiano dichiara di portare a casa fondi per far ripartire il Paese. Al contempo si rafforza la politica economica comunitaria, tra "freno d'emergenza", "rebate" e necessità di riforme. Il commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni, commenta: “l'Europa è più forte delle proprie divisioni”. E l'Italia ha una nuova buona occasione da mettere a frutto.

Il termine viene usato spesso e probabilmente in molti casi abusato nella cronaca degli eventi comunitari, e tuttavia dopo questi quattro giorni e quattro notti di negoziato al Consiglio europeo non è retorico. La novità sta sia nel modo in cui viene finanziato, sia nel modo in cui si spenderanno i soldi. Cominciamo da quest’ultimo aspetto: i soldi saranno spesi per programmi pubblici volti a permettere un più rapido e profondo recupero dai danni economici e sociali causati dall’epidemia di Covid-19.

Fondazione AVSI, Medici con l’Africa Cuamm e VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, avviano una nuova collaborazione con Eni e Politecnico di Milano per favorire sia campagne informative, sia la promozione di tutorial e schede tecniche per la realizzazione di dispositivi di protezione individuale nei contesti rurali e periurbani dei Paesi in via di sviluppo allo scopo di prevenire la diffusione della pandemia da Covid-19.

“Stiamo vivendo due tragedie contemporaneamente: malattia e disoccupazione; e tutto con l’assurda complicazione della crisi politica”. Divampa in Brasile il contagio di Covid-19, dalle grandi metropoli di San Paolo e Rio, al popoloso Nordest, fino alla zona amazzonica: quasi 800mila contagi e 39mila morti, secondo i dati più aggiornati. L’allarme arriva dal Nordest e precisamente da padre Erminio Canova, da molti anni missionario fidei donum, della diocesi di Treviso, a Recife, capitale dello Stato del Pernambuco.

Lunedì sera davanti al Lafayette Park, sullo sfondo della Casa Bianca, sono sfilate centinaia di persone. Stavolta però non erano giovani con pugni alzati, ma piuttosto religiosi e religiose, sacerdoti, laici e i due vescovi ausiliari di Washington. A Boston, il cardinale Sean P. O’Malley ha chiesto che in tutte le parrocchie si leggesse la sua lettera dove il razzismo viene definito una “malattia sociale e spirituale che uccide le persone”.

La morte di George Floyd, un afroamericano disarmato ucciso, una settimana fa dalla polizia durante un arresto a Minneapolis, ha riacceso una conversazione secolare e mai sopita sul razzismo in America. Dilagano le manifestazioni pacifiche e le proteste violentissime. Nella nazione in cui gli afroamericani hanno il doppio delle probabilità rispetto ai bianchi di essere fermati dalla polizia e ricercati e dove 1 su mille rischia di essere ucciso, sette vescovi statunitensi, a capo di altrettante Commissioni nella Conferenza episcopale, ricordano che il razzismo "è un pericolo reale e presente che deve essere affrontato frontalmente".

“Difficile dire come stanno affrontando questa situazione - dice Lella Vettori, di Casale sul Sile, da molti anni impegnata nell’associazione «Kinder in Not, bimbi in emergenza» - ma da alcune notizie che abbiamo molti spariscono, probabilmente muoiono per il coronavirus. E del resto sono persone debolissime, con i polmoni devastati dalla colla che sniffano, spesso sieropositivi”.